Politiche di immigrazione: 3 esempi negativi e uno positivo
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Politiche di immigrazione: 3 esempi negativi e uno positivo
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Politiche di immigrazione: 3 esempi negativi e uno positivo

Bocciato il cinismo sciovinista francese, il tappo alla burocrazia italiano e il buonismo boldriniano. Da copiare il modello tedesco, rigore e accoglienza

Sull’immigrazione mi vengono in mente tre esempi negativi e uno positivo. Ciascuno è emblematico di un atteggiamento. Ve li illustriamo in 4 slide.



1 - CINISMO SCIOVINISTA (FRANCIA)

Nicolas Sarkozy, ex presidente francese, in un incontro coi militanti del suo partito (UMP) ha disinvoltamente paragonato l’immigrazione a "una grande perdita d’acqua": se in casa esplode un tubo, l’acqua si disperde in cucina ma la soluzione “è ridurre, non suddividere”. Quindi l’acqua (gli immigrati) non va distribuita tra salone, sala da pranzo e stanze da letto. Deve restare in Italia e Grecia e non filtrare, neppure per quote condivise, in Francia e altri Paesi. A parte il cattivo gusto del paragone idraulico per un esodo dietro il quale ci sono tragedie vere, di guerra e miseria, che oltretutto coinvolgono milioni di bambini, basterebbe ricordare che è stato proprio Sarkozy nel 2011, per supposti interessi nazionali di supremazia economica in Africa, a scatenare e trascinare i partner in quella guerra a Gheddafi che ha innescato l’instabilità nel continente e aperto la porta all’Isis. Oggi il presidente Hollande, socialista, per tener botta alla politica populista di Sarkozy e del Front National di Marine Le Pen, ha sbarrato per giorni la frontiera di Ventimiglia e addirittura ci ha rimandato indietro immigrati che non erano neanche passati dall’Italia. NB: la Francia è stata teatro di gravissimi episodi di razzismo (e anti-semitismo) negli ultimi anni. Un modello negativo di primato immorale in Europa.

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2 - IL TAPPO DELLA BUROCRAZIA (ALFANO E L’ITALIA)

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, continua a puntare l’indice contro l’Europa, ma dimentica le pecche della nostra burocrazia (che dipende da lui). L’incapacità di gestire l’emergenza passa attraverso le diverse tappe dell’accoglienza. L’Italia di Alfano non è capace di identificare chi approda illegalmente sulle nostre coste. L’Italia di Alfano non è in grado di gestire i campi di soccorso e accoglienza dei migranti in modo da garantire condizioni degne di vita e evitare fughe. L’Italia di Alfano non riesce a dare risposta nei tempi previsti ai richiedenti asilo, che perciò si dileguano in Italia e fuori. Ed è con queste pessime credenziali che l’Italia di Alfano pretende invece di esser presa sul serio dai partner e ottenere la disponibilità a istituire quote obbligatorie (o vincolanti?) di profughi da ospitare. L’ipocrisia non ha mai fine.

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3 - BUONISMO IDEOLOGICO (LAURA BOLDRINI)

Il presidente della Camera, Laura Boldrini, scende alla Stazione centrale di Milano per mescolarsi con gli immigrati accampati e i volontari che generosamente li assistono. Bene fare tutto il possibile per fornire assistenza e aiuto a chi ha bisogno. Male, però, che una delle più alte cariche dello Stato abbia in tutti questi mesi lanciato messaggi di accoglienza indiscriminata e invece di incalzare le autorità a far bene il loro lavoro nella fase dei controlli (del tutto inadeguati) e in quella dell’accoglienza (da vergogna), si immerga per un po’ di visibilità mediatica nello spettacolo di un’umanità clandestina che non ha di che vivere nel cuore della “capitale morale”. La soluzione non passa dalle parole della Boldrini, che contribuisce piuttosto a confondere le acque e spargere messaggi di vana e pelosa retorica. Passa per una serietà di governo che sappia prendere in silenzio decisioni concrete.

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4 - RIGORE E ACCOGLIENZA (L’ESEMPIO DELLA GERMANIA)

La Germania è oggi il Paese più "accogliente" verso i profughi, è quello che ne accoglie il maggior numero senza troppo clamore, è quello che spinge (senza averne alcun interesse) al fianco dell’Italia verso un sistema di quote obbligatorie di richiedenti asilo dei quali si prendano carico tutti i Paesi della UE. Ed è forse il Paese nel quale hanno oggi minor presa, in tutta Europa, i gruppi razzisti e populisti. C’è una spiegazione, tra storica e psicologica. La Germania ha avuto parecchio da farsi perdonare, per la Shoah, ha avuto anni e anni per riflettere sulle proprie responsabilità collettive e individuali. Oggi, è tra i Paesi meno razzisti d’Europa, quello che ha il rapporto migliore con Israele, e costituisce una garanzia di rigore nell’accoglienza (per l’obbedienza a regole certe d’integrazione) e insieme di generosità adeguata alla sua “grandezza” di traino della UE. La stessa lezione della storia non l’hanno subìta gli ungheresi, che adesso vorrebbero alzare muri contro l’immigrazione balcanica, né i francesi che pure hanno in parte collaborato col nazismo, né altri popoli europei che hanno relegato a colpe di singoli l’apporto alla “soluzione finale” di Hitler (Italia compresa). Fa pensare che si sia sviluppato in Polonia un antisemitismo senza ebrei, e che l’Ungheria abbia dimenticato (lo sottolinea in un bel commento sul Corriere della Sera Massimo Nava) che nell’89 istituì il primo campo profughi per accogliere i tedeschi dell’Est. Ma si sa: i tedeschi dell’Est erano europei, bianchi.  

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