La verità di Maurizio Lupi su grandi appalti e corruzione
ANSA /Massimo Percossi
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La verità di Maurizio Lupi su grandi appalti e corruzione

Il Minsitro non si dimette e ritiene di poter spiegare al Parlamento di aver agito nella massima correttezza. I dubbi della politica

Ritiene di poter spiegare, Maurizio Lupi. E convincere il Parlamento di aver sempre agito, da ministro, "con la massima trasparenza e correttezza". Perciò per ora non fa nessun passo indietro. Anzi, spiega Angelino Alfano, "non ci ha mai pensato". Non si dimette.

Lupi: "Non mi dimetto"

Nonostante la contestazione in Aula dei 5 Stelle e l'urlo "vergogna" che lo accoglie nella sua Milano. Nonostante dalle carte dell'inchiesta sui grandi appalti emergano nuove connessioni sue e dei suoi familiari con alcuni degli arrestati. Nonostante il Pd prenda le distanze, dichiarando che "valuterà'" se sfiduciarlo. "Il governo mi appoggia. Renzi non mi ha chiesto" di lasciare il ministero, assicura Lupi. Già venerdì, probabilmente, riferirà alla Camera.

Il silenzio di Renzi

Matteo Renzi per ora in pubblico continua a tacere sulla vicenda giudiziaria che lambisce il suo governo. Potrebbe parlare in occasione dell'informativa alla Camera sul Consiglio a Bruxelles. Ma il premier, dopo un faccia a faccia martedì notte, lascia che a fare le sue valutazioni sia il ministro. Lupi non è indagato e, nell'interrogatorio di garanzia in carcere, l'ex superdirigente del ministero Ercole Incalza afferma di aver avuto con lui "solo rapporti istituzionali".

Ercole Incalza: chi è il grande vecchio delle opere pubbliche italiane


Ma da Firenze i faldoni dell'inchiesta restituiscono nuovi dettagli sui rapporti dell'esponente di Ncd con alcune delle persone arrestate per quella che i magistrati definiscono come una "devastante corruzione sistemica nella gestione dei grandi appalti pubblici". Non solo, secondo i pm, Lupi ha chiesto a Incalza di trovare lavoro al figlio Luca, ma un altro indagato, Francesco Cavallo, ha pagato alla moglie del ministro un biglietto aereo di 447,03 euro per andare da Milano a Bari a una convention di Ncd. Cavallo inoltre si è attivato per "una cena volta a reperire fondi" e ha fatto regali di Natale al ministro, inclusi "abiti sartoriali".   

Lupi sostiene di poter spiegare

Lupi assicura di poter spiegare ogni circostanza. E in mattinata, a margine di un evento dell'Expo, dopo aver incassato la contestazione di alcuni cittadini, dichiara: "Non ho mai fatto pressioni per chiedere l'assunzione di mio figlio, anche perchè non ne aveva bisogno". E in relazione a un Rolex ricevuto in dono dal figlio, ribadisce: "Non avrei mai accettato un orologio". "Ritengo di non aver fatto nessun gesto sbagliato e irresponsabile - afferma - Se si dimostrerà esattamente l'opposto ne prenderò atto e chiederò scusa a tutti".

Ma il M5S definisce "indecorosa" la sua scelta di non lasciare. E quando il ministro nel pomeriggio risponde alla Camera al Question time, il grillino Carlo Sibilia, poi espulso, protesta agitando un orologio. Lupi, che ostenta tranquillità, replica: "Ritengo doveroso e indispensabile quanto prima fare chiarezza. Ma confermo di aver agito con correttezza con l'obiettivo di garantire un'efficiente realizzazione delle opere".

La mozione di sfiducia di Sel, M5s e Lega contro il ministro non puo' essere calendarizzata prima della prossima settimana, ma una riunione dei capigruppo convocata per domani dovrebbe fissare per venerdi' una sua informativa alla Camera. "Noi lo sosteniamo, abbiamo piena fiducia in lui", dichiara Angelino Alfano, che con tutta Ncd difende a spada tratta Lupi. Anche Forza Italia mantiene una posizione garantista. Ma il Pd di Renzi mostra più di una perplessità. "Ascolteremo il chiarimento del ministro - dichiara il presidente Matteo Orfini - poi faremo le nostre valutazioni". Ma la minoranza dem continua a invocare un passo indietro del ministro, evitando di sottoporre la maggioranza alla prova del voto di una mozione di sfiducia. "La vicenda del Rolex non va bene, sono perplesso e preoccupato. Renzi traccheggia ma il problema va affrontato", dice Cesare Damiano. Mentre Beppe Grillo ci va giù duro: "Altro che scatola di tonno...il Parlamento è una tonnara".

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