Politica

TAV: Chiara Appendino va sull'Aventino

Il comune di Torino uscirà dall'Osservatorio sulla linea dell'Alta Velocità. Un modo per blandire i No-Tav più accesi del suo partito

Chiara-Appendino

Paolo Papi

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Il sindaco di Torino Chiara Appendino ha spiegato che la mozione M5S che impegna l'amministrazione cittadina ad abbandonare unilateramente l'organismo istituzionale consultivo sulla TAV «non è una posizione ideologica». Anzi, secondo il successore di Piero Fassino, «la mozione ci aiuta a spiegare perché siamo fortemente contrari alla Tav, un investimento che anche alla luce dei benefici previsti non riteniamo necessario o prioritario e pensiamo che quelle risorse andrebbero investite meglio».

In realtà bisognerebbe ricordare alla giunta M5S che uscire da un organismo istituzionale dove sono presenti il governo centrale e le comunità locali,  in nome di una presunta «chiarezza politica», non aiuta affatto a fare «chiarezza». Lascia semplicemente il campo totalmente libero a chi ha sempre sostenuto l'utilità della Torino-Lione e toglie invece, a chi ha  sempre criticato modalità e finalità dell'opera, un'importante sponda dentro le istituzioni. La democrazia funziona, o dovrebbe funzionare, in questo modo.

Ritirarsi indignati sull'Aventino, anziché cercare faticosamente di condizionare i lavori della Torino Lione, non signica «fare politica». Significa  scegliere di sventolare in piazza una bandiera, piuttosto che provare a condizionare politicamente le scelte che ci sono davanti. È il vizio giacobino, travestito nel caso della cittadina-sindaca di cordialità e seriosità sabauda, che attaglia da sempre il partito di Grillo.

In realtà il sospetto è che questa mossa di Appendino abbia un solo significato, tutto interno al Movimento: rassicurare i movimentisti più accesi del suo partito, ai quali qualcosa - in termini politici - bisognava pur dare dopo aver fatto loro digerire, per chiudere il bilancio,  tutte le delibere della  giunta Fassino.

C'è poi un'altra questione che suona demagogica nella spiegazione fornita dal sindaco: non è vero che i denari per la TAV (sulla cui utilità - sia chiaro - è lecito dubitare) potrebbero essere «investiti meglio» per far crescere la città metropolitana. Semplicemente perché la Torino Lione è integralmente finanziata dalla fiscalità generale e dall'Europa e non tocca affatto le finanze locali.

È possibile, certo, sostenere che l'opera violenta il territorio, che è un progetto inutile alla luce di un calcolo tra costi e benefici, che l'idea nasce nel 1991, in un'altra era geologica, quando non c'era ancora l'Europa, come un progetto per il traffico merci divenuto in corsa una linea per trasportare i passeggeri. Sostenere però che questi finanziamenti possano essere dirottati sul  territorio della città metropolitana è semplicemente un azzardo.



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