Claudia Daconto

-

Qualunque sia l'esito giuridico dell'inchiesta che vede coinvolta Virginia Raggi, indagata per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio, una cosa è chiara: il sindaco di Roma potrebbe aver mentito sulla nomina a capo del dipartimento turismo del Comune di Roma di Renato Marra, ex dirigente dei vigili urbani e fratello di Raffaele, ex capo del personale arrestato a dicembre per corruzione.

- LEGGI ANCHE: Perché Raggi è indagata

LEGGI ANCHE: Perché Virginia Raggi rischia il posto di sindaco di Roma


La bugia di Virginia
Nella chat tra i “quattro amici al bar”, infatti, il sindaco si lamentava con Marra che la promozione del fratello avrebbe comportato un aumento di stipendio di 20mila euro: "così mi metti in difficoltà". A dimostrazione che lungi dall'aver deciso in perfetta autonomia su quella nomina finita sotto la lente dell'Anac, come il sindaco aveva giurato (all'Anac) pur di proteggere il suo fedelissimo dall'accusa di conflitto d'interesse, la promozione di Renato Marra è stata decisa e studiata nei dettagli da Raffaele Marra in persona che da tempo, come risulta da una chat tra i due, aveva puntato quel posto proprio per il fratello.

Il mistero del rapporto Raggi-Marra
Non era vero, insomma, che come dichiarato dal sindaco di fronte ai giornalisti dopo il suo arresto, Marra era "solo uno dei 23mila dipendenti del Comune". Marra, oggi ne abbiamo la conferma, era molto di più per il sindaco che, pur di tenerselo accanto, ha accettato di correre il rischio di ricevere un avviso di garanzia.

Se condannata in primo grado, Raggi verrà sospesa per 18 mesi, come prevede la legge Severino ma non più le regole del Movimento 5 Stelle cambiate di recenteI. Il perché di un sacrificio del genere resta ancora ad oggi avvolto nel mistero nonostante Raggi non faccia altro che ripetere di dover rendere conto di ogni sua scelta e azione esclusivamente ai cittadini romani.


Cittadini al quarto posto
In realtà nel post pubblicato ieri per annunciare di aver ricevuto “un invito a comparire” i cittadini sono al quarto posto nell'elenco delle persone da avvisare dopo Beppe Grillo, i consiglieri di maggioranza, i membri della giunta. E c'è da notare l'accurata scelta della formula utilizzata dall'avvocato Raggi: “Oggi mi è giunto un invito a comparire dalla Procura di Roma”.

Solo per gli esponenti degli altri partiti gli "inviti a comparire" si chiamano "avvisi di garanzia" e corrispondono a una condanna definitiva. O quantomeno impongono, come Raggi richiese a gran voce, le "dimissioni immediate" di un sindaco pasticcione ma ritenuto poi onesto (è stato assolto a ottobre scorso dall'accusa di peculato, truffa e falso nell'ambito del processo sugli scontrini in disordine) come è stato Ignazio Marino.

Il bavaglio di Grillo
Dentro al Movimento nessuno commenta, se non con formule di circostanza come Alessandro di Battista: “Raggi si è affidata a una persona sbagliata...”. Silenzio anche da Roberta Lombardi che per mesi ha combattuto una battaglia nemmeno troppo sotterranea contro il sindaco e i suoi fedelissimi, e che aveva definito a suo tempo Marra "il virus che aveva infettato il movimento". Caso infatti ha voluto (ma in politica il caso non esiste) che la notizia dell'iscrizione di Virginia Raggi nel registro degli indagati sia arrivata a poche ore dall'ultimo "editto" di Beppe Grillo che ha imposto il bavaglio mediatico ai “suoi” eletti.


Niente dichiarazioni alla stampa non concordate con lo staff comunicazione pena la non ricandidatura. “Non si fanno sconti a nessuno”. Nemmeno a Roberto Fico, un fedelissimo, un ortodosso, un duro e puro, uno su cui mettere la mano sul fuoco ma che nei giorni scorsi aveva avuto l'ardire di lamentarsi di alcune scelte dei vertici come quella sull'alleanza europea con l'Alde e e criticato l'endorsement di Grillo nei confronti di Trump e Putin.

Chi c'è nel mirino
Nella lista nera di chi rischia di non trovare più un posto tra le fila grilline, non c'è solo il presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, ma anche altre figure che finora incarnato la parte più preparata, consapevole, capace, soprattutto credibile di un movimento che, in questi anni, ha raccattato anche tanti personaggi inadeguati, improbabili, imbarazzanti. Si trovano infatti i nomi di Carla Ruocco, colpevole di aver partecipato al forum mondiale di Davos senza aver avvisato lo staff, il senatore Nicola Morra, dichiaratamente ostile all'alleanza con Alde in Europa, Roberta Lombardi, spina nel fianco per Virginia Raggi e il suo ex cerchio magico.

Così a qualcuno sorge il sospetto: ma non sarà tutta una manovra diversiva per spostare l'attenzione dall'avviso di garanzia alla Raggi? Può darsi, ma è difficile che funzioni anche con i consiglieri capitolini pentastellati da qualche ora in preda al panico. Per loro la parola d'ordine è “tutti uniti con Virginia”. Almeno fino al via libera alla manovra finanziaria del Comune. Poi si vedrà.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Perché Chiara Appendino surclassa Virginia Raggi

Nella classifica dei sindaci più amati la prima cittadina romana è in fondo e quella di Torino in testa: efficiente, sindaco di tutta la città, empatica

Il destino di Virginia Raggi dopo l'arresto di Marra

Perché il Movimento 5 Stelle non può far finta che il sindaco non rappresenti un ostacolo per vincere le prossime elezioni politiche

Virginia Raggi, perchè il suo destino politico è appeso a un filo

Tutto da rifare il bilancio previsionale del Comune di Roma, sbagliate entrate e uscite. Senza una soluzione, entro 2 mesi, il sindaco sarà commissariato

Comune di Roma: dura delibera dell'Anac sul caso Marra e sul ruolo della Raggi

L'Autorità scrive di "un palese conflitto d'interessi" negli atti inviati alla Corte dei Conti. E sulla sindaca si allunga l'ombra del falso ideologico

Grillo: perché il caso Raggi può spaccare il M5S

Le vicende europee hanno agitato la base grillina, ma a fare davvero la differenza può essere solo il destino del sindaco di Roma

Commenti