Bossi e Grillo, così vicini, così lontani

Molti commentatori hanno paragonato la Lega della prima ora ai grillini di oggi. Ma ci sono differenze abissali, anche tra i loro leader

Umberto Bossi in una manifestazione del 1990 (Credits: Ansa/foto)

Paola Sacchi

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Come Bossi, più di Bossi?  «Matto» per «matto» o mattatore per mattore antisistema, un paragone viene spontaneo tra Beppe Grillo e l'Umberto Bossi degli anni '90 che cannoneggiava da Pontida contro «Roma ladrona».

Certamente, Grillo è «più» di Bossi. In quanto a dimensione dei consensi: la lega Nord era ed è un movimento a dimensione territoriale. Anche se nacque come il Movimento 5 stelle con una vocazione volta scardinare l'intero assetto
politico. Quanto al «come» (Bossi), qualcosa di Grillo e dei suoi stop and go ricordano il Senatùr e la sua tecnica: sparlarla grossa per poi ammorbidirla. Grillo con una mossa a sopresa ha annunciato che andrà lui alle consultazioni al Quirinale, poi ha elogiato Giorgio Napolitano che ha difeso l'orgoglio nazionale dagli attacchi del candidato premier dei socialdemocratici tedeschi.

Nei palazzi della politica la mossa era stata letta come l'avvicinamento di Grillo a un accordo per un voto di fiducia a un governo Pd. Ma il giorno dopo, contrordine grillini: l'ex comico ha dileggiato "il mercato delle vacche" che avrebbe aperto il leader del Pd. Umberro Bossi sparava a Pontida che c'erano 300.000 bergamaschi pronti a intervenire e il giorno dopo scendeva a Roma per trattare la partecipazione leghista al governo. In nome della stella polare federalista.

Grillo e i grillini dicono che vogliono entrare nel Palazzo per far fuori la casta e fare soprattuttutto "una rivoluzione culturale". E qui emerge la differenza nei programmi, sempre chiaro quello del Senatùr, generalista e dal sapore sessantottino o con tratti autoritari e neogiustizialisti dipietreschi, quello di Grillo. Non a caso Gianroberto Casaleggio rivendica "la fantasia al potere".

Ora ci si chiede come si concretizzeranno politicamente i "vaffa" grillini, in che modo insomma l' essere politicamente scorretto di Grillo approderà alla costruzione di qualcosa di concreto da offrire agli italiani. Bossi urlava: " Una pallottola  dalle mie parti costa solo 300 lire". E minacciava una secessione ma solo, come spiegò una volta a Panorama, "per ottenere la devoluzione". Metteva su gazebo e procalamava la nascita della Repubblica padana. In feste di popolo allegre e un po' goliardiche.

Bossi aveva battute dal sapore maschilista ma carnevalesco: "La Lega ce l'ha duro...". Oppure rivolto a Margherita Boniver: "Boniver, bonassa,...". E la stessa Boniver sotto sotto un po' ci rideva.

Grillo, invece, espelle a freddo Federica Salsi per via del "punto g dei talk show". E a Salsi non può strappare neppure una risata, perché la terminologia di Grillo, a differenza di quella del Senatùr, suona nella sua modernità fredda e cattiva. Bossi era «popolano», come lui stesso ha amato sempre definirsi, figlio di una portinaia, che forse anche oggi continua a fregarsene di internet, perché il suo partito era ed è comunità in carne ed ossa, dove ci si ama e ci si odia, ma ci si conosce, mentre i grillini ammettono che loro neppure si conoscono in molti casi, sono solo spesso l'uno per l'altro un nome intercettato sulla rete gestita da Casaleggio.

Le sparate di Bossi non erano rancorose. E lui stesso era il primo a divertirtsene. Bossi tranciava i giornalisti con battute del tipo: "Siete tutti dei testa di c...". Oppure: "Pelandroni romani...". Accompagnando le parole con un eloquente gesto che significava: "Che p....". Salvo subito dopo stemperare l'attacco in un mezzo sorriso.

Grillo no. Grillo e il sessantottino Casaleggio, con i loro monclair, occhialetti e capelli lunghi da maestro Sufi (Casaleggio) o la chioma bianca da ayatollah (Grillo), i giornalisti li cacciano, punto e basta. E i giornalisti  per loro non possono provare neppure quella simpatia che era inevitabile avere per il popolano in canottiera, anni '50, da muratore. Se il Nord oggi è in mano a un tris di governatori leghisti è grazie a quel popolano. E a un avvocato varesino, Roberto Maroni, anche lui di origini sessantottine, ma  distante mille miglia dal sulfureo Casaleggio. Neo-governatore lombardo che ha battuto il territorio, senza rete.

Di Grillo,invece, costa resterà?

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