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Vendola assolto: tutti gli "svarioni" del gip contestati dalla procura

Giudizi durissimi dell'aggiunto di Bari sulla sentenza a favore del governatore

Foto di gruppo

Nella foto, dell'aprile 2006, Nichi Vendola e d il giudice Susanna De Felice (che lo assolse l'ottobre scorso dall'accusa di abuso d'ufficio) alla taverna Santos di Savelletri (Brindisi), per festeggiare i 40 anni di una comune amica

“Indebita”, “pesante” e “illegittima interferenza”, “intervento invasivo”, “procedura addomesticata”, “favoritismo in assenza di qualunque valido motivo di interesse pubblico”: con queste sferzanti motivazioni, nei giorni scorsi, il procuratore aggiunto di Bari Giorgio Lino Bruno ha presentato appello contro l’assoluzione, datata 31 ottobre 2012, del governatore pugliese Nichi Vendola, accusato di aver fatto riaprire i termini di un bando in favore di un primario che avrebbe infine ottenuto l’incarico in palio.

Un proscioglimento, quello deciso dal gip Susanna De Felice, che fu aspramente criticato dai pm Francesco Bretone e Desirèe Digeronimo, per un’ipotizzata vicinanza fra giudice e imputato, tanto da convincere la Procura di Lecce e il Csm ad aprire due procedimenti per verificare tali sospetti. Rapporti sempre negati dai diretti interessati, ma plasticamente confermati da un’inchiesta a puntate di Panorama, che a febbraio ha pubblicato foto e testimonianze sui frequenti incontri conviviali a cui parteciparono, in compagnia di amici comuni, Vendola o qualche suo famigliare e De Felice. Ora il procuratore aggiunto impugna la penna blu e sottolinea i presunti “strafalcioni” del gup, trattata come una studentessa al primo anno di giurisprudenza. Citando a campione: “l’argomentazione non è corretta”, “il giudice elude”, “si trincera”, “omette di approfondire”, “minimizza”, fa “inutili distinzioni”, cita “riferimenti non pertinenti”, ha un “erroneo approccio”, “non si vede come possa desumere l’insussistenza del fatto”.

Bruno non collega mai questi presunti svarioni a questioni personali, ma le accuse restano durissime. Per lui non si può non notare “l’evidente alterazione dell’iter procedimentale”, fase in cui non è “in alcun modo previsto un qualche apporto del presidente della giunta regionale”.

Sul punto il procuratore aggiunto riporta le dichiarazioni dell’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, coimputata di Vendola, la quale sostiene di aver provato a obiettare con il governatore che la riapertura dei termini del bando “sarebbe stata illegittima”, ottenendo in cambio questa rassicurazione: “Ti copro io!”. La donna decise di non ribattere: “In questa vicenda i toni adoperati da Vendola, normalmente gentili, erano spesso alterati. Ritenni che non potevo rifiutarmi di aderire alla richiesta del presidente. Io ero notoriamente un amministratore in quota Vendola”.

Infine Bruno desume “l’insussistenza dell’interesse pubblico” da una logica considerazione: il primario sponsorizzato da Vendola lavorava già per il servizio sanitario regionale e precisamente a Foggia. “Particolare, anche questo, trascurato dal giudice”.

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