Zingaretti, l'unico Pd che vince (senza primarie)

Cosa deve insegnare al centrosinistra il successo del nuovo governatore del Lazio - la vittoria di Maroni in Lombardia - tutti gli eletti in Parlamento -

Nicola Zingaretti (Credits: Guido Montani/Ansa)

Claudia Daconto

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Nessun sorpresa nel Lazio: Nicola Zingaretti è il nuovo presidente della Regione. L'unico candidato Pd che non è passato dalle primarie, è stato eletto con il 40,6% dei voti contro il 29,3 del principale sfidante, Francesco Storace, e il clamoroso 20,2% del candidato grillino Davide Barillari.

A metà di uno spoglio che dalle 14 è proceduto con lentezza sfiancante fino a tarda sera, al Tempio di Adriano esplode la festa. Sono quasi le 20 e Francesco Storace ha appena telefonato a Zingaretti per congratularsi con lui. Il neo governatore lo ringrazierà da lì a poco parlando dal palco. Emozionato scandisce la frase di rito: “Sarà il presidente di tutti i cittadini e di tutte le cittadine”. Si stappano bottiglie, abbracci a scena aperta. C'è pure il governatore della Puglia Nichi Vendola. Lui e Nicola sono amici di vecchia data.

Clima diverso in via Paisiello, ai Parioli, quartier generale del leader de La Destra. Per un attimo forse c'aveva creduto davvero, Storace, di poter compiere l'impresa impossibile. Quando arriva qualcuno tenta un applauso, lui li stoppa, “State boni”. Poi si chiude nel suo ufficio. Ne esce qualche ora dopo per ammettere la sconfitta, che però, “non è stata una Caporetto”. E in effetti dai 25 punti di distacco all'inizio della campagna, ieri è finito a solo meno 4.

All'hotel Saint John, zona San Giovanni, il consulente informatico Davide Barillari, 39 anni festeggiati proprio ieri, brinda a un risultato da exploit oltre il 21%. Si guarda avanti, alle comunali di fine maggio. "Lo tsunami travolgerà anche il Lazio – dice qualcuno - e arriverà in Campidoglio: nei prossimi giorni partirà il sondaggio online per scegliere il nostro candidato sindaco di 5 Stelle".

E a proposito di sindaco, non deve aver trascorso delle belle ore Gianni Alemanno. Zingaretti ha vinto, infatti, in tutti i venti municipi romani, compresi quelli tradizionalmente più a destra.

Romano, classe 1965, il nuovo presidente della Regione Lazio è considerato il “golden boy” della sinistra. Negli ultimi mesi si era fatto il suo nome proprio per la corsa alla poltrona di sindaco della Capitale. I giochi sembravano fatti quando alla fine dell'estate scorsa è scoppiato lo scandalo Fiorito in Regione ed è caduta la giunta guidata da Renata Polverini. A sorpresa, e tra il malumore di molti, il Pd decise allora di dirottare il presidente della Provincia verso dal Campidoglio alla Regione. Lui, uomo di partito, non ha fatto un fiato e buono buono si è rassegnato al destino deciso per lui: tentare l'impresa quasi disperata di risollevare le sorti di un ente indebitato per 11 miliardi di euro.

Su Facebook ieri qualcuno ha scritto: “Cosa chiedo al nostro Presidente Nicola Zingaretti? Una Regione che assolva, prima di tutto, alla sua funzione legislativa, che assicuri ai Comuni il trasferimento delle risorse economiche per lo svolgimento delle funzioni loro assegnate. Una Regione che lavori con trasparenza, che ascolti i bisogni prioritari dei suoi cittadini, che tuteli l'ambiente, il territorio, la salute, i servizi sociali, i servizi per la mobilità e stimoli l'occupazione. Una Regione che abbandoni i privilegi, che dimezzi gli emolumenti alla Giunta ed ai Consiglieri, che abolisca i vitalizi. Solo così la fiducia delle persone potrà ritornare e sostenere la buona politica”.

In bocca al lupo!

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