Edoardo Frittoli

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In vista delle elezioni politiche fissate per il 4 marzo 2018, ripercorriamo sinteticamente la storia delle 17 tornate elettorali della storia italiana, dal 1948 al 2013. Da De Gasperi a Renzi. 

18 APRILE 1948

Furono le prime politiche dell'Italia repubblicana dopo l'entrata in vigore della Costituzione. A soli tre anni dalla fine della guerra, il Paese vive un clima di fortissima contrapposizione ideologica, specchio della divisione mondiale nei due blocchi protagonisti della Guerra Fredda appena iniziata.

I Comunisti erano già stati estromessi dalla compagine di governo e si era già consumata la crisi di uno dei partiti chiave della Resistenza: il Partito d'Azione.

Il Presidente del Consiglio, il democristiano Alcide De Gasperi, gettava le basi della futura egemonia del partito di maggioranza con un viaggio negli Stati Uniti compiuto nel 1947, dove era tornato con le prospettive del Piano Marshall e la rassicurazione degli aiuti americani nella ricostruzione italiana, garantiti dall'incontro con Harry Truman.

A rafforzare in maniera determinante la propaganda democristiana contribuì il Vaticano di Pio XII anche per voce dei Comitati Civici di Luigi Gedda, che indussero i fedeli a considerare il voto per i comunisti come un peccato degno di scomunica. Alle elezioni i partiti si presentarono divisi in due grandi blocchi: da una parte la DC e il mondo cattolico; dall'altra il Fronte Democratico Popolare composto da PCI e PSI. Una terza forza minoritaria si presentò unita nel Blocco Nazionale (PLI e Partito dell'Uomo Qualunque). Da soli correranno i Monarchici e il Movimento Sociale Italiano.

La vittoria alle urne della Democrazia Cristiana fu netta, con punte da plebiscito nel Triveneto. I Partiti del Fronte Popolare registrarono un forte arretramento, mentre fu sorprendente il 5% del MSI al Sud. Le elezioni del 1948 segneranno l'ingresso dell'Italia nella fase del cosiddetto "centrismo", caratterizzato dall'egemonia politica dei governi democristiani degli anni '50. (3 governi De Gasperi fino al 1953 durante i quali l'Italia entrerà definitivamente a far parte dell'alleanza Atlantica (NATO).

7 GIUGNO 1953

Il paese arrivava alle urne a fine legislatura con una serie di riforme chiave varate dai governi DC, le più importanti delle quali furono quelle uscite dai dicasteri guidati da Amintore Fanfani: la legge agraria e la legge sull'edilizia popolare, che porta anche il nome del politico DC.

Dal momento che la tensione dovuta alla situazione internazionale e sugli esiti delle riforme pareva favorire una ripresa della divisione politica e un rinvigorimento del PCI e del PSI, il Governo varò una assai discussa riforma della legge elettorale, che esacerbò ulteriormente gli animi dell'opposizione. I comunisti e i socialisti paventarono infatti un "ritorno al fascismo" poiché la riforma, nota in seguito come "Legge Truffa", assegnava un enorme premio di maggioranza (65% dei seggi) alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti.

Alle urne questo obbiettivo fu mancato dalla Dc e dagli alleati per un soffio, in quanto la coalizione di centro arrivò al 49,2%. Nonostante la conferma dell'egemonia democristiana negli ultimi mesi di vita di De Gasperi, il partito vide un sensibile calo a favore della destra monarchica e dell'MSI soprattutto nelle regioni meridionali. La scomparsa di De Gasperi porterà negli anni a venire ad una marcata fase di instabilità nei governi democristiani, guidati in brevi dicasteri da Pella, Fanfani, Scelba, Segni, Zoli.

25 MAGGIO 1958

La campagna elettorale fu specchio del clima di incertezza creato dal susseguirsi di brevi governi DC, nell'anno comunemente individuato come il punto di partenza del "boom" economico.

L'esito dei voti vede un lieve incremento della DC e del PSI, le cui premesse di avvicinamento saranno fortemente osteggiate dalla corrente più a destra della Democrazia Cristiana. Dal voto nasceranno due tra i più osteggiati governi del dopoguerra, quelli di Antonio Segni e di Cesare Tambroni che si resse addirittura sull'appoggi esterno del MSI. Il rifiuto dell'opinione pubblica nell'accettare qualunque ruolo degli eredi del fascismo assieme alla crescita della corrente di partito legata ad Aldo Moro porranno le basi per i primi esperimenti agli albori dell'epoca dei governi di centro-sinistra.

