Le tappe della corsa al Quirinale

Ormai ci siamo: il presidente Napolitano vicinissimo alle dimissioni. Entro i primi di febbraio l'elezione del nuovo inquilino

Napolitano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lascia il Senato al termine del Concerto di Natale, eseguito dall'Orchesta Regionale Filarmonica Veneta, diretta dal M° Diego Basso, oggi 21 dicembre 2014. – Credits: ANSA/Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica - ANSA

Claudia Daconto

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Con l'annuncio del 18 dicembre sulle sue “imminenti” dimissioni, Giorgio Napolitano ha dato il via a una sorta di “mese bianco”. La Costituzione ne prevede in realtà sei, quelli durante i quali il capo dello Stato non può più sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Ma tutto, dal giorno della sua rielezione, ha assunto il carattere della eccezionalità. E comunque, quella di un'eventuale esercizio del più importante dei suoi poteri è sempre rimasta, in quest'ultimo anni e mezzo, un'ipotesi irrealizzabile visto che lo stesso Napolitano aveva fin da subito fatto sapere di non avere alcuna intenzione di esercitare ancora quella facoltà.


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E tuttavia nessuno, prima di lui, è apparso mai tanto influente. Non a caso gli è stato attribuito il soprannome di Re Giorgio. Mai la sua autorità ha subito un affievolimento, anzi, è sempre aumentata con il passare del tempo e il complicarsi dello scenario politico. Tanto che anche recentemente il premier Matteo Renzi lo aveva pregato di restare al suo posto almeno fino all'apertura dell'Expo di Milano in maggio. Ricevendone in cambio un garbato ma fermo rifiuto. Cosa succederà allora da giovedì mattina, il giorno dopo il suo questa volta davvero ultimo discorso di fine anno?

Il trasloco

Il trasloco bis è già in corso. Gli scatoloni già riempiti e svuotati ad aprile dell'anno scorso, stanno per essere riportati al piano nobile della Presidenza. Una parte delle carte e dei documenti personali del futuro ex presidente sarà trasferita a Palazzo Giustiniani nell'ufficio destinato a Napolitano in qualità di senatore a vita. Un'altra riprenderà la via della sua casa di proprietà in via dei Serpenti, nel rione Monti, dove saranno portati anche alcuni mobili acquistati negli ultimi anni.

La lettera di dimissioni


Trattandosi di un "atto personalissimo" del presidente, esso è l'unico che non ha bisogno di una controfirma del governo. Tuttavia i vertici delle istituzioni saranno avvertiti, preventivamente, per cortesia appunto istituzionale. La lettera che li informerà sarà dunque consegnata al presidente della Camera Boldrini che ha l'obbligo costituzionale di convocare il Parlamento in seduta congiunta per l'elezione del successore; e quindi al presidente del Senato Grasso che immediatamente assume la "supplenza" e si trasferisce a Palazzo Giustiniani.

Gli appuntamenti politici

Il 7 gennaio il ddl sulle riforme (elettorale e del Senato) arriva in Aula per la discussione finale. Il 13 gennaio Matteo Renzi terrà la conferenza stampa a conclusione del semestre italiano di presidenza Ue. Il 22 gennaio vertice Italia-Germania a Roma con Angela Merkel. Il 30 gennaio possibile voto finale sul ddl riforme.

L'annuncio pubblico delle dimissioni

Se non succederà già prima, da metà gennaio Giorgio Napolitano potrebbe annunciare ufficialmente le sue dimissioni in qualunque momento. A quel punto seguirà la convocazione dei consigli regionali per l'elezione, entro 15 giorni, dei rappresentanti delle Regioni tra i grandi elettori. Ogni Regione avrà tre delegati tranne la Valle d'Aosta cui ne spetta uno solo.

L'elezione del nuovo presidente

Il Presidente della Repubblica sarà eletto, a scrutinio segreto, dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. La convocazione potrebbe essere fissata per il 2 febbraio. Nei primi tre scrutini saranno necessarie 672 preferenze, ossia la maggioranza di due terzi dei votanti. Dalla quarta votazione il quorum scenderà a 505, ossia la maggioranza semplice dei votanti.

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