Politica

Stefano Parisi, il moderato di destra che vuole governare Milano

Romano innamorato di Milano, parla in "tecnichese" alla testa della gente, e ha reso la sfida milanese più interessante di quella romana

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Serenus Zeitblom

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C’è a Milano un signore non molto alto, distinto, con gli occhiali, che in queste settimane si aggira per la città proponendo di risolvere i problemi del traffico favorendo “un utilizzo omotachico delle strade principali” e la “creazione di un innovativo middleware per l’integrazione di dati provenienti da fonti eterogenee ed erogare servizi web per l’implementazione del processo di pianificazione, ottimizzazione e gestione in tempo reale del routing dinamico delle flotte dei mezzi di distribuzione”. Inoltre la creazione di una “Circle line usando il sedime ferroviario esistente” e la “trasformazione dell’attuale linea filoviaria 90/91 in un BRT”.

Non avete capito nulla? Non preoccupatevi, neppure noi. Nonostante i suoi numerosi tentativi di spiegarcelo.

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Vi rassicurerà però sapere che ha a cuore l’ambiente: vuole realizzare un “parco orbitale” e “adottare i modelli ESCo per la riqualificazione energetica degli edifici”. Il tutto, s’intende, nell’ambito di un sistema di “Economia circolare”.

Per il sociale il registro linguistico si allarga: parla di “un sistema di welfare basato sul conditional cash transfer (CCT)”, ma anche – per gli utenti di lingua tedesca - il “coinvolgimento delle imprese nel finanziamento delle Tagesmutter

Naturalmente per realizzare un progetto così ambizioso il Comune dovrà attrezzarsi con “nuovi servizi di back-office, front-end, customer service, etc”. E certamente non potremo fare a meno di un “internal audit” per le strutture comunali.

Uno scienziato pazzo fuggito da Stanford o da Berkeley? Uno straniero capitato per sbaglio che pensa di stare facendo la campagna elettorale per il comune di Seattle?

Nulla di tutto ciò. Stefano Parisi è semplicemente una persona seria.

I vecchi professionisti della politica hanno tentato molte volte di spiegargli che elezioni si vincono offrendo la scarpa sinistra prima del voto e quella destra dopo, promettendo ad ogni categoria e gruppo organizzato di soddisfare le più assurde richieste corporative, sommergendo la città di manifesti appiccicati ovunque, anche sulla facciata del Duomo, di volantini che imbrattano le strade e ostruiscono le caselle delle poste, di pubblicità martellante fatta di slogan semplici (ricordate l’immortale “vota Antonio” del principe de Curtis)?

Ferdinando di Borbone sosteneva che l’arte di governo di basava su tre “F”: feste, forca e farina. L’avvento della democrazia ha reso temporaneamente desueto l’uso della forca, ma feste e farina rimangono di stretta attualità (gli 80 euro e il cinema gratis per i 18enni sono la traduzione renziana di questo antico principio).

Eppure Stefano Parisi è ostinato, non ci sente da quest’orecchio. Bacia bambini giusto lo stretto indispensabile, va nei mercati ma non importuna le vecchiette, si ostina – quando parla in italiano - ad usare il congiuntivo (che la gran parte dei suoi colleghi pensano sia una malattia degli occhi).

Sappiamo che descrivendolo così gli rendiamo un pessimo servizio. Il lettore che non lo conosce penserà che si tratti di un grigio e saccente manager, un Beppe Sala di destra, oppure uno di quegli intellettuali arcigni e polverosi che di solito piacciono tanto alla sinistra snob.

Parisi è tutt’altro: romano verace innamorato di Milano, dove ha scelto di vivere da più di vent’anni, delle sue origini ha conservato un lieve accento e la marcata ironia, scettica e dissacrante. Quando vuole, sa essere uno showman di grande effetto e di grande presa sul pubblico.

Quando vuole, appunto. Perché sa che governare Milano non è una televendita.

Parisi ha fatto una scommessa, che fa tremare i polsi ai professionisti della comunicazione politica: vincere le elezioni ragionando, spiegando, parlando alla testa e non alla pancia della gente. Spesso con un linguaggio tecnico, essendo un tecnico. Il miracolo è che ci sta riuscendo. In una città nella quale il centro-destra tre mesi fa rischiava un disastro simile a quello di Roma, una geniale intuizione di Berlusconi ha messo in campo un moderato, nel senso vero del termine, che piace a tutti, anche a quelli che moderati non sono.

Forse perché il buon senso, la pacatezza, la soluzione dei problemi, hanno una forza che i politici si sono dimenticati. Forse perché gli italiani non sono il popolo bue che pensa abitualmente chi li governa.

Fatto sta che Renzi aveva candidato a Milano, sicuro di vincere senza neppure combattere, Beppe Sala, reduce dai trionfi di Expo (che non ha pensato, voluto o realizzato lui, lo ha solo gestito su delega del centrodestra, ma questa – direbbe Manzoni – “è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva”).

L’arrivo di Parisi ha cambiato tutto, anche nel centro-sinistra. Sono molti gli elettori progressisti che stanchi del potere PD, ascoltano i ragionamenti pacati di Parisi. Un uomo che riesce a far andare d’accordo Berlusconi e Salvini, perché non prende ordini né da Berlusconi né da Salvini.

A ben vedere, la sfida elettorale di Milano è davvero la più interessante, e la più incerta d’Italia. Potrebbe decidere molte cose, per il futuro, non solo della metropoli lombarda.

P.S. Parisi vuole semplicemente che i semafori siano coordinati, e intende usare la tecnologia per razionalizzare il sistema della distribuzione merci in città. Vuole realizzare una metropolitana di superficie (Circle line) che giri intorno alla città utilizzando il tracciato ferroviario esistente, e rendere più scorrevole la filovia 90-91.

Il “parco orbitale” non va in orbita, si limita a collegare le aree verdi che ci sono intorno alla città, e l’economia circolare è quella che privilegia il riutilizzo degli scarti e dei rifiuti. Il conditional cash transfer è un sistema introdotto a New York dal sindaco Bloomberg, che premia i comportamenti virtuosi (sussidi alle famiglie povere a patto che i bambini vadano davvero a scuola, siano vaccinati ecc.) e le Tagesmutter sono signore che tengono in casa bambini piccoli, in alternativa agli asili nido tradizionali. Il Comune dovrà far funzionare gli uffici che trattano con i cittadini (front end, customer service) e darsi un sistema di controllo interno (internal audit).

Restano da spiegare i modelli ESCo per la riqualificazione energetica degli edifici. Cosa siano, non lo ho capito bene neppure io. Ma ci assicurano che sono utilissimi, e che ne deriveranno caldaie che non inquinano l’aria. A spanne, una buona idea.

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