Unioni civili, la blanda opposizione di Alfano

L'alleato di Matteo Renzi non ha alcuna intenzione di mettere davvero in pericolo la tenuta del governo

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Angelino Alfano (s) e Renato Schifani fuori Palazzo Chigi al termine della riunione sulle Unioni Civili, Roma, 12 Ottobre 2015. – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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Sono in realtà solo venticelli di guerra quelli che soffiano sulle unioni civili. La maggioranza per approvarle infatti c'è. Anche se non corrisponde a quella di governo. Una situazione niente affatto inedita visto che già in passato divorzio e aborto furono approvati grazie a convergenze di natura parlamentare diverse da quelle che tenevano in piedi gli esecutivi di allora.

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Per questo il via libero definitivo al ddl Cirinnà, che dovrebbe arrivare all'inizio del 2016, non comprometterà in alcun modo l'alleanza tra Pd e Ap. Lo stesso Angelino Alfano ha ribadito più volte che le decisioni su questo tema non avrebbero influito sulla vita di questo esecutivo cui egli è aggrappato a garanzia della sua stessa sopravvivenza politica.

Anche se l'incontro di ieri con Matteo Renzi a Palazzo Chigi non è servito a ricomporre le fratture. Nemmeno quella sui tempi. Il Pd infatti vuole, e otterrà, di mandare in Aula la riforma già domani, giusto in tempo per incardinarla prima dell'inizio della discussione sulla Legge di Stabilità che inizierà giovedì. Ncd puntava a un rinvio e a ulteriori modifiche al testo già sostanzialmente rivisto dalla prima firmataria, la senatrice dem Monica Cirinnà.

Lo scontro si concentra in particolare sulla stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio biologico del proprio compagno/a, dietro al quale i centristi intravedono il rischio dell'utero in affitto. Ma anche sulla reversibilità della pensione che di fatto equiparerebbe l'unione civile al matrimonio. Obiezioni che Alfano non può non elevare per poter poi comunque rivendicare di aver combattuto almeno una battaglia identitaria come quella contro le unioni tra omosessuali. Il minimo indispensabile per marcare una qualche differenza con il Pd.

Una battaglia condivisa da almeno una ventina di senatori dem che hanno pronto un emendamento per trasformare le adozioni in affido rafforzato fino alla maggiore età del bambino. Un tema che divide i due principali alleati di governo ma che riunisce le opposizioni. Oltre al Movimento 5 Stelle e a Sel, anche Forza Italia voterà sì alle stepchild adoption.

In un'intervista al Corriere Michela Vittoria Brambilla assicura oggi che il primo a essere favorevole sarebbe proprio Silvio Berlusconi.“Come vogliamo comportarci nel caso in cui il genitore biologico del minore dovesse morire? - chiede la deputata azzurra – Vogliamo portare il bambino in una casa famiglia o in un istituto? O, invece, lo vogliamo lasciare nella sua cameretta, con i suoi affetti, l'ambiente dove è cresciuto?”.

L'auspicio del premier è che proprio su questo aspetto si possa discutere “senza toni di furore ideologico l’uno contro l’altro, ma facendo lo sforzo di ascoltarsi, di cercare di trovare un punto di sintesi e noi lavoreremo per questo. L’importante è che la legge si faccia”. Per questo è importante, lo ha ribadito Renzi, che il testo arrivi il prima possibile in Aula dove, ha garantito, sul tema delle adozioni sarà concessa libertà di coscienza.


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