Maria Franco

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Un confronto tesissimo quello andato in onda ieri negli studi Rai della trasmissione di Lucia Annunziata in Mezz'Ora. Un confronto di cui è difficile stabilire il vincitore quanto la capacità di spostare voti e consensi.

I due candidati sindaco di Roma, Virginia Raggi e Roberto Giachetti si sono dati battaglia su alcuni argomenti: Olimpiadi, debito, trasporti, aziende partecipate romane (Atac, Ama, Acea), sui campi rom e centri sociali. I “colpetti di zoccoli d'asino”, come li ha chiamati Annunziata, che i due si sono scambiati nell'arco di mezz'ora hanno riguardato soprattutto i rispettivi supporter: Raggi ha rinfacciato a Giachetti l'appoggio di Verdini, il candidato dem quello dell'ex sindaco Gianni Alemanno alla grillina.


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Roberto Giachetti è apparso sicuramente più tonico che in altre occasioni ma è scivolato su Atac. Quando Raggi gli ha ricordato la sua proposta di aprire le porte dell'azienda di trasporto pubblico ai privati, lui ha reagito negando con forza di aver mai detto una cosa del genere. Peccato che proprio sul sito del candidato dem campeggi un'intervista a Il Messaggero, pubblicata il 19 gennaio del 2016, in cui egli non esclude affatto una sua disponibilità in questo senso: “Privati in Atac – recita il titolo – Si può fare”.

Il nervosismo di Virginia

Eppure nemmeno di Virginia Raggi si può dire che abbia incassato una vittoria piena. La “rivelazione” nazionale di questa tornata elettorale appare sicuramente sempre più preparata ma sempre meno rilassata. Quando prima dell'inizio del dibattito di ieri Giachetti si è allungato per stringerle la mano, lei è rimasta immobile e rigida come una statua di sale.

Stizzosa, nervosa, Virginia Raggi non ha mai sorriso. Un errore in questa fase considerato il grosso vantaggio accumulato al primo turno e che le consentirebbe di condurre quest'ultima fase di campagna elettorale da una posizione di forza e di sicurezza.

Timori in casa 5Stelle

Evidentemente anche dalle parti di via Ostiense, dove ha sede il comitato della candidata pentastellata, comincia a serpeggiare una certa tensione. La certezza della vittoria non è più così granitica anche se ancora molto forte. Giachetti sta recuperando punti. Su di lui confluiranno con molta probabilità i voti degli elettori di Alfio Marchini e di Ncd, parte di quelli di Forza Italia, parte di quelli di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e anche di Sel.

Virginia Raggi sembra avere, almeno in teoria, minore capacità espansiva. Per quanto molto alta, la percentuale di coloro che rivoteranno per Virginia Raggi rischia infatti di crescere meno di quella di coloro che voteranno, anche per la prima volta, per Roberto Giachetti.

Ancora niente giunta

Nel frattempo resta in alto mare la composizione della giunta grillina che doveva essere annunciata già il 5 giugno ma che forse slitterà ancora per i numerosi rifiuti collezionati fino a questo momento.

Le tante personalità contattate – tecnici, prefetti, attori, sportivi – hanno preferito defilarsi da un coinvolgimento troppo stretto quando le incognite aperte restano ancora troppe. Sia per quanto riguarda l'esito del ballottaggio che, in caso di vittoria dei 5Stelle, l'eventuale “contratto” che anche loro sarebbero probabilmente tenuti a sottoscrivere per garantire l'assoluta osservanza alle regole di comportamento imposte dai vertici del Movimento a tutti i futuri amministratori ed eletti.

Collezione di "no"

A parte l'urbanista Paolo Berdini alla Rigenerazione urbana e Andrea Lo Cicero allo Sport al posto dell'altro rugbista Andrea Lijoi che ha declinato, per ora nessun'altra casella è sicura. Oltre a quest'ultimo hanno infatti già respinto l'offerta al mittente l'ex calciatore della Roma Damiano Tommasi, il professor Tomaso Montanari corteggiato per la Cultura, l'attore Carlo Verdone e il comico Dario Vergassola.

Niente da fare nemmeno con Pasqualino Castaldi dato per certo fino a pochi giorni fa. Il sub commissario di Tronca in Campidoglio non sarà il futuro assessore grillino al Bilancio. “No, grazie” anche dall'ex assessore ai conti di Marino Daniela Morgante e da Marilisa Magno, una delle autrici della relazione prefettizia su Roma post Mafia Capitale. Un segnale non proprio benaugurante.

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