Claudia Daconto

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Alla fine della partita, molto probabilmente solo una delle due leggi contenute nell'unico disegno presentato da Monica Cirinnà sopravviverà alla battaglia parlamentare che si è scatenata in questi giorni. Resteranno le unioni civili mentre le adozioni gay sembrano ormai destinate a soccombere.

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La discussione è sospesa, per richiesta del Pd, fino a mercoledì prossimo. Ma, canguro o no, è quasi scontato che, tra voti segreti e libertà di coscienza, la stepchild ha i giorni contati. Fuori e dentro il Parlamento c'è chi festeggia e chi si strappa i capelli. Ma vincitori e vinti vanno individuati su due piani, quello materiale e quello morale, che non necessariamente coincidono.

Alfano e Ncd
Moralmente e materialmente ha vinto senz'altro Angelino Alfano. E senza fare praticamente nulla. Il ministro dell'Interno e leader di Ncd ha deciso, fin dall'inizio, di fare un'opposizione ferma ma morbida sul ddl Cirinnà. Mai e poi mai avrebbe messo in discussione la tenuta della maggioranza e il suo ruolo nel governo per difendere la sacralità del matrimonio. Ma ha anche sempre detto che i suoi non avrebbero votato la legge.

Una battaglia di bandiera combattuta senza mai arrivare a imbracciare le armi in prima persona. Lasciando che fossero altri a farsi avanti ma giusto per salvare la faccia con gli ultimi brandelli di elettorato che gli sono rimasti fedeli. Ieri però era lui a sprizzare gioia da tutti i pori quando si è deciso il rinvio della discussione e il voto sul canguro. “Ha vinto il buon senso”, ha esultato, consapevole che le adozioni gay, almeno quelle, stavano finendo così in soffitta.

M5S
Vincitori morali anche i 5Stelle. Può sembrare un controsenso sostenerlo di fronte al doppio voltafaccia sulla libertà di coscienza e sul cosiddetto “canguro”, l'emendamento che in un solo colpo cancella tutti gli altri. Ma politicamente le cose stanno in un altro modo.

Dimostrandosi abilissimi nel destreggiarsi con tattiche e cavilli da prima repubblica, i grillini hanno conservato la linea del sì alla legge ma dicendo no al taglio degli emendamenti hanno infatti inferto un colpo micidiale al Pd dando la stura a tutte le contraddizioni interne a un partito che, non riuscendo a fare i conti con se stesso, dà la colpa agli altri quando l'operazione non gli riesce. Inoltre, prestando ascolto al famoso sondaggio sulla componente moderata del proprio elettorato, il M5S ha ottenuto anche il plauso delle gerarchie ecclesiastiche. Fattore che, per chi fa politica, ancora conta qualche cosa.

Vaticano
A brindare sono anche le alte sfere del Vaticano. Passino pure le unioni civili, ma il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali proprio no. Significherebbe, secondo questa lettura, sdoganare il matrimonio gay, le colonne d'Ercole da non oltrepassare. È vero che Papa Francesco non è mai entrato direttamente a gamba tesa sulla questione, ciò però non significa che sotto di lui non ci sia stato un gran lavorio in questo senso. 

Quando la scorsa settimana il presidente della Cei Angelo Bagnasco è intervenuto nella discussione raccomandando al Parlamento il voto segreto, l'iniziativa ha avuto l'effetto di ricompattare la schiera dei favorevoli alla legge. Così oggi le istanze cattoliche possono dire di aver avuto la meglio. Almeno per il momento perché, anche se nella legge che sarà partorita dal Parlamento non saranno incluse le adozioni gay, poi ci penseranno comunque i tribunali a riconoscerle con le loro sentenze.

Monica Cirinnà
Perdente sul piano materiale, in quanto autrice materiale del disegno di legge, Monicà Cirinnà. La sanguigna senatrice dem, paladina dei diritti delle donne e soprattutto degli animali, contava su numeri che non ci sono mai stati e ha addirittura creduto che i 5Stelle potessero fare un favore al Pd accettando di rendersi complici di una forzatura come il voto favorevole al canguro.