28-29 APRILE 1963

Furono le elezioni politiche che segnarono la fine definitiva del centrismo a 10 anni dalla morte di Alcide De Gasperi. Il clima politico fu segnato dalle questioni che fecero seguito alla nazionalizzazione dell'ENEL e soprattutto alle questioni legate alla  liquidazione delle ex Società elettriche precedenti alla riforma attuata nel 1962 dal governo Fanfani.

L'esito del voto rispecchiò la consunzione della vecchia formula, con la DC che perse terreno a favore dei Socialisti. La stabilità del PCI, l'arretramento del MSI e la quasi completa sparizione dei Monarchici lasciarono spazio al partito di Nenni, che acquisterà sempre più peso per tutti gli anni '60.

19-20 MAGGIO 1968

L'Italia arrivava alle elezioni dopo i tre governi di centro-sinistra guidati da Aldo Moro, noti anche come i governi del quadripartito (DC-PSI-PSDI-PRI). Pesava la battuta d'arresto della lunga crescita economica, che aumentò la conflittualità nel mondo del lavoro contemporaneamente allo scoppio della contestazione studentesca.

Mentre languiva la riforma dell'Università si consuma anche la rottura interna ai socialisti con la scissione a sinistra che diede vita allo PSIUP. La crescita più consistente è a favore del PCI, mentre la destra cala. A partire dal governo Rumor nato dopo le elezioni e allo scoppio dell'autunno caldo del 1969 l'ultima propaggine dell'esperienza dei governi di centro-sinistra porterà ad importanti riforme come la legge sul divorzio, Statuto dei Lavoratori e la nascita delle Regioni nel 1970.

7-8 MAGGIO 1972

Sono le prime elezioni anticipate della storia dell'Italia repubblicana in quanto il Presidente della Repubblica Giovanni Leone decise lo scioglimento delle Camere per la crisi generata dall'uscita dei Socialisti dal governo Colombo. Le urne rivelarono una sostanziale conferma dei risultati precedenti per i 4 partiti di governo, mentre i risultati inquietarono il Paese per la forte crescita del MSI nel mezzo degli anni drammatici della strategia della tensione. Gli effetti della altissima conflittualità degli anni precedenti e l'opposizione della "maggioranza silenziosa" scrissero la parola fine sugli anni del centro-sinistra.

Il 26 giugno 1972 fu varato un dicastero di centro-destra noto come governo Andreotti-Malagodi con l'ingresso dei Liberali, mentre l'Italia si trova ad affrontare una grave situazione economica culminata con la crisi del petrolio del 1973 e i drammatici anni di piombo.

20-21 GIUGNO 1976

Per la prima volta andarono a votare i diciottenni, per gli effetti della riforma della maggiore età. Le elezioni saranno ricordate come quelle del trionfo del PCI, che si conferma come principale partito in grado di mettere in discussione un trentennio di egemonia democristiana.

Questo risultato elettorale avrà anche l'effetto di aumentare l'importanza del PSI nel creare un argine all'avanzata del partito di Enrico Berlinguer. Sono le basi degli anni a seguire, dove i Socialisti guidati da Craxi dopo la "svolta del Midas" dello stesso 1976 avranno sempre più influenza come "ago della bilancia" politica.

Dalle urne uscirà anche l'idea del "compromesso storico", interrotto tragicamente dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro due anni più tardi. Dalle urne del 1976 nascerà un governo Andreotti retto dall'appoggio esterno dei Comunisti, che otterranno anche la Presidenza della Camera con l'elezione di Pietro Ingrao.

3-4 GIUGNO 1979

Proprio lo choc mondiale che seguì il ritrovamento del corpo di Aldo Moro un anno prima, indusse il neo Presidente Sandro Pertini a sciogliere in anticipo le Camere per le tensioni altissime tra i partiti dei governi di unità nazionale guidati da Giulio Andreotti esplose durante i giorni del rapimento dello statista DC.

Per il PCI le elezioni segneranno una sconfitta epocale, mentre la DC avrà sempre maggiore bisogno del sostegno dei Socialisti per poter rimanere in sella. Sono le basi dei futuri governi del pentapartito degli anni '80. Marco Pannella e i Radicali emergono dalle urne come forza politica alternativa e consolidata.

26-27 GIUGNO 1983

Furono le elezioni che consacrarono il lungo periodo dell'egemonia dei Socialisti di Bettino Craxi. Le urne indicarono un'erosione dei consensi alla DC, che fu alla base dell'allargamento al pentapartito dell'area di governo. Dopo le elezioni del 1983 nascerà il primo governo guidato da un Socialista dopo quasi 40 anni di esecutivi DC. Sono i primi anni '80 e gli anni della lotta operaia e sindacale sono alle spalle dopo la sconfitta dei metalmeccanici a Torino di tre anni prima e alla crescita del settore terziario e della piccola e media impresa scarsamente sindacalizzate.

