Verso le elezioni: i 3 scenari possibili

Un solo partito vincente con il premio di maggioranza, coalizioni pre elettorali o larghe intese: ecco quali esiti potrà dare l'applicazione dell'Italicum

Legge elettorale

Esterno del palazzo della Corte Costituzionale in attesa della sentenza sulle questioni di legittimita costituzionale dell' ''Italicum'', Roma 25 gennaio 2017. – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

-

Con la sentenza sull'Italicum, la Consulta ha recepito pienamente il sentimento della maggioranza degli italiani che al referendum costituzionale del 4 dicembre avevano chiaramente espresso le seguenti volontà: ritornare al voto quanto prima e avere assicurata più rappresentatività che governabilità.

LEGGI ANCHE: Italicum dopo la Consulta, come funzionerebbe


La legge elettorale che i giudici costituzionali hanno restituito al Paese consente infatti di andare a votare subito in quanto automaticamente applicabile e consiste in un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla lista (non alla coalizione). Un premio previsto alla Camera ma non al Senato dove l'accesso in Parlamento è consentito ai partiti che raggiungono determinate soglie (del 8% se corrono da soli, dell'3% se fanno parte di una coalizione che raggiunga il 20%) diverse da quella necessaria per entrare alla Camera (3%) e che vanno ottenute su base regionale.

Un sistema fatto apposta per favorire le cosiddette larghe intese e che, per forza di cose, non può garantire stabilità di governo anche perché i due Consultellum (il primo che sostituì il Porcellum e che si applicherà al Senato e quello che ieri ha sostituito l'Italicum per la Camera) non possono in alcun modo produrre maggioranze uniformi nei due rami del Parlamento.

Se le forze politiche che premono andare al voto in tempi brevi (M5S, Lega, Fdi e Pd renziano) vorranno metterci mano, dovranno farlo in tempi brevi. Messe insieme, hanno i numeri per apportare una serie di correttivi. Altrimenti, come è probabile che sia, tra aprile e giugno, gli italiani andranno alle urne con questo sistema elettorale.

Al netto di eventuali modifiche della legge, gli scenari che si preannunciano alla chiusura delle urne sono di tre tipi possibili: nessuno riesce ad ottenere da solo il 40% e scattano alleanze post elettorali per formare un governo di larghe intese; una delle forze politiche prende il 40% alla Camera e governa da sola a condizione che anche al Senato, dove non esiste premio di maggioranza, abbia ottenuto buoni risultati; le forze politiche confluiscono in coalizioni mascherate da listoni per prendere il premio di maggioranza alla Camera ma, come i partiti più grandi diventano ostaggio di quelli più piccoli.

Larghe intese

Da tempo Silvio Berlusconi e Matteo Renzi si parlano attraverso reciproci emissari. Pubblicamente continuano ad attaccarsi, ma grandi manovre sono in pieno svolgimento. Ad oggi la media dei sondaggi attribuisce al Pd il 30,3%, a Fi il 12,7 e a Ncd il 3,1. Totale 46,1. Un'eventuale alleanza tra M5s (27,7%), Lega (13,1) e Fdi (4,6%) prenderebbe, oggi, il 45,4. Nessuno dei due assembramenti arriverebbe comunque al 50% dei seggi. Il che significa che, in ogni caso, sarà molto complicato dare un governo stabile al Paese.

Uno vince da solo

La seconda ipotesi, e anche la più remota alla luce delle attuali difficoltà di entrambi i partiti maggiori, è che uno tra Pd e M5S riesca a prendere da solo il 40% alla Camera e quindi il premio di maggioranza che gli permette di governare. Oggi, tuttavia, né il Pd né il M5s si avvicinano a questo obbiettivo e viaggiano entrambi intorno al 30%. In teoria il M5S è quello che dovrebbe puntare più di tutti gli altri a centrare comunque questo risultato. Le regole interne vietano infatti ogni tipo di alleanza (pre e post elettorale) e non c'è dubbio che la bocciatura del ballottaggio danneggi soprattutto il movimento di Grillo che, fino alla vigilia della sentenza della Consulta, era dato quasi sicuramente vincente in uno scontro diretto con il Pd al secondo turno.

Coalizioni pre-elettorali

Ecco perché una delle modifiche da cui soprattutto Matteo Renzi trarrebbe in teoria i maggiori benefici (l'ipotesi di fare una coalzione mascherata da listone unico è veramente complicata da realizzare) sarebbe la trasformazione del premio alla lista in premio alla coalizione. C'è infatti differenza tra allearsi prima o dopo le elezioni. Alleandosi dopo non è affatto detto che il leader del partito più forte diventi anche presidente del consiglio. Con una coalizione che si presenta unita alle elezioni invece Renzi potrebbe ottenere l'investitura di candidato premier attraverso le primarie. In questo modo potrebbe fare a meno dell'alleanza con Berlusconi e federare di nuovo le varie forze del centrosinistra come all'epoca dell'Ulivo di Prodi a cui in tanti dentro e fuori il Pd guardano ancora con grande nostalgia.

© Riproduzione Riservata

Commenti