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Unioni civili: l'offensiva dei cattolici del Pd contro la stepchild adoption

Un documento alla Camera contro l'adozione e un emendamento pro-affido al Senato. Si scatena la bufera per la "lista di proscrizione" pubblicata da Gay.it

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Redazione

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I cattolici militanti dentro al Pd hanno lanciato un'offensiva in grande stile che minaccia l'intero impianto del ddl sulle Unioni civili.

L'offensiva mette in campo un emendamento pro-affido al Senato e un documento contro la stepchild adoption alla Camera.

L'operzione può contare su 37 deputati e - sostengono i Cattodem - almeno una trentina di senatori. Per ora però  tutto ciò non non sembra portare ad alcun cambiamento della linea ufficiale del partito: mantenere la stepchild in attesa del confronto in Aula.

Nel partito però lo scontro è duro e con il passar delle ore emergono ipotesi di un'ulteriore mediazione a partire dall'introduzione di un periodo di pre-adozione di 2 anni.

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Che l'aria fosse pesante si era intravisto già ieri sera, nel corso della 'bicameralina' del Pd presieduta dalla responsabile Diritti Micaela Campana.

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La stepchild è stata messa in discussione già mercoledì sera da più di un membro del comitato bicamerale del Pd dedicato ai diritti civili, presieduto dalla responsabile Diritti Micaela Campana.

Sebbene al termine della riunione l'art.5 che prevede la stepchild adoption sia rimasto intatto, sul tavolo sono state poste alcune ipotesi di mediazione: da quella di limitare la stepchild ai nati prima della registrazione delle unioni civili o ai nati da una precedente relazione (entrambi con la zavorra del dubbio di incostituzionalità) a quella di un periodo di 2 anni di 'pre-adozione', durante il quale il giudice minorile verifica se la nuova famiglia ne abbia i requisiti.

Resta da capire se la pre-adozione circoscriva o meno la stepchild ai figli nati da precedente relazione anche se, per ora, si resta solo nel campo delle ipotesi.

Dalla maggioranza Pd al Senato arriva infatti l'invito ad "abbassare i toni" e lavorare ad una eventuale mediazione nel merito, alla quale tra l'altro fa cenno anche il documento dei deputati Cattodem.

Stepchild da difendere
Nel frattempo, la linea del partito non cambia. "Il Pd non indietreggia nel suo impegno ad approvare" il ddl, assicura il vicesegretario Lorenzo Guerini laddove Walter Verini, membro del comitato Diritti, esclude che lo stralcio o l'affido rafforzato possano essere "un terreno di mediazione".

Ancor più netta Campana, che difende la stepchild e sottolinea: "l'asticella dei diritti sociali e civili non può scendere, il testo non si può fare a pezzetti".

Le liste dei contrari su Gay.it
Eppure l'offensiva dei Cattodem pone più di un dubbio sui numeri del fronte pro-stepchild al Senato, segnato ieri anche dal 'caso' Gay.it, che pubblica una lista di Dem che sarebbero contrari, scatenando una vera e propria bufera.

Il sito di Alessio De Giorgi, uno dei più noti imprenditori omosessuali italiani da sempre vicino al Pd, ha infatti pubblicato un articolo dal titolo: "27 (o 25) senatori Pd: se passa stepchild no a unioni civili. I nomi".

La lista, che dopo le smentite giunte da alcuni senatori Dem - e pubblicate sul sito - si ferma a 26 unità e include, in buona parte i Cattodem pro-affido. Ma anche tra quest'ultimi l'indignazione è alta. "Non ho mai detto che non avrei votato il ddl, anche con la stepchild", precisa Rosa Maria di Giorgi mentre il renziano Andrea Marcucci attacca: "è una lista di proscrizione". "Si parla di senatori, è solo un'operazione verità", e' la replica di Gay.it che, in ogni caso, apre la breccia al rebus dei voti in Aula.

"Chi si trincera nella stepchild mette a rischio l'ok alla legge", spiega Rosa Maria Di Giorgi, parlando di almeno 30 sostenitori all'emendamento pro-affido, sul quale, però, non è ancora iniziata la raccolta firme.

I centristi di Alfano in trincea
"Non vogliamo lo stop al ddl, ma cercare di tenere unito il Pd", recitano i Cattodem alla Camera ponendo più di un'incognita sul reale sostegno del M5S al ddl. E se Silvio Berlusconi ieri è tornato a bocciare il testo del ddl Cirinnà ribadendo che ci sarà libertà di coscienza, i centristi alleati di governo continuano nella loro trincea anti-adozione e anti-affido.

"La cosa migliore è lo stralcio", spiega Angelino Alfano laddove Maurizio Sacconi e Nico D'Ascola si appellano direttamente a Matteo Renzi e al presidente Sergio Mattarella. Ma al Colle si ribadisce che la linea è quella di non intervenire, anticipando giudizi, quando è in corso un dibattito parlamentare.

(ANSA).

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