Renzi e il tentativo di sostituire Berlusconi con Grillo

Braccio di ferro sulla legge elettorale. Prove tecniche di un accordo con i grillini. Ma rischia di bruciarsi sulla nomina del Capo dello Stato

Il premier Matteo Renzi – Credits: Getty

Un Matteo Renzi, descritto come molto innervosito per il braccio di ferro con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale ("Già c'è il patto del Nazareno che scricchiola..." ha detto oggi facendo una battuta all'incontro con l'Anci), prova a spaventare Forza Italia facendo le prime prove tecniche di intesa con i Cinquestelle. L’accordo con i grillini è stato infatti determinante per l’elezione della candidata del Pd Silvana Sciarra alla Corte costituzionale. I pentastellati in cambio hanno avuto l’elezione di Alessio Zaccaria al Csm.

Non eletta la candidata di FI alla Consulta Stefania Bariatti, alla quale però non solo sarebbero venuti meno voti di Forza Italia ma anche voti determinanti di deputati renziani con l’evidente volontà di cercare la prova muscolare con gli azzurri, divisi al loro interno. Ma ora che Renzi ha voluto dare la rapresentazione plastica del fatto che lui potrebbe sostituire Forza Italia con i Cinquestelle sulla legge elettorale, emerge anche la debolezza del suo pressing ad alto rischio.

"Lo voglio proprio vedere ora Renzi fare l’accordo con Beppe Grillo sul nuovo capo dello Stato", è il commento che viene fatto in ambienti di parlamentari pd considerati vicini al Colle. Se è vero che il premier vorrebbe subito la legge elettorale più vantaggiosa per lui, e quindi con il premio alla lista e non più alla coalizione, per andare a votare prima che la grave situazione economica e le promesse annunciate e non mantenute lo logorino, è altrettanto vero che Giorgio Napolitano viene descritto come determinatissimo a non sciogliere le Camere.

E quando deciderà di dimettersi, lascerà a questo parlamento l’incombenza di scegliere un nuovo capo dello Stato. Sarà quindi il nuovo presidente semmai a dover decretare la fine della legislatura e per giunta appena insediato. Scenario non facilissimo. Resta il fatto che Renzi non terrebbe più a bada il Pd, dove la minoranza interna ogni giorno alza il prezzo (l’ultima: si voti prima la legge di Stabilità e poi il Jobs act) e per questo ha bisogno ini tempi rapidi di avere una nuova legge elettorale con la quale poter avere l’arma carica della possibilità delle urne.

Ma è chiaro che Berlusconi a Renzi non intende dare la possibilità di eleggere il nuovo capo dello Stato con un Parlamento dove, se si andasse a votare in tempi brevi e per giunta con il premio alla lista Forza Italia, non sarebbe più determinante. In questo il leader di Forza Italia trova paradossalmente, visti i rapporti non più idilliaci, un alleato in Napolitano, secondo il quale appunto dovrà essere questo parlamento ad eleggere il suo successore.

E il commento che viene fatto da autorevoli fonti azzurre è non a caso identico a quello registrato in ambienti vicini al Colle: "Lo vogliamo proprio vedere Renzi eleggere con Grillo il nuovo Presidente della Repubblica: Auguri!". Aggiungono le stesse fonti di FI che se poi decidesse di fare asse con Grillo, si ritroverebbe una minoranza interna ancora più agguerrita che alzerebbe ogni volta il prezzo per non essere da meno dei grillini”. Conclusione: “Senza Forza Italia Renzi non va da nessuna parte”. Quindi, la strategia di Berlusconi, che ha deciso di rinviare la riunione dei gruppi parlamentari, prevista per oggi, alla prossima settimana è quella di tenere in stand by il premier, prendere tempo e riflettere.

Perché, come avrebbe detto al termine del lungo vertice interlocutorio di ieri a Palazzo Chigi, "non accettiamo alcun patto leonino". Concetto che Berlusconi ha ripetuto in un’intervista al Quotidiano nazionale. Insomma, il leader di Forza Italia non chiude in via di principio al premio alla lista, ma ribadisce che le riforme vanno concordate. Perché devono convenire ad entrambi. Spiega: "Un sistema bipartitico sarebbe una buona cosa ma la legge elettorale è fatta di tanti capitoli che devono equilibrarsi tra loro, tenendo conto che ogni correzione deve essere concordata tra il Pd e noi". In tutto questo si chiuderebbe la finestra elettorale aperta a marzo, per la quale evidentemente il premier scalpita. C’è chi osserva nel Transatlantico di Montecitorio che Renzi avrebbe scommesso sul disfacimento dei Cinquestelle, che al Comune di Reggio Calabria hanno toccato percentuali vicine al prefisso telefonico, e quindi sulla possibilità di fare scouting tra i pentastellati.

Se si andasse al premio alla lista che in questo momento avvantaggerebbe solo Renzi, è chiaro che la soglia di sbarramento per i piccoli partiti dovrà crescere anche fino al 6 per cento. E questo sarebbe esiziale per il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. A meno che Renzi non provi invece ad accontentare Alfano al contrario abbassando la lista. Ma a quel punto, le riforme fatte dal trio Renzi, Grillo e Alfano rischierebbero di apparire un vero papocchio. Altro che bipartitismo.

Segnali di nervosismo di Renzi si intravvedono anche nelle cene (una stasera a Milano, l’altra domani a Roma), con le quali cerca di imitare Berlusconi, dove tutti gli eletti sono chiamati a portare cinque persone, con l’obbligo di versare 1000 euro a testa. Cosa che avrebbe mandato in tilt il portafoglio di diversi parlamentari. Con scenette tra i deputati, secondo gossip da Transatlantico, del tipo: "Ma questo che altro vuole?! Io non ho tutti questi soldi. Alla cena non vado". E l’altro: "Ma scherzi? Se non andiamo quello lo nota e non ci ricandida, pensa se si va a votare che casino! Io vado a fare un prestito in banca così pago la cena anche agli altri cinque che devo portare...".

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