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Consulta: fumata nera malgrado l'accordo Renzi-Berlusconi

I due leader non riescono a fermare i franchi tiratori che bocciano Violante e Bruno

Consulta-votazioni-camera

Paola Sacchi

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“Io intervengo su Sel”; “Io intervengo sulla Lega”. Così si erano lasciati Matteo Renzi e Silvio Berlusconi alle 19, dopo circa due ore di colloquio a Palazzo Chigi. Ma i numeri della nuova fumata nera nella votazione del Parlamento in seduta congiunta per i due candidati alla Consulta, Luciano Violante (Pd) e Donato Bruno (FI), rendono ora tutto più difficile.

Violante (518 voti) e Bruno (511) hanno perso una ventina di voti a testa rispetto alla votazione di ieri sera (il quorum ricordiamo è a quota 570). Sono mancati a Bruno alcuni voti che il Carroccio gli aveva dato. Ma il piano “B” concordato da Renzi a Berlusconi  prevede che domani mattina quando deputati e senatori  torneranno a riunirsi il Carroccio (in tutto una trentina di parlamentari) dovrebbe votare per Bruno e di conseguenza anche per Violante.

Ma se i franchi tiratori torneranno in azione in maniera massiccia come ieri sera, quei numeri non basteranno. Sono circa 160 le schede bianche. Da dentro Forza Italia partono le accuse: “E’ sempre la carica dei “101” del Pd. Renzi non controlla il gruppo. Quelle schede bianche sono tutte loro”.

Non c’è dubbio che i malumori interni per la composizione della segreteria pd, dove Renzi si è rafforzato e sono stati messi gli oppositori considerati più docili abbia pesato sull’elezione dei giudici della Consulta. Accuse e sospetti più disparati.

I maligni pensano che Renzi, “vista la freddezza con la quale finora ha sostenuto Violante”, addirittura abbia fatto apposta a annunciare il nuovo organismo ieri proprio mentre si votava per la Consulta e il Csm. Altri ancora pensano che il nuovo vertice Renzi-Berlusconi abbia gettato benzina sul fuoco delle barricate di coloro che, soprattutto nel Pd, si oppongono al patto del Nazareno. Ma certamente un incontro tra il premier e l’ex premier si rendeva anche doveroso dopo la strigliata data da Giorgio Napolitano nel primo pomeriggio al Parlamento.

Il capo dello Stato, in una lunga e articolata nota, ha invitato gli shieramenti e le forze politiche ad abbandonare “settarismi” sui candidati che non sono della propria parte politica. Si è rivolto al Pd, ma anche a FI, dove comunque pesano alcuni mal di pancia rispetto a Violante. 

Nel corso dell’incontro Renzi ha smentito a Berlusconi di voler andare a elezioni anticipate e ha assicurato un’accelerazione sull’Italicum, come ha detto il vicegretario Lorenzo Guerini.

C’è da immaginare che Renzi non abbia nascosto al Cav le difficoltà crescenti che sta incontrando nel suo partito sull’Italicum. La minoranza interna ribolle, Rosi Bindi e Beppe Fioroni, le cui truppe sono state estromesse dalle nuove nomine, sono sul piede di guerra. A questo si aggiunge il malumore dell’ala dura bersaniana e dalemiana che con Stefano Fassina ha aperto la guerra contro la soppressione dell’articolo 18.

Facile immaginare che Renzi abbia chiesto l’aiuto di Berlusconi nel voto in  aula sul jobs act. Ma è evidente che se lui accetterà le richieste dell’opposizione interna che vorrebbe snaturare l’Italicum (due coalzioni di cui Pd e FI sono il fulcro) per Forza Italia la partita si metterebbe molto male.

Berlusconi sulla richiesta di mantenere l’Italicum e di non andare alle ellezioni  anticipate, viste come fumo negli occhi a causa della sua incandidabilità, sarebbe stato chiaro:  niente scherzi, in cambio noi saremo responsabili sull’economia, vista la drammatica situazione, il pressing dell’Europa. Tradotto: FI darà una mano sul Jobs act, una riforma del lavoro che ruiprende temi lanciati dal centrodestra. Apprezzamento dell’ex premier anche per le parole usate ieri da Renzi sulla giustizia contro gli avvisi di garanzia “citofonati a mezzo stampa” come nel caso Eni.

Ma intanto, c’è la grana della Consulta e del Csm da risolvere. Secondo gossip di Transatlantico, la candidatura al Csm di Pierantonio Zavattin, avvocato, genero di Franco Coppi, in buoni rapporti con la Lega Nord, potrebbe essere l’arma giusta per convincere il Carroccio a dare i suoi voti al ticket Bruno-Violante. Ma anche se cosi sarà basterà? Certo, se anche domattina sarà fumata nera, “sarà difficile comntinuare, dopo dodici votazioni, continuare a presentare Violante”. Nelle stanze di Palazzo Chigi si mormora "se il gruppo insiste su Violante andiamo avanti, se no..."


     

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