Il test della riforma del Senato

Ad Arcore Berlusconi e Salvini studiano un asse comune, mentre Renzi rinsalda il patto con Alfano. Oggi alla Camera la prova dei fatti

MAtteo-Renzi

Il primo ministro italiano, Matteo Renzi – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Redazione

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Dopo le schermaglie verbali, la prova dei fatti: da oggi alla Camera si misureranno gli effetti della rottura del patto del Nazareno nel voto sulla riforma costituzionale del Senato, delle province, del titolo V. E allora si vedrà, è convinto Matteo Renzi, che la maggioranza regge e può far da sola, a dispetto dell'ostruzionismo. Anche se ci volesse qualche giorno in più, si traccerà una linea netta, davanti al Paese, tra chi lavora per cambiare e chi lavora per frenare, tra i moderati e gli estremisti. A quel punto, sarà lo  stesso Silvio Berlusconi a pesare (e forse ripensare) la scelta di rilanciare l'alleanza con Matteo Salvini.

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Ma all'indomani dell'incontro di Arcore che ripropone l'asse tra Forza Italia e Lega, il premier rinsalda anche il patto di  governo con Angelino Alfano, in un faccia a faccia a Palazzo Chigi. L'incontro, raccontano da Ncd, lo avrebbe chiesto il ministro dell'Interno per rispondere alle preoccupazioni dei suoi. Dentro Area popolare si sarebbe infatti diffusa la convinzione che il presidente del Consiglio sarebbe disposto a sterzare a sinistra su alcuni temi, per provare a smorzare la battaglia della minoranza Pd sulla legge elettorale.

Una voce preoccupante per gli alfaniani soprattutto in relazione a un tema come quello delle unioni civili, che il leader del Pd è  determinato a portare avanti al Senato nelle prossime settimane, ma che rischia di spaccare Ncd.

Le richieste di Alfano

Alfano avrebbe fatto presente a Renzi la necessità di tenere insieme il suo partito, all'indomani della spaccatura sul Colle, soprattutto al Senato dove forte è la componente cattolica. Di qui la richiesta al premier di non "stressare" troppo alcuni temi divisivi per la destra, anche in vista di elezioni regionali nelle quali Ncd potrebbe trovarsi di nuovo da sola, schiacciata - come già in Calabria - tra FI e Pd (tanto che come extrema ratio non si esclude neanche un sostegno ai candidati dem).

Nell'incontro durato un'ora, il ministro dell'Interno,  spiegano i suoi, avrebbe insistito su temi nell'agenda di governo come la sicurezza, le infrastrutture, il welfare, il sud, la delega fiscale. E su alcuni obiettivi come l'omicidio stradale e l'assistenza ai bambini portatori di handicap. All'alleato di governo il premier avrebbe chiesto a sua volta garanzie sulla tenuta dei suoi in Parlamento. Perchè sulle  riforme, come sugli altri provvedimenti del governo, al Senato i 36 di Ncd-Udc sono determinanti. Anche se alcuni di loro, circa una decina, avrebbero fatto già sapere, nei colloqui con i colleghi Pd, di essere comunque dalla parte del governo. E con un manipolo di moderati di FI potrebbero costituire quell'area di "stabilizzatori" pronti a puntellare l'esecutivo.

Ma se Berlusconi cerca di estremizzare lo scontro con il governo puntando ad una alleanza con Salvini, i renziani provano a traquillizzare Alfano convinti che la mossa del leader di Forza Italia non potrà che rafforzare le componenti moderati e riformatrici, ora al governo.     

Berlusconi

Quanto a Berlusconi, neanche l'intesa con "l'altro Matteo"  mette davvero la parola fine al patto del Nazareno, secondo i dem. E anche se una rottura si consumerà questa settimana alla Camera sulla riforma costituzionale, sull'Italicum i renziani lasciano aperta la strada a un ripensamento. Tant'è che qualche parlamentare non esclude che l'approvazione della legge alla Camera possa essere rinviata a dopo le regionali di maggio, sia per evitare strumentalizzazioni da campagna elettorale, sia per rassicurare gli alleati che non c'è la volontà di andare alle elezioni anticipate quest'anno.

Sulla legge elettorale dal Nazareno puntano fin all'ultimo a recuperare FI. Anche per spuntare le armi della battaglia annunciata dalla minoranza Pd sulle preferenze.

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