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Sulla Diciotti, Salvini misura la sua forza

Attorno alla nave, prove di forza tra il ministro dell'Interno, gli altri membri dell'esecutivo, la magistratura e il Colle. L'Europa è in fondo alla lista

Matteo-Salvini

Sara Dellabella

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"Loro possono scendere, gli altri si attaccano". Così Matteo Salvini in un post su Facebook ha acconsentito allo sbarco dei 27 minori non accompagnati presenti sulla Diciotti, la nave della Capitaneria di porto che da due giorni è ferma al molo di Catania con 177 migranti a bordo senza poter procedere allo sbarco.

Una pagina, l'ennesima, della "non emergenza" migranti del 2018. Perché i dati consultabili sul sito del Ministero dell'Interno mostrano che rispetto al 2017 gli sbarchi si sono ridotti dell'80 per cento.

Quest'anno in Italia sono arrivate circa 19 mila persone contro le 98 mila dell'anno scorso. E sommando per eccesso, i numeri delle persone presenti sulle imbarcazioni che il nostro ministero ha bloccato, respinto, minacciato di rispedire al mittente non si arriva a mille unità.

Così come quelle 177 persone ferme a Catania non sono oggettivamente un problema per il nostro sistema di accoglienza e neppure per l’Europa, dove con questo atteggiamento muscolare si rinforzano solo le posizioni di chi in altre parti dell’Unione in questi mesi ha costruito muri e rafforzato gli eserciti ai confini nazionali.

L'emergenza soffiata sui social

Quindi l'emergenza dov'è? E se fosse stata vera emergenza il Ministro dell'Interno, anzichè stare in Trentino, forse sarebbe stato a Catania.

Così la Diciotti e i suoi migranti diventano l'ennesima occasione per una propaganda da salotto in barba alle normative, ai codici etici e al rispetto dei diritti umani come ha fatto notare qualche giorno fa il Garante delle persone detenute, Mauro Palma.

Ma a chi nelle ore scorse ha provato a contrapporsi alle direttive del ministro sono stati destinati post e dirette Facebook dal tenore "io sono io, e voi non siete un ..."

Il primo bersaglio dell’invettiva leghista è il Presidente della Camera Roberto Fico, l’unico grillino che ha alzato il dito contro il divieto di sbarco imposto dal Viminale. Come non bastasse dopo la replica, Fico si è beccato anche lo sfottò "ha lo stesso ruolo che aveva Boldrini. Penso che questo ruolo non porti fortuna".

Così la polemica si è trasformata in quella da bar sport di una domenica di agosto senza campionato da commentare. Gli stessi toni sono rivolti ai magistrati di Agrigento che hanno aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona e come fa notare un ex parlamentare, giornalista e scrittore, Gianrico Carofiglio su Facebook “nella deprecata ipotesi che qualcuno muoia sarà configurabile anche l’omicidio volontario con dolo eventuale”. Ma il Ministro non sembra preoccuparsi manco stavolta rendendosi disponibile a essere interrogato dai pm.

Insomma, Salvini non arretra, anche se dal Quirinale trapela l’irritazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, seppure cautamente sta cercando di sbloccare la situazione. Anche perché, francamente, è abbastanza ridicolo che una nave appartenente allo Stato italiano sia bloccata in un porto italiano.

Stavolta non siamo di fronte ad una "pericolosa" ong da boicottare a tutti i costi e la solita retorica contro le navi straniere che scaricano i migranti nei nostri porti non funziona più.

Quindi abbiamo una nave dello Stato, con personale statale (pagati dai contribuenti) ferme in un porto italiano per la presa di posizione di un Ministro che tra l’altro è finito in un’indagine della procura di Agrigento.

La nave in quarantena

Intanto sulla nave, molti dei migranti hanno la scabbia, che è una malattia dermatologica che potrebbe essere curata con delle pomate in condizioni normali e che invece non possono ricevere assistenza. E sul perché non si proceda alle visite mediche lo spiega bene, in una nota, il deputato radicale Riccardo Magi che ieri a Catania ha provato a salire a bordo senza successo.

 "Si sta utilizzando come escamotage per giustificare lo stallo la 'bandiera gialla', cioè il fatto che ancora non sia avvenuta l'ispezione medica necessaria per il via libera allo sbarco", spiega - "In questo modo nessuno può salire o scendere dalla nave per motivi precauzionali".

Il movimento degli arancini

Intanto, al molo di Catania si sono presentati i catanesi muniti di arancini per i migranti a bordo. Un’iniziativa partita dalla cittadinanza per rivendicare il ruolo di una città aperta e accogliente che da troppi giorni sta assistendo allo stallo dell’umanità. 177 arancini che sono diventate nella loro semplicità un simbolo di accoglienza, amicizia in mezzo ad un mare di dichiarazioni, spesso senza senso. Così ieri, sul molo insieme ai catanesi, c’erano il segretario del Pd, Maurizio Martina che ha definito Salvini "un bullo", e il dem Davide Faraone.

Intanto "da ministro e da padre" (così ha detto Salvini) a 27 minori è stato concesso lo sbarco. Ecco di fronte a questa genitorialità sbandierata a giorni alterni, qualcuno faccia notare che padri lo si è sempre anche quando i figli crescono e hanno 20-30-40 anni.

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