Claudia Daconto

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Attesa quasi quanto Godot, la giunta interamente non grillina, escluso il vicesindaco Daniele Frongia, che la prima sindaca grillina di Roma Virginia Raggi ha presentato ufficialmente ieri in occasione della prima seduta del nuovo Consiglio comunale di Roma è passata alla fine in secondo se non in terzo piano.

L'attenzione dell'affollatissima Aula Giulio Cesare è stata infatti catalizzata da almeno altri due elementi destinati a qualificare, almeno in parte, l'inizio di questa nuova stagione della politica romana e non solo. Il primo ha a che fare con quella che da tempo descriviamo come una sorta di mutazione genetica del fu Movimento 5 Stelle.

Per la prima volta nella storia, non era mai accaduto prima, il partito vincitore delle elezioni capitoline ha infatti occupato fisicamente l'area dell'Aula riservata al Consiglio. Invece di farsi accreditare come e tra tutti gli altri comuni mortali - parenti degli eletti, cittadini qualsiasi, giornalisti - parlamentari, consiglieri regionali, presidenti di municipio pentastellati hanno beneficiato di una sorta di tribuna d'onore tra i banchi dell'Aula, di fronte al tavolo occupato dal sindaco, la giunta e dall'ufficio di presidenza.

In prima fila tutti i nomi del gotha grillino: Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Paola Taverna, Roberta Lombardi, Carla Ruocco. Mancava solo Luigi Di Maio. Sarebbe interessante sapere dal neo presidente dell'Assemblea, Marcello De Vito, quali “esigenze” lo avrebbero spinto ad autorizzare “la presenza di altre persone” oltre, come stabilisce l'articolo 32 del Regolamento del Consiglio comunale, “ai Revisori dei Conti, al Vice Segretario Generale, al Direttore Generale, al Capo di Gabinetto, al Direttore dell‟Ufficio del Consiglio Comunale, al personale che svolge funzioni di segreteria e di assistenza al Consiglio e ai commessi d‟aula” dal momento che, come recita il testo, “nessuna persona estranea può avere accesso durante la seduta nella parte dell‟aula riservata al Consiglio”.



Per caso uno non vale più uno e alcuni “cittadini” - come adorano essere definiti tutti gli eletti a tutti i livelli del Movimento 5 Stelle – sono più cittadini di altri e godono dei privilegi di qualsiasi “Casta” che si rispetti? Ma c'è dell'altro. E' infatti impossibile, riavvolgendo il nastro delle ultime settimane, caratterizzate da violentissimi scontri tra correnti, non considerare quello schieramento, in cui ciascuna di tali correnti era rappresentata dal proprio capobastone, anche come una sorta di minaccioso plotone di esecuzione puntato contro la povera Raggi. La raffigurazione plastica di un commissariamento di fatto.

Al quale il sindaco non può, non vuole, forse nemmeno sa come sottrarsi e dal quale è ormai rassegnata a subire ogni tipo di deligittimazione, come quella di vedersi pubblicato in anteprima sul blog di Grillo, nonostante l'embargo imposto alle testate giornalistiche, il testo del discorso che avrebbe pronunciato solo qualche ora dopo con tanto di lista completa degli assessori. Ma anche di essere costretta a pubblicare sulla propria pagina Facebook, che ormai non è più solo la pagina Facebook di Virginia Raggi, ma quella del Sindaco di Roma, lo spot della diretta streaming della seduta sul blog di Beppe Grillo - senza citare nemmeno quella trasmessa sul sito del Comune - che fa soldi soprattutto grazie ai clic gentilmente offerti dalla pubblicità che gli eletti sono obbligati a fargli. 


Ma è stata soprattutto un'altra la scena, scena madre per antonomasia, che ha fatto impazzire fotografi, cameraman e sostenitori grillini accorsi a festeggiare il loro “momento storico”. Durante una pausa della seduta, Virginia Raggi ha lasciato il suo scranno e si è diretta verso l'area riservata al pubblico. Seduti sulle poltroncine centrali mamma, papà, il forse ex marito e il figlioletto. Un abbraccio caloroso ma rapido, si pensava. E invece no. Mamma Virginia ha ignorato gli altri parenti e si è presa in braccio il bambino per portarselo via con lei. Una chiacchiera affettuosa nell'antisala al riparo dall'occhio morboso di decine di obbiettivi puntati, si pensava. E invece no. Per lunghi minuti il piccolo Matteo è infatti diventato la principale attrazione del giorno. Seduto al posto di mammà a salutare con la manina dei perfetti sconosciuti che di romando lo tempestavano di flash.

Strategia mediatica architettata dallo staff comunicazione – ieri c'era pure Rocco Casalino – per rafforzare l'immagine di “Virginia, una di noi” anche a costo di sfruttare quella di un minore che ormai, e per tutta la sua vita, non sarà più nient'altro che “il figlio del sindaco”? Ostentazione di superiorità in linea con l'altra della tribuna d'onore del tipo “io so io e faccio quello che mi pare”? Oppure lo spontaneo slancio di una mamma che ha voluto condividere con il figlioletto il momento più importante della sua vita scegliendo di farlo davanti agli occhi del mondo intero? La discussione è aperta. Soprattutto sui social dove pare che i commenti negativi prevalgano su quelli positivi. 

Tanto che la mossa non è piaciuta nemmeno a una parte dei sostenitori grillini che negli ultimi giorni avevano già avuto parecchio da ridire sulla gestione della fase post elettorale. Altri invece hanno bollato le critiche come “gossip dettato da invidia” da parte di chi non sa far altro che criticare e “gettare fango” su qualcuno senza nemmeno averlo visto ancora all'opera sui reali problemi della città. A parte che, probabilmente, solo un masochista potrebbe, viste le circostanze, provare invidia per Virginia Raggi o i suoi parenti, c'è da dire che non sono stati certo solo i detrattori dei 5Stelle a occuparsi più di gossip che dei reali problemi della città, ma direttamente i 5Stelle che, per quasi 20 giorni, non hanno fatto altro che scannarsi tra di loro per decidere chi fa cosa. A questo punto c'è solo da augurarsi, per il bene di Roma, che almeno abbiano scelto bene.

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