Dal Quirinale alle riforme, i nodi politici di fine anno
Dal Quirinale alle riforme, i nodi politici di fine anno
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Dal Quirinale alle riforme, i nodi politici di fine anno

Da un lato i partiti, alle prese con le proprie questioni interne, dall'altro i grandi problemi istituzionali: ecco tutti i temi sul tavolo

La corsa al Quirinale

Giorgio Napolitano aspetterà la fine del semestre di presidenza italiana della Ue poi a gennaio farà le sue valutazioni. Dunque una data certa per le sue dimissioni non c'è. Il capo dello Stato infatti non vuole in alcun modo interferire con l'attività di governo e Parlamento o fornire un alibi per procrastinare l'approvazione delle riforme. Nessuna delle forze politiche vuole rimanere fuori dai giochi ed è già toto-nomi. Tra quelli circolati in questi giorni c'è il ministro della Difesa Roberta Pinotti, la radicale Emma Bonino, la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, la costituzionalista e vicepresidente della Consulta Marta Cartabia per quanto riguarda le donne e tra gli uomini Romano Prodi, Giuliano Amato (gradito soprattutto al centrodestra di Silvio Berlusconi), Walter Veltroni (un po' tramontato dopo il coinvolgimento del suo ex vice capo di gabinetto Luca Odevaine nell'inchiesta su Mafia Capitale), Gianni Letta, Piero Fassino, Dario Franceschini, il capo della Bce Mario Draghi e anche il maestro Riccardo Muti.

L'Italicum

Premio alla lista al 40% e soglia di sbarramento all'8. 100 collegi plurinominali, capolista bloccato, alternanza di genere per i candidati in lista e possibilità di indicare una doppia preferenza basta che  i nomi siano di sesso diverso. Recepite le indicazioni emerse dal patto del Nazareno bis, la nuova legge elettorale dovrebbe ormai essere questa. E come indicato dal premier Matteo Renzi non sarà ancorata all'approvazione della riforma del Senato. Resta il problema di cosa fare in caso di elezioni anticipate. Renzi non vuole ancora indicare una data certa per l'entrata in vigore della nuova legge e la commissione Affari costituzionali del Senato ha bocciato la parte dell'odg presentato dal leghista Roberto Calderoli relativa alla clausola di salvaguardia per rendere immediatamente applicabile il Consultellum anche per il Senato nel caso si dovesse tornare al voto prima dell'approvazione finale dell'Italicum. 

La riforma del Senato

Proprio per evitare di dover andare al voto con due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, si corre anche per dare il via libera alla riforma della Camera alta. A Montecitorio sono stati intanto bocciati gli emendamenti che prevedevano l'elezione diretta dei senatori. Rosy Bindi li aveva ritirati ma M5S, Lega e Sel, avendoli sottoscritti, hanno chiesto di votarli. Alla fine il nuovo Senato sarà non elettivo. Ma fino al voto finale sarà ancora battaglia.

La legge di stabilità

Dovrà essere approvata entro la fine dell'anno. Dopo il via libera della Camera in prima lettura con voto di fiducia, la discussione si è spostata al Senato dove sono però già scaduti i termini per presentare gli emendamenti. Adesso sarà il governo a dover presentare le proprie richieste di modifica. Tra le ipotesi già tramontate quella su un varo immediato della local tax, del canone Rai in bolletta e di altri interventi sulle pensioni.

Il caso Roma nel Pd

Marino sì Marino no? Alla fine Marino sì grazie a Mafia Capitale. Almeno per ora il sindaco marziano è salvo, graziato da un'inchiesta che ha travolto mezza classe politica romana di centrodestra e centrosinistra e costretto il Pd a rimandare il ben servito al primo cittadino. Nonostante le foto che lo ritraggono accanto al boss Salvatore Buzzi, nonostante i 30 mila euro versati dalla cooperativa “29 giugno” al suo comitato elettorale, nonostante la promessa di versare alla stessa cooperativa il suo primo stipendio da sindaco, nonostante il suo assessore alla Casa indagato, il suo capo segreteria intercettato a cena con la cupola e molte altre circostanze quanto meno imbarazzanti, Marino si è ormai accreditato come colui che più di chiunque altro ha tentato fin dall'inizio di fare pulizia e denunciare il malaffare dentro l'amministrazione capitolina. Per questo il Pd ha dovuto blindarlo. Ma se si dovesse andare al voto prima del tempo (anche nell'ipotesi di uno scioglimento del Comune) chi ha detto che il candidato sarebbe ancora lui? Renzi, per esempio, non ha ancora fiatato.

Salvini e il centrodestra

Ammainata la bandiera secessionista, Matteo Salvini punta a prendersi l'Italia intera, Sud compreso. Gli ultimi sondaggi lo indicano quale leader politico più apprezzato dopo Matteo Renzi. La Lega ha triplicato i suoi voti in Emilia Romagna con le ultime regionali. “L'altro Matteo” piace anche a Roma e c'è chi già si dice disposto a votarlo. Lui nel frattempo si sta organizzando: sigla alleanze, conquista consiglieri e amministratori locali. Silvio Berlusconi non esclude del tutto di farne il suo erede ed è proprio per questo che dentro il centrodestra si è aperto il caso Salvini. Intanto perché è lo stesso diretto interessato a prendere con le pinze ogni apertura di credito nei suoi confronti. Poi c'è Raffaele Fitto, che non intende proprio mettersi da parte e Angelino Alfano che come condizione per un'eventuale alleanza tra Ncd e Forza Italia ha posto l'esclusione della Lega. Un veto che all'inverso ha messo anche Salvini su Alfano. Infine il tema Europa. Sia Fi che Ncd fanno parte del Ppe, famiglia politica ultra europeista: come potrebbe il centrodestra italiano farsi guidare da un leader che predica l'uscita dall'Euro e dall'Europa stessa?

Lo scontro Grillo-Pizzarotti nel M5S

Il destino del Movimento 5 Stelle dopo la nomina di un direttorio a cinque è il tema di fine anno in casa grillina. Condito dallo scontro tra Beppe Grillo e Federico Pizzarotti. Per il sindaco di Parma, a perenne rischio espulsione, il passo indietro di Beppe Grillo è nei fatti. Ma l'ex comico replica: “Io più vivo che mai”. Intanto sia nella base che tra alcuni parlamentari si fa strada una tentazione: quella di togliere in nome di Grillo dal simbolo. Obbiettivo sottrarre il Movimento al controllo di Beppe, di Casaleggio e degli altri che si nascondono dietro il blog. Ma anche farla finita con la pratica delle espulsioni che sta continuando a svuotare i gruppi di Camera e Senato.

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