Claudia Daconto

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Aggiornamento del 6 giugno 2016: questo articolo, pubblicato la prima volta il 4 di luglio 2016, è stato aggiornato con la pubblicazione di una RETTIFICA, a norma dell’art. 8 della Legge 47/1948, chiesta dall'Avvocato Pieremilio Sammarco. La rettifica è alla fine del testo dell'articolo.

Vorrebbe cambiare Roma in meglio ma per ora è la sua vita a essere cambiata in peggio. Virginia Raggi, neo sindaco grillino della Capitale, non riesce a imbroccarne una giusta e a meno di 15 giorni dalla sua elezione, il suo astro appare già in discesa libera.

Risse tra correnti, minacce di dimissioni, dossieraggi segreti a danno di Marcello De Vito. Un mix devastante per la sua immagine e per quella del M5S, scelto dalla stragrande maggioranza dei romani per chiudere con la vecchia politica e che invece si ritrova invischiato nelle stesse identiche dinamiche che per decenni hanno caratterizzato la condotta di quasi tutti i cosiddetti “partiti tradizionali”.

La giunta fantasma
Giovedì prossimo dovrebbe essere presentata, dopo numerose promesse mancate, la famosa giunta, il fu dream-team di cui la stessa Raggi favoleggiò qualche settimane fa. Ma la quadra ancora non c'è e forse solo stasera, nel corso dell'ennesimo vertice con il mini-direttorio romano che dovrebbe aiutare il neo sindaco ma che in realtà ne sta soprattutto condizionando ogni mossa, gli ultimi nodi potrebbero essere sciolti. 

Lo scontro con il mini-direttorio
Il clima però resta pessimo. I vertici del Movimento rinfacciano a Raggi di aver assunto decisioni senza consultare nessuno e di fatto violando il famoso contratto – un unicum romano - firmato al momento della candidatura con tanto di penale da 150mila euro in caso di cambio di casacca.

Le più accanite sono la deputata Roberta Lombardi, che pare aver di nuovo rotto ogni rapporto con il sindaco (dopo la sua vittoria alle comunarie, lei, sponsor di Marcello De Vito, si era praticamente eclissata dalla campagna elettorale) e la senatrice Paola Taverna. Mentre Alessandro Di Battista, dopo aver creato Virginia Raggi dal nulla, non si fa vedere né sentire e sembra aver deciso di abbondanarla al suo destino.

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Alessandro Di Battista (s) Paola Taverna (c) e Roberta Lombardi (d). – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Nomine già revocate

A tempo di record, le uniche due nomine già firmate dal sindaco, sono già saltate. Il fedelissimo Daniele Frongia non sarà capo di gabinetto e verrà probabilmente dirottato verso un incarico più politico: vicesindaco con un paio di deleghe pesanti.

Su Raffaele Marra è calato il veto direttamente da Beppe Grillo.

L'ex braccio destro di Alemanno e Polverini al Comune e in Regione, indicato alla Raggi dallo studio Sammarco, non sarà vice capo di gabinetto. (A questo proposito si veda la RETTIFICA dell'Avvocato Pieremilio Sammarco, pubblicata alla fine dell'articolo, Ndr).

Lo sfogo di Marra

Il diretto interessato non l'ha presa molto bene. Dopo essersi già definito “lo spermatozoo che ha fecondato l'ovulo del Movimento”, Marra ha infatti tuonato che se gli revocassero l'incarico, come è già avvenuto, significherebbe che “anche loro, i grillini, fanno la stessa politica di chi ho combattuto in questi anni”. Sembra che nelle ultime ore, trovare a Marra una collocazione alternativa sia diventato uno dei principali scopi del sindaco. L'idea sarebbe quella di rispedirlo al dipartimento sulle Partecipate, lo stesso dove l'aveva piazzato un altro che ne rimase altrettanto folgorato: l'ex sindaco Ignazio Marino.