La fatica e l'emotività non trattenuta alla fine le hanno presentato il conto. Lettere accorate, notti insonni, ma alla fine la mozione dei sentimenti non è servita a fare breccia nelle coscienze di colleghi molto più scafati di lei. Dopo aver capito di essere finita nel sacco, prima ha annunciato il ritiro dalla politica e attaccato i colleghi di partito, “certi renziani che volevano un premietto”, poi ci ripensato e ha fatto marcia indietro: “resto”. È stanca, lo ha ammesso anche lei. E la stanchezza, in certi frangenti, si paga in lucidità.

Famiglie arcobaleno
Batosta materiale, più che morale, è quella che si sono beccate anche le famiglie arcobaleno. Sul piano culturale la loro battaglia l'hanno vinta. Nel Paese è ormai ampiamente diffuso il riconoscimento delle loro unioni. È in Parlamento che l'eco stenta ad arrivare. Hanno subito, da più parti, attacchi e offese gratuite.

Molti hanno sostenuto che le adozioni gay spalancherebbero la porta alla pratica dell'utero in affitto quando sono soprattutto le coppie etero a ricorrervi. Si è detto che con il via libera alla Cirinnà i gay potranno adottare bambini quando non sta scritto in nessuna parte di quella legge che ciò possa avvenire visto che la stepchild prevede solo l'adozione del figlio biologico del partner e non quella di altri bambini.

Ma soprattuto hanno scontato l'incapacità della politica a prendersi le proprie responsabilità. Saranno infatti i giudici a riconoscere loro diritti e doveri. Mentre il Parlamento continuerà a balbettare attirandosi ulteriore discredito oltre a quello che già da tempo lo circonda.

Canguro
Anche il canguro non sembra vedersela molto bene. Doveva rappresentare l'escamotage tattico per risolvere tutti i problemi. È stato invece un suicidio politico. Le opposizioni, a cominciare dal M5s, l'hanno percepito come il tentativo di mettere una pezza sulle divisioni interne al Pd che invece sono così deflagrate in tutta la loro evidenza.

Dopo giorni in cui, a cominciare dal presidente del Consiglio, era stata promossa la linea della prudenza più assoluta al fine di trovare una convergenza il più ampia possibile, adottare il metodo della tagliola degli emendamenti, tra l'altro ridotti a 500 dopo il ritiro di buona parte di quelli della Lega, è stato percepito come un modo per interrompere forzatamente il dialogo.

Matteo Renzi
Lo stralcio, praticamente scontato dell'articolo 5 della legge, rappresenterebbe per il premier la sua prima vera sconfitta in Parlamento. Una sconfitta di cui, scegliendo di non difendere mai la stepchild a viso aperto, è stato il principale artefice. Ha deciso infatti di lasciare, su questo punto, libertà di coscienza ai suoi, mandando in tilt il partito. Così facendo ha infatti restituito voce e forza ai cattodem e al M5S.

Lo ha fatto per calcolo politico? Per poter dare la colpa a loro se la legge venisse affossata in parte o in tutta la sua interezza? Ieri, commentando in Aula la situazione ha parlato dell'inaffidabilità dei 5Stelle, “con loro ogni discorso futuro è chiuso”, ha detto. Ma la verità è che con o senza i 5Stelle, la sua maggioranza non aveva e ancora non ha i numeri. Renzi non li ha trovati né fuori né soprattutto dentro i Pd. E il fatto più eclatante è che i contrari alle adozioni gay sono quasi tutti renziani della prima ora. Hanno esagerato, riconosce Renzi stesso senza risparmiare accuse anche alla sinistra dem, quella più intransigente che “continua a ragionare come se avessimo i numeri” e che anche ieri metteva nero su bianca la richiesta di votare la legge, “stepchild compresa”.

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