Unioni Civili: i veri motivi del no del M5S al canguro

I senatori grillini preferiscono mettere in difficoltà il PD piuttosto che procedere sul disegno di legge Cirinnà, da loro ampiamente appoggiato

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Il senatore del M5S Alberto Airola durante i lavori al Senato del ddl Cirinna' sulle unioni civili, Roma, 16 febbraio 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Nel giorno in cui la senatrice grillina Paola Taverna denuncia un presunto “complotto” del Pd per far vincere a Roma il Movimento 5 Stelle “per poi toglierci i soldi e farci fare brutta figura”, un vero complotto va in scena al Senato dove, per far perdere il Pd, il Movimento 5 Stelle annuncia il voto contrario all'emendamento che metterebbe in salvo le unioni civili.

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Resasi conto dell'enormità delle sue accuse, soprattutto perché confermano il sospetto che i grillini non vogliano davvero vincere Roma per paura di essere incapaci di governarla, la stessa Taverna in serata ha tentato una goffa marcia indietro sulle sue dichiarazioni. Mentre sull'altro fronte, i 5Stelle sembrano intenzionati a tirare dritto.

 


La giustificazione dei grillini
Prima il voltafaccia sulla stepchild adoption su cui i vertici pentastellati hanno fatto calare dal blog la mannaia della libertà di coscienza dopo aver letto i dati di un sondaggio secondo cui una buona parte dei propri elettori sarebbe contraria alle adozioni per i gay, adesso il passaggio nella schiera degli ostruzionisti.

Alberto Airola, il senatore che ha annunciato l'intenzione di non votare l'emendamento Marcucci pur essendo sempre stato tra i più favorevoli, ha garantito che i voti sulle unioni civili ci saranno ma che davanti a solo 500 emendamenti il ricorso al canguro non era più giustificabile e servirebbe, spiegano altri suoi colleghi, esclusivamente “a mascherare le difficoltà interne al Pd”.

Le contestazioni dentro e fuori il M5S
Se fossero stati ancora 5mila allora sì, ma dopo che la Lega ne ha ritirati circa 4.500, votare per il canguro avrebbe rappresentato una “forzatura” alla quale il M5S non intende aderire. Tuttavia in tanti, anche tra gli stessi grillini, contestano la scelta.

All'uscita da Palazzo Madama i senatori pentastellati vengono presi di mira dagli attivisti delle associazioni LGBT e in serata la rabbia esplode sul web: “il M5S si dimostra come al solito incapace di andare oltre i simboli e fare il bene di tanti italiani”, uno dei commenti più moderati. Nemmeno la giornata in Senato era filata via liscia. Non tutti i senatori coinvolti hanno accettato di buon grado il veto imposto sul canguro. Qualcuno, per esempio, ha minacciato di votare comunque a favore “a meno che da Milano (leggi: da Casaleggio) non arrivi un'indicazione precisa”.

Strategia per colpire il Pd
Ma la decisione sembra presa: “no al canguro, se il Pd non ha una maggioranza lo dica” tuona Luigi Di Maio su Twitter. Frasi con cui il vicepresidente della Camera svela il reale intento dei 5Stelle: mettere in difficoltà gli avversari anche a costo di sacrificare una legge che, a parole, hanno sempre detto di voler sostenere.

Ma così, nel tentativo di far venire a galla le contraddizioni interne ai dem, i senatori grillini finiscono per ritrovarsi imbrigliati nelle proprie, mostrando una volta di più la loro vera natura, quella di un movimento che da una parte si propone come forza di governo e dall'altra fa di tutto per non governare alcun processo sottraendosi anche alla responsabilità di dare all'Italia una legge sui diritti civili.

Grillini sempre più abili con i tatticismi
Il percorso del ddl verso l'approvazione finale appare oggi seriamente compromesso. Dire sì alla legge ma no al canguro per “non sporcarsi le mani” è infatti un totale non sense che si spiega solo con la progressiva trasformazione del movimento in un soggetto politico abile, quanto e più di molti altri, a destreggiarsi con i tatticismi della tanto vituperata vecchia casta politica. Se il ddl Cirinnà sarà affossato, Casaleggio e i suoi potranno infatti sempre dare la colpa a qualcun altro. Al Pd, soprattutto, reo di non essere stato in grado di trovare un accordo al proprio interno.

Perché il ddl ora è davvero a rischio
La certezza dei numeri, infatti, a questo punto non c'è più. E non c'è dubbio che, al netto delle mosse dei 5Stelle, la responsabilità maggiore di un'eventuale bocciatura ricadrebbero sulla maggioranza. La verità, però, è che anche se il Pd fosse unito, e non lo è, senza i voti del M5S, la Cirinnà non passerebbe comunque.

Lo stralcio delle adozioni per salvare le unioni
A questo punto, l'ipotesi più probabile, è che dal governo arrivi l'indicazione a stralciare l'articolo 5 sulla stepchild adoption. L'unico modo per allargare la schiera dei favorevoli, dentro e fuori il Pd, e garantirsi almeno l'approvazione delle unioni civili che per Matteo Renzi devono essere assolutamente riconosciute.

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