Le altre caselle

Mentre al posto di Frongia, come capo di gabinetto rispunta l'ipotesi Marcello Minenna, dirigente della Consob al quale era già stato proposto l'assessorato al Bilancio. Casella di fondamentale importanza che resta ancora da assegnare ma che dovrebbe essere occupata da un'altra ex di Marino, il magistrato della Corte dei Conti Daniela Morgante.

La gaffe su Acea

In tutto questo marasma, Raggi ha comunque trovato modo e tempo per inanellare almeno un paio di gaffe. Una lieve: è arrivata in ritardo all'appuntamento in Campidoglio con l'ex first lady inglese Cherie Blair. Una molto più pesante: ha infatti inviato una lettera ai vertici di Acea per chiedere spiegazione su due nomine effettuate a pochi giorni dal ballottaggio.

L'azienda ha risposto chiarendo che non c'è stata alcuna nomina e che si tratta di incarichi temporanei affidati a due dirigenti interni per colmare un vuoto amministrativo. Tuttavia, anche se si fosse trattato di nomine, Raggi non avrebbe comunque potuto metterci bocca. A meno di aver scambiato il compito di nominare il cda (trattandosi Acea di una artecipato del Comune al 51%) con quello di decidere l'intero organigramma aziendale.

E quella sul bilancio

Raggi però non è l'unica ad aver peccato di inesperienza condita con un pò di arroganza. Il capogruppo del M5S in consiglio comunale, Paolo Ferrara, non è stato da meno: ha dichiarato infatti di volersi sbrigare a portare in Aula in bilancio previsionale. Peccato solo che sia stato già approvato dall'ex commissario Francesco Paolo Tronca ormai diversi mesi fa.

Le dimissioni dei consiglieri municipali

Nel frattempo due consiglieri municipali eletti nel XIV municipio, lo stesso dove risiede il sindaco e da dove, qualche anno fa, ha preso il via il suo impegno politico con il Movimento 5 Stelle, si sono già dimessi dalla carica. Motivo? Lo stipendio troppo basso. Adesso al loro posto subentreranno, grazie a una quarantina di voti, i primi due dei non eletti. Che in tutto erano tre. Saltasse qualcun altro, la prossima guadagnerebbe una poltrona dopo aver conquistato la bellezza di 16 preferenze.


Stipendio troppo basso: nel municipio della Raggi due grillini mollano

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RETTIFICA

A proposito dell’articolo dal titolo: “Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle a Roma: il caos. Liti furibonde, minacce, dossier segreti, gaffe e prime dimissioni: in Comune manca la giunta e la situazione implode” a firma della giornalista Claudia Daconto pubblicato sulla Sua testata recante la data del 4 luglio 2016 e reperibile anche on-line al seguente indirizzo https://www.panorama.it/news/politica/virginia-raggi-e-il-movimento-5-stelle-roma-il-caos/, debbo necessariamente far presente quanto segue.

Nel citato articolo, si legge testualmente che “su Raffaele Marra è calato il veto direttamente da Beppe Grillo. L’ex braccio destro di Alemanno e Polverini al Comune e in Regione, indicato alla Raggi dallo studio Sammarco, non sarà vice capo di gabinetto”.

Al riguardo, dunque, secondo la ricostruzione giornalistica mi viene attribuito, nella mia qualità di titolare dello Studio Sammarco, di aver indicato al Sindaco di Roma la persona del Dott. Raffaele Marra affinché ricoprisse l’incarico di vice capo di gabinetto.

Quanto riportato è del tutto falso e la notizia inattendibile e inventata, giacché non ho mai intrattenuto alcun rapporto con il Dott. Raffaele Marra (di cui apprendo sullastampa i suoi trascorsi lavorativi) e peraltro non mi permetterei mai di interferire con le scelte istituzionali del Sindaco, non avendo il sottoscritto, in queste vicende, alcun ruolo né politico e né professionale.

Le sarei grato, pertanto, se potesse immediatamente rettificare la notizia pubblicata che peraltro reputo lesiva della mia immagine e della mia identità personale, riservandomi comunque di adire le vie giudiziarie a tutela dei miei diritti.

A norma dell’art. 8 della Legge 47/1948,

Prof. Avv. Pieremilio Sammarco

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