Claudia Daconto

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Obbligata a presenziare prima alla messa dei dipendenti del Comune nella chiesa dell'Aracoeli poi al brindisi natalizio al Quirinale insieme alle alte cariche dello Stato da cui è fuggita, nell'indifferenza generale, ancor prima che venisse stappata la bottiglia, per Virginia Raggi quella di ieri è stata l'ultima di tante giornate da dimenticare nell'infinita crisi che la sua giunta attraversa fin dalla sua travagliatissima gestazione. L'organo di revisione dei conti del Campidoglio (Oref) ha infatti bocciato il bilancio previsionale 2017-2019 celebrato a novembre, in un tweet, come un “ritorno alla legalità”.


In sostanza i revisori contabili hanno contestato all'attuale amministrazione previsioni errate sia per quanto riguarda le entrate che le uscite. Nel dettaglio si parla di entrate non strutturali (multe in particolare) sopravvalutate, assenza di un piano di rientro sulla razionalizzazione o la vendita di società partecipate in forte perdita, mancata copertura dei debiti fuori bilancio e dunque di insufficienti “spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell'equilibrio finanziario”.

Non era mai successo prima e se non interverrà il governo, Raggi rischia di finire commissariata dal prefetto ancora prima che da Beppe Grillo. Se non sarà sostitituito in tutta fretta, il già veltroniano Andrea Mazzillo, commercialista, dipendente di Equitalia in aspettativa, ex tesoriere della campagna elettorale, coordinatore dello staff, attuale assessore al Bilancio per mancanza di alternative, quasi vice-sindaco stoppato da Beppe Grillo in persona, potrà infatti beneficiare di due mesi di tempo in più per rifare la manovra (che ha già fallito) solo se l'esecutivo darà l'ok attraverso il decreto milleproroghe.


Il risanamento delle casse, la lotta agli sprechi, promessi in campagna elettorale – quando Virginia Raggi non perdeva occasione per annunciare, come prima sua mossa, un audit sui conti che non si è mai visto – restano dunque lettera morta. L'impegno su questo fronte – come su tutti gli altri, dai trasporti pubblici ai rifiuti (si vede come è andata a finire per Muraro dopo i blitz tra i sacchetti d'immindizia) - è stato sacrificato alla guerriglia durata sei mesi su nomine e resa dei conti interna.

E sì che l'ex ragioniere generale Stefano Fermante, dimessosi nei mesi scorsi per incompatibilità con il “raggio-magico” (in particolare proprio con il solito Marra che sul tappeto ha lasciato in questi mesi vittime del calibro dell'ex capo di gabinetto Carla Raineri e dell'ex assessore al Bilancio Marcello Minenna), aveva eccome lanciato l'allarme su un bilancio che, a suo avviso, non andava affatto bene. Un pasticcio la cui responsabilità materiale è di Mazzillo, promosso assessore dalla Raggi per premiare, ci risiamo, la sua fedeltà al Movimento piuttosto che una consolidata esperienza (14 miliardi di buco nel bilancio della Capitale non sono la stessa cosa dei 200 milioni della campagna elettorale).

Nel frattempo ieri è stato interrogato a Regina Coeli Sergio Scarpellini. L'ottantenne palazzinaro romano ha confessato di essere stato costretto a “prestare” denaro a Raffaele Marra per l'acquisto di tre case per paura di ritorsioni da parte del potente dirigente comunale in grado di riciclarsi a ogni cambio di amministrazione: da Alemanno a Marino fino ai 5Stelle che, a questo punto, temono per quanto potrà uscire dalle intercettazioni degli ultimi 7 mesi.

Virginia Raggi ha giurato di non essere mai stata ricattata dall'uomo per il quale si è praticamente immolata fino a rischiare la sfiducia da parte dei vertici del suo partito. Ma il sospetto è che durante la precedente amministrazione, quando la giovane avvocatessa era ancora solo una consigliera d'opposizione alle prime armi, l'espertissimo e furbissimo Marra – riconfermato e anzi promosso da Marino - qualche dritta su come muoversi e come andare a colpire il pericolante sindaco deve pur avergliela fornita.

Il destino del sindaco resta pertanto appeso a un filo. Tra le fila del Movimento si continua a discutere se sia più conveniente lasciarla al suo posto ancora per un po', come sembra aver ordinato Davide Casaleggio, o toglierle subito il simbolo per scongiurare, in vista delle elezioni politiche, ulteriori danni all'immagine dei pentastellati già gravemente compromessa ma tuttavia ancora in piedi grazie alla fiducia che comunque gran parte di militanti ed elettori continuano ad avere.

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