14-15 GIUGNO 1987

Nonostante gli effetti del primo scandalo che investì il PSI, ricordato come il "patto della staffetta"(un accordo tra Craxi e De Mita sull'alternanza alla guida di Palazzo Chigi), in partiti di maggioranza tennero. Anzi, la Democrazia Cristiana centrerà il miglior risulatato dal 1958. La novità fu rappresentata dal grande successo dei Verdi, che presero oltre 1,6 milioni di voti e dalla candidatura nelle liste del Partito Radicale di Ilona Staller, la pornostar meglio nota come "Cicciolina". Dalle elezioni nascerà il dicastero guidato da Giovanni Goria.

5-6 APRILE 1992

Furono le ultime elezioni della Prima Repubblica e della Democrazia Cristiana prima della bufera di Tangentopoli. Ed anche le prime a svolgersi dopo la riforma elettorale che prevedeva un sistema proporzionale con preferenze.

I Comunisti si presentarono già divisi in seguito alla svolta della "Bolognina", con le due liste del PDS e di Rifondazione Comunista. Il quadro politico fu caratterizzato dalle esternazioni (note come "picconate") del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dalla crisi di governo dovuta all'uscita del PRI in seguito ai primi passi del pool di Mani Pulite.

Alle elezioni partecipa la Lega Nord di Umberto Bossi ottenendo un risultato incoraggiante (8,65%) ed il neonato movimento fondato da Leoluca Orlando e Nando Dalla Chiesa, La Rete.

L'astensionismo seguito agli scandali fu elevato e poco dopo fu eletto al Quirinale Oscar Luigi Scalfaro, che affiderà a Giuliano Amato la guida del Governo. La bufera giudiziaria investirà indirettamente anche quest'ultimo, data la carriera politica a fianco di Craxi. L'esecutivo tecnico di Carlo Azeglio Ciampi succeduto al Governo Amato dovrà affrontare una delle più gravi crisi economiche dal dopoguerra.

27-28 MARZO 1994

Per gli effetti travolgenti di Tangentopoli e la crisi profonda dei partiti della Prima Repubblica, le Camere vengono sciolte appena due anni dopo. Anche il sistema elettorale è differente da quello di due anni prima: si vota con un sistema misto (maggioritario-proporzionale) noto come "sistema Mattarella".

La grande novità della prime elezioni della Seconda Repubblica fu certamente la "discesa in campo" dell'imprenditore Silvio Berlusconi alla guida di Forza Italia, con l'obiettivo di porre un argine all'avanzata dei postcomunisti dopo la morte dei partiti storici. Oltre ai postcomunisti si presentano coalizzati con FI gli ex-missini raccolti in Alleanza Nazionale dopo la "svolta di Fiuggi". Per la prima volta si delinea uno scenario bipolarità, con un terzo soggetto minoritario costituito dalla lista Patto per L'Italia di Mario Segni. La netta vittoria del Polo del Buon Governo porterà alla nascita del primo Governo Berlusconi. La sua vita sarà breve a causa delle tensioni con la Lega Nord che porteranno alla sua caduta dopo 7 mesi, sostituito dal governo tecnico di Lamberto Dini.

21 APRILE 1996

Ancora una volta, dopo la parentesi dei governi tecnici e la profonda crisi della politica, le Camere sono sciolte in anticipo. Sono le elezioni della coalizione "L'Ulivo" capeggiata da Romano Prodi, comprendente PDS-PPI-PRI-Lista Dini-Verdi con appoggio esterno di Rifondazione.

Il Centrodestra si presenta unito nel Polo della Libertà (FI-AN-CCD-CDU) con la Lega Nord da sola e la nuova lista Pannella-Sgarbi. Poco prima della data fissata per il voto, Berlusconi e D'Alema fallirono un tentativo di accordo.

L'esito degli scrutini vide un sostanziale pareggio, con uno scarto esiguo a favore dell'Ulivo. Vi furono rivendicazioni da parte del Centrodestra e fu chiesto alla Suprema Corte di Cassazione il nuovo spoglio, che vide confermato il minimo vantaggio del Centrosinistra che ottenne la vittoria e il successivo governo Prodi, che dovette tuttavia dipendere dall'appoggio esterno di Rifondazione Comunista. Proprio l'abbandono da parte di Fausto Bertinotti generò la crisi che porterà alla caduta dell'esecutivo nell'ottobre 1998.

