Verdini e il sostegno a Renzi: l'obiettivo è l'Italicum

Il gruppo dei senatori di Ala ha votato contro la sfiducia al governo sul caso Etruria. Una strategia che punta a molto lontano

Renzi-Verdini

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Denis Verdini in Senato - Roma, 20 Gennaio 2016 – Credits: ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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Che il passatempo preferito dalla sinistra dem nemica di Matteo Renzi sia quello di abbaiare alla luna è cosa risaputa. Che il giorno del doppio voto sulle mozioni di sfiducia presentate da centrodestra e M5S sul caso Etruria, riferendosi all'apporto dei verdiniani Roberto Speranza riproponga la solita minaccia: “Se lui entra, il partito è morto”, fa sorgere il dubbio che Roberto Speranza ieri non abbia seguito quello che accadeva in Aula al Senato e che quindi non si sia accorto che il governo avrebbe avuto la maggioranza anche senza i voti di Verdini.


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Al Senato la maggioranza assoluta è di 161 voti e ieri, in base alle assenze, ne servivano 141. Il governo ne ha ottenuti 178 contro la mozione presentata dal centrodestra e 174 contro quella dei grillini. Calcolatrice alla mano i 17 senatori di Ala presenti (in tutto sono 18) non hanno fatto la differenza.

 

Certo, l'altro giorno quando si trattava di dare il via libera alla riforma costituzionale, la truppa dell'ex braccio destro di Silvio Berlusconi è stata altroché se determinante. Quindi è anche comprensibile che le lamentele del delfino di Pier Luigi Bersani per un possibile inquinamento delle acque del Pd (ma quando mai sono state veramente limpide se proprio il Pd è nato da una fusione a freddo tra partiti che venivano da tradizioni opposte?) non possano silenziarsi all'improvviso solo perché, questa volta, con o senza Verdini il governo ce l'avrebbe fatta comunque.

Solo che la domanda è: ma Verdini pesa di più oggi che offre i suoi voti a Renzi di ieri quando li offriva a Letta?

Oggi come ieri
Non sono mai troppe le volte in cui è utile ricordare che gli stessi che oggi gridano all'inciucio, alla deriva trasformistica, alla trasformazione genetica cui sembra condannato il Pd, sono gli stessi con cui Bersani votò la fiducia al governo Letta. Allora i voti di Verdini erano altrettanto determinanti di quanto siano o non siano oggi, ma per la sinistra dem evidentemente il loro valore simbolico è diverso.

Perché allora servivano a tenere in vita il governo guidato da uno dei loro, oggi quello del nemico numero uno Matteo Renzi. Il quale dimostra chiaramente di non avere alcun problema ad avvalersi del soccorso di Verdini oggi che non è più in Forza Italia come non ce l'aveva Letta quando Verdini stava dentro Forza Italia. Una differenza però c'è. E non è di poco conto.

La differenza con il governo Letta
Oggi la truppa di senatori di Ala non solo vota con la maggioranza, ma è entrata più o meno ufficialmente nella maggioranza. Non tanto per le tre vicepresidente delle commissioni che normalmente vengono assegnate a esponenti delle opposizioni, o perché c'è stato il voto a favore della riforma del Senato e quello contro la sfiducia. Verdini è ufficialmente entrato nella maggioranza perché con la maggioranza è ormai disposto a votare qualsiasi cosa.

Obiettivo Italicum
Ma qual è il fine? A cosa viene condizionato il disco verde che si accenderà ogni qualvolta Renzi ne avrà bisogno? Molti pensano che si tratti di poltrone. In realtà i verdiniani puntano molto più in alto, guardano al futuro. Vogliono far cambiare l'Italicum, fanno tutto questo affinché sia di nuovo introdotta la possibilità di assegnare il premio di maggioranza non alla lista bensì alla coalizione. Per allearsi con il Pd.

Visto che entrarci dentro risulta ad oggi oggettivamente improbabile. E se ciò non avvenisse? Se Renzi sta sfruttando il soccorso che l'ex braccio destro di Berlusconi gli offre per poi dargli il ben servito quando non dovesse più servirgli? È un rischio che Denis Verdini sta correndo e che in caso di fallimento i suoi non gli perdonerebbero.

Già oggi le truppe verdiniane sono attraversate da sospetti e malumori. Temono non solo di rimanere a bocca asciutta nell'immediato futuro per quanto riguarda ruoli di governo importanti, ma anche un domani se Renzi dovesse decidere di andare al voto già nel 2017 senza aver avuto tempo, o interesse, a cambiare la legge elettorale.

Decidendo di fidarsi di Renzi, il politico più inaffidabile in assoluto, Denis Verdini si sta giocando tutto. Probabilmente è troppo presto per sapere come andrà a finire. Se la temuta contaminazione contro cui la minoranza dem insorge avrà effettivamente luogo. Certo è che il ruolo assunto oggi da Verdini nel governo serve più al premier che a lui. Verdini infatti potrà dire di essere riuscito nella sua impresa, inaugurata con il Patto del Nazareno e passata attraverso l'addio a Forza Italia, solo il giorno in cui l'eventuale partito della nazione vedrà la luce. Ma la vedrà?

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