Claudia Daconto

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Prima uscita pubblica con la fascia tricolore addosso e prima grana giudiziaria per Virginia Raggi. Proprio nel primo giorno della sua nuova vita da sindaco di Roma, la Procura della Capitale ha infatti aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato e senza iscritti nel registro degli indagati, su un esposto presentato da un'associazione vicina al Pd (il presidente è un segretario di circolo) in merito alla mancata dichiarazione della sua consulenza presso l'Asl di Civitavecchia.


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La prima grana

Una consulenza che l'avvocatessa grillina, incoronata dai romani con il 67% dei consensi e ieri proclamata ufficialmente sindaco, ha spiegato trattarsi di un incarico di assistenza giudiziaria conferitole nel 2012, quando ancora non era consigliere comunale, e per il quale ha emesso una fattura di acconto nel 2014 all'azienda che infine ha emesso, solo nel 2015, un mandato di pagamento. Una polemica che ancora non accenna a placarsi e che deve aver condizionato non poco l'umore della Raggi in una delle giornate più importanti della sua vita.

Il primo affaccio sui Fori

Quella in cui ha preso possesso dell'ufficio con vista sui Fori Imperiali e che chissà se anche lei ristrutturerà a suo gusto (o consultando i cittadini sul web: tinta o carta da parati?) come hanno fatto tutti i suoi predecessori compreso Ignazio Marino che ne affidò la supervisione alla moglie.

La prima intervista

Giornata iniziata con la pubblicazione della sua prima intervista da sindaco concessa all'agenzia Euronews e tradotta in 18 lingue in cui Raggi ha illustrato nel dettaglio le sue priorità e messo la parola tombale sui Giochi del 2014: “più che le Olimpiadi dello sport mi sembrano le Olimpiadi del mattone”. Ciò che ha in mente la neo sindaco è piuttosto quanto ripetuto più e più volte anche in campagna elettorale: procedere subito con un audit sul debito del Comune di Roma che ammonta a ben 13 miliardi e rinegoziarne i tassi con le banche, a cominciare da Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero del Tesoro all'80%, in accordo e con il sostegno del governo. Poi interventi immediatamente percepibili dai romani su mobilità, decoro e trasparenza.

La prima visita in Vaticano

Una ricetta ribadita anche davanti ai giornalisti che l'hanno presa d'assalto al suo arrivo alla Pontifica Università Lateranense per la celebrazione giubilare per le donne e gli uomini impegnati nelle istituzioni pubbliche. Giunta a bordo di un'utilitaria elettrica, una Renault Twizy nera e azzurra guidata dal suo braccio destro Daniele Frongia, stratega della campagna elettorale della neo sindaco, capo di gabinetto in pectore costretto a smentire una relazione sentimentale tra i due, Raggi si è ritrovata a dover stringere decine di mani a perfetti sconosciuti sforzandosi, ma nemmeno troppo, di sorridere un po'.

Il primo incontro con le ministre

Capelli sciolti, poco trucco, in tailleur giacca e pantalone blu scuro e fascia tricolore al petto, il sindaco ha evitato ai piedi i suoi ormai celebri stivaloni sformati, sostituiti solo negli ultimi giorni da zeppe da mare, e preferito un paio di décolleté col tacco. Prima che la facessero spostare dalla seconda alla prima fila, si è vista sfilare davanti tutte le ministre del governo Renzi. Nessuna di loro l'ha degnata di un saluto, come fosse trasparente. Solo quando la situazione si stava facendo imbarazzante, Marianna Madia si è decisa ad alzarsi per andarle a stringere la mano. Poi, ironia della sorte, l'avvocatessa grillina è finita proprio accanto a Maria Elena Boschi e la ministra ha dovuto per forza degnare di un saluto il neo sindaco che l'ha comunque fulminata con lo sguardo.

Il primo consiglio vip

Meglio è andata con Nicola Zingaretti. Quasi caloroso il governatore del Lazio che le ha assicurato “massima e totale collaborazione”. Per il bene di Roma, s'intende. Lasciata l'aula magna universitaria, Raggi ha camminato al fianco di Angelino Alfano verso la Porta Santa della basilica di San Giovanni. Ma più che una processione è sembrato un calvario. Anche Carlo Verdone, in un'intervista al Fatto Quotidiano, nell'augurarle ogni bene le ha consigliato di imparare a sorridere un po' di più. E che diamine: hai vinto, ora rilassati un po'!

Le prime dimissioni

Certo, il difficile inizia ora e la strada, vista la situazione in cui versa la città, è tutta in salita. Ieri, per esempio, il cda di Ama, la municipalizzata dei rifiuti ha rimesso il suo mandato e a breve potrebbe accadere lo stesso con Atac. Così Raggi si ritroverà a breve a dover gestire traffico e mondezza con le rispettive aziende almeno provvisoriamente acefale. Che sia tesa come una corda di violino si capisce. Che nel terrore di sbagliare si aggrappi a un copione scritto per lei anche.

Il primo discorso pubblico

Meno che, pronunciando un breve discorso alla commemorazione dell'eccidio del giudice Mario Amato, ucciso dai Nar il 23 giugno del 1980, sottolinei il fatto di trovarsi “in questa strada, fuori dai palazzi” credendo di essere ancora la giovane attivista grillina al banchetto contro il nucleare allestito in via Mattia Battistini. Cara Raggi, è diventata il sindaco di Roma. Il primo cittadino. È ora di comportarsi di conseguenza.

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