13 MAGGIO 2001

Si arrivò al voto dopo la fine del governo di Massimo D'Alema e alla parentesi del governo tecnico di Giuliano Amato. L'elezione fu ricordata come quella delle "liste civetta", mentre la partita fu combattuta tra il Polo di Silvio Berlusconi (dove era rientrata la Lega Nord) e l'Ulivo guidato da Francesco Rutelli.

All'esterno delle due coalizioni si presentarono L'Italia dei Valori dell'ex protagonista di Mani Pulite Antonio Di Pietro e la Lista di Emma Bonino. La campagna elettorale fu una delle più dure, specie in televisione dove si susseguirono le accuse al leader del Centrodestra Silvio Berlusconi.

Proprio durante la partecipazione al talk show "Porta a Porta" Berlusconi firmerà il famoso "contratto con gli Italiani". Fu netta la vittoria del Polo, dando vita ad un secondo Governo Berlusconi caratterizzato da una maggioranza netta alla Camera e al Senato, che garantirà all'esecutivo una lunga vita (fino al 2005).

9-10 APRILE 2006

Le elezioni furono indette alla fine naturale della legislatura. Al posto dell'Ulivo si presentava per il Centrosinistra il nuovo soggetto di Romano Prodi, L'Unione. Anche la coalizione di Centrodestra aveva cambiato denominazione divenendo La Casa delle Libertà.

Dal momento che la nuova legge elettorale obbligava le coalizioni ad esprimere il candidato premier, vi furono tensioni tra gli alleati ed in particolar modo nel Centrodestra dove Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini avanzarono le loro candidature nel caso i loro partiti avessero raggiunto la maggioranza di voti all'interno della coalizione. Romano Prodi vince ancora al fotofinish, generando di nuovo profondi malumori negli avversari per il ruolo determinante del voto degli Italiani all'estero e dei Senatori a Vita.

13-14 APRILE 2008

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scioglie anticipatamente le Camere in seguito alla vicenda giudiziaria di Clemente Mastella, indagato per abuso d'ufficio mentre ricopre l'incarico di Ministro della Giustizia.

Il governo Prodi II era caduto per il mancato appoggio esterno Udeur,inizialmente assicurato dallo stesso Mastella e poi ritirato. La campagna elettorale fu caratterizzata dalla presenza di un nuovo codice di autoregolamentazione per le vicende legate ai candidati indagati.

Il periodo pre-elettorale fu incentrato sulla questione del salvataggio della compagnia di bandiera Alitalia, per la quale Silvio Berlusconi auspicava una cordata di imprenditori italiani mentre il Centrosinistra guidato da Walter Veltroni si era espresso a favore del mercato. Il successo di Berlusconi fu ancora una volta nettissimo e dalle urne uscirà rafforzata anche la Lega Nord, che vedrà i propri voti pressoché raddoppiati.

24-25 FEBBRAIO 2013

L'Italia andò a votare pesantemente provata dagli effetti della crisi economica mondiale che aveva colpito a partire dalla fine del 2008.

Fu proprio in seguito alla crisi del debito sovrano in Europa che il Governo Berlusconi IV entrò in crisi, seguito dall'esecutivo tecnico di Mario Monti. Questo dicastero sarà caratterizzato dalla politica dell'"austerità" e dei suoi effetti negativi sulla fiducia degli italiani nel Governo e sui partiti che lo sostenevano. Il termine del sostegno all'esecutivo Monti da parte del Popolo della Libertà ne causò la crisi quasi al termine naturale della Legislatura.

Le elezioni 2013 furono il banco di prova per il terzo soggetto politico, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e caratterizzate dalla permanenza del premio di maggioranza stabilito dalla Legge Calderoli (il cosiddetto "porcellum").

Gli schieramenti videro la coalizione di Centrosinistra (Italia Bene Comune) guidata da Pierluigi Bersani, il vincitore delle primarie. Comprendeva la sinistra di Vendola (SEL). Il Centrodestra con Silvio Berlusconi candidato vide la scissione dal PDL e la nascita a destra di Fratelli d'Italia. I risultati elettorali presentarono un quadro in cui le tre principali forze politiche non erano in grado di esprimere una maggioranza di governo. Seguì uno stallo politico che durò ben 2 mesi, durante i quali Napolitano, rieletto al Quirinale, chiamò a sè una consulta di "10 saggi" di tutte le formazioni politiche per cercare di superare l'impasse.

Al termine delle consultazioni l'incarico fu dato a Enrico Letta perché guidasse un esecutivo di grande coalizione, che rimarrà in carica fino al 13 febbraio  2014 dopo l'uscita di FI in seguito alla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore.

Letta lascerà le redini del governo al vincitore delle primarie PD, Matteo Renzi.

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