Politica

Mentre la De MIcheli tratta con Atlantia la gente in Liguria paga con le code ed i pedaggi

Dopo aver annunciato la fine lavori per il 10 luglio oggi il ministro De Micheli ci regala una nuova data, il 5 agosto. L'ennesima promessa non mantenuta dell'esecutivo degli annunci senza tempo

Chissà se mentre è seduta al tavolo delle trattative con Atlantia e minaccia ancora una volta la revoca della concessione, il Ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, si ricorda che oggi, venerdì da bollino nero per le autostrade con decine di migliaia di persone dirette al mare, i cantieri stanno di fatto isolando la Liguria. Da due mesi con migliaia di automobilisti, spesso pendolari del weekend, costretti a passare da Torino, allungando il percorso di 100 e più km senza nemmeno uno straccio di sconto nel pedaggio….

Chissà se si rende conto che alla fine, mentre si cerca un accordo economico tra chi lascia (i Benetton) e chi subentra (lo Stato) rischiamo di dover pagare non solo con il nostro tempo ma anche con il nostri soldi i danni della gestione passata. Chissà.

E chissà cosa accadrà lunedì, quando il Presidente della Repubblica inaugurerà il Ponte San Giorgio, il nuovo Ponte di Genova (due anni dopo la tragedia costata la vita a 43 persone). Ci aspettiamo il solito discorso di Conte in cui, con la consueta enfasi, ci dirà che il Ponte "è il simbolo dell'Italia che riparte, dell'Italia del fare…" dimenticandosi magari che a 10 km di distanza ci saranno ancora tir e auto in coda bloccate dalle colpe di chi (Aspi) per anni ha gestito male senza fare manutenzione gallerie e viadotti e le colpe di chi (il Ministero dei Trasporti) oggi ha gestito male le norme e le tempistiche dei lavori.

Fatti che raccontano molto di questo governo e del suo modo di fare. Su tre fronti.

Il primo è legato agli annunci. Conte deve aver contagiato tutto il suo esecutivo in questa pratica da diretta tv. Annunci, parole roboanti (in questi mesi ha usato termini come "bazooka", o frasi come "la madre di tutte le riforme" etc etc etc) che durano il tempo di una diretta social. Poi arriva la realtà e il bazooka diventa una cerbottana mentre la madre di tutte le riforme al massimo è una nipotina di terzo grado.

Il secondo fronte è legato al "tempo". Questo esecutivo ha la straordinaria abilità di non considerarlo. Peccato che far slittare di un mese la data di fine lavori delle autostrade di una intera regione non è cosa da poco. Non è un gioco. E' un disastro, sociale ed economico. Basta chiedere alle migliaia e migliaia di persone che ogni giorno perdono ore del proprio tempo tra uno scambio di corsia ed un altro. Basta parlare con chi ha deciso di andare altrove a far le vacanze, anche se in Liguria ha la seconda casa "ma non voglio perdere 7 ore per fare 200km…". Basta ascoltare gli albergatori, i ristoratori, chi in quella regione vive di turismo che dopo aver subito i disastri del coronavirus deve combattere anche con lo Stato e chi gestisce (male) la rete autostradale.

Drammi veri, disastri economici, problemi personali che però vengono archiviati così, cona una nuova promessa, come nulla fosse, senza nemmeno le scuse (dovute). Come per i ritardi nella concessione del bonus da 600 euro (mesi per averli) o per la Cassa integrazione (altri mesi) o i prestiti alle imprese (mai arrivati).

Il tempo, caro governo, conta. Un giorno solo a volte conta tantissimo, soprattutto quando le cose come adesso vanno male.

Il terzo aspetto è la credibilità di questo governo. Che purtroppo, caro ministro, è ormai a zero. Sarebbe bellissimo se il 5 agosto si potesse percorrere i 220 km. che dividono Milano da Alassio, riviera di Ponente, nelle abituali due ore. Ma, dovessimo scommettere un euro, lo metteremmo sull'ennesimo rinvio. Perché a furia di non mantenere le promesse la gente fa una sola e semplice cosa: smette di crederci, anzi, smette di credervi.

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