Quirinale: un partito, due Pd
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Quirinale: un partito, due Pd

Renzi e D'Alema contro Bersani. E se Prodi andasse bene a tutti e due (per motivi opposti)? - Lo speciale Presidente della Repubblica -

Ormai ci sono essenzialmente due Pd: da un lato quello che tenta di sorgere dal patto tra Massimo D’Alema e Matteo Renzi; dall’altro lato quello di Pier Luigi Bersani in cagnesco però con i popolari. Ma il rischio è che entrambi questi Pd vadano a convergere sul faccione di Romano Prodi, come candidato al Colle. Che Prodi sia il vero candidato di Bersani è risaputo, perché se si arriva alla quarta votazione, quando non ci sarà più bisogno della maggioranza dei due terzi, a quel punto il Professore potrebbe essere votato dal Pd e da frange dei Cinquestelle. Prodi darebbe a Bersani l’incarico per fare quel governo di minoranza che Giorgio Napolitano ha negato. E su questo non ci piove.

Ma il mistero buffo è perché anche Renzi e, si dice, D’Alema potrebbero tirar fuori dal cilindro Prodi. «Semplice: per loro due sarebbe il modo più facile per eliminare Bersani. A quel punto Prodi lo manderebbe a sbattere in aula. E si andrebbe dritti al voto, al quale Renzi si presenterebbe come candidato premier contro il centrodestra e con un king maker come D’Alema avrebbe serie chance di farcela», spiegano a Panorama.it, attenti osservatori delle cose di Largo del Nazareno. Che aggiungono: «Ma c’è anche un altro scenario: D’Alema è sempre in corsa per fare il presidente della Repubblica, immaginiamo cosa potrebbe accadere se il centrodestra lo proponesse al primo colpo… Ad ogni modo “Massimo” è tornato in campo come king maker ombra di Bersani. E comunque in corsa resta sempre e in una posizione forte anche Giuliano Amato. Con loro due si andrebbe a un governo di almeno di scopo e Renzi nel frattempo scalderebbe sempre i muscoli. Con D’Alema di nuovo al centro dei giochi». Conclusione maliziosa: «Per Bersani comunque si metterebbe male, avrebbe un solo modo per salvarsi: nome condiviso e larghe intese, ma lui vedrete non arretrerà di un millimetro».

Non a caso, su «Il Giornale», un ex lothar dalemiano a Palazzo Chigi, come Fabrizio Rondolino scrive che «l’ultima battaglia di D’Alema è quella di incoronare Renzi». Che ha «cecchinato» finora uno dietro l’altro due papabili per la corsa al Colle come Franco Marini (comunque non ancora del tutto fuori dai giochi) e Anna Finocchiaro. La quale gli ha dato del «miserabile». Termine non molto appropriato per chi è veramente nella rosa dei futuri presidenti della Repubblica.

Ma evidentemente la ex capogruppo del Pd al Senato questo lo sa e tanto valeva difendersi dagli attacchi di Renzi sparando ad alzo zero. Ormai nel Pd volano gli stracci. Bersani che sente puzza di bruciato un giorno prima aveva dato a Renzi dell’ «indecente». Intanto il sindaco di Firenze su «La Repubblica» sembra tracciare l’identikit del suo favorito sul Colle più alto: non necessariamente cattolico, ma uno che come Papa Bergoglio parla a tutte le religioni. Chi? Amato? Laico ma antiabortista? Le quotazioni dell’ex sottosegretario di Bettino Craxi  sembrano crescere. Ma il borsino del Quirinale fino al 18 aprile varierà non ogni giorno, ma quasi ogni ora. Finché il gioco diventerà finalmente reale.

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