Luigi Zingales scarica Oscar Giannino: ecco la lettera

Al centro dello scontro tra i due economisti del movimento Fare per Fermare il declino il mistero sul master di Giannino - l'audio di Giannino sul Master -

Luigi Zingales con Oscar Giannino (Credits: SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica)

Ilaria Molinari

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Nel movimento Fare per Fermare il declino, Luigi Zingales ha deciso di abbandonare la nave. Il motivo? Lo ha scritto nero su bianco sulla sua pagina Facebook . Non si dimette per motivi ideologici o perché in contrasto con le proposte del movimento. Tutt'altro. Si dimette in nome della accountability, ovvero del fatto che è necessario rendere conto agli altri del proprio operato. Cosa che Giannino non avrebbe fatto rifiutandosi di chiarire in pubblico il mistero legato al fatto di aver mentito sulle sue credenziali accademiche. In sintesi: Giannino secondo Zingales avrebbe dichiarato di aver ricevuto un Master alla University of Chicago (dove Zingales insegna), ma pare non essere vero. E si è rifiutato di giustificarsi in pubblico.

In realtà, già ieri, quando stava per montare la polemica, Giannino aveva smentito chiarendo di non aver mai preso un master all'Università di Chicago, ma di esserci solo stato a studiare l'inglese da giovane.

Ma leggiamo le parole di Zingales.

È con una disperazione profonda che ho rassegnato le mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Dopo aver avvisato i vertici ieri, lo faccio oggi in modo pubblico, perché ho trascinato molte persone in questo movimento e mi sento in dovere di spiegare loro le ragioni della mia scelta. Io credo nella trasparenza, anche in queste scelte.

Non mi dimetto certo perché sono in disaccordo con le proposte di Fare. Sono fiero della campagna elettorale che è stata fatta e ringrazio Oscar Giannino, Michele Boldrin, e tutti quanti per l’enorme sforzo che vi hanno dedicato. Credo fermamente nelle idee che abbiamo portato avanti insieme. Ma ho sempre pensato che anche le idee più sane abbiano bisogno di gambe sane. (....) Per cambiare l’Italia c’è bisogno anche di rigore nel metodo: onestà, trasparenza, ed accountability, che significa che tutti, a qualsiasi livello, devono rendere conto agli altri del proprio operato. Purtroppo negli ultimi giorni mi sono reso conto che questi tre principi non sempre si applicano al vertice di Fare. Dopo aver provato, per quattro giorni, a fare di tutto per cambiare le cose, non mi resta che una via di uscita: dimettermi.

I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio. (...)

Per fortuna Fare non è solo Oscar Giannino. Ci sono decine di migliaia di attivisti fantastici che stanno lavorando sodo per cambiare l’Italia. Il mio cuore è con loro. (...)
Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. (...)

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