Sì, sono io la sirena che corteggia i grillini

Sonia Alfano, l'europarlamentare che ha fatto da ponte tra la sinistra e i cinquestelle, spiega cosa pensano molti parlamentari di Beppe Grillo

Sonia Alfano durante la presentazione al Teatro Eliseo di Roma del "Movimento Arancione", 12 dicembre 2012. (Credits: Ansa/Angelo Carconi)

Carlo Puca

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«A Beppe dico: hai carta bianca, scegli tu luogo e modalità. Però spiegami la mia esclusione dal movimento». Sonia Alfano è molte cose assieme: madre di tre pupe festanti, figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia, parlamentare europea e presidente della commissione Antimafia.

Eletta nel 2009 come indipendente nell’Italia dei valori, è la prima epurata nella storia dei cinquestelle. Oggi non milita in alcun partito. È sotto attacco da parte di Grillo, ma per molti (ex?) grillini rimane una sirena politicamente ammaliante. Loro chiamano e lei risponde.

Onorevole, quanti sono i ribelli? 

Una trentina, ma in crescita: mi hanno appena contattata altri tre parlamentari.

Li sente o li vede?

Li sento e li vedo a Roma, nei posti più incredibili e spartani. Con l’aggravante che non risulto proprio invisibile: dopo le minacce di Totò Riina vivo sotto scorta.

Che cosa le chiedono?

Le prime volte servivo da sfogatoio. Poi ho capito che cercano chi li conforti e li prepari. Sono consapevoli che quanto è successo a me può accadere anche a loro. Temono la gogna mediatica. Ogni volta che Beppe prende di mira qualcuno, fomenta la rete. Indica il bersaglio e dice: «Fate voi». qualcuno, fomenta la rete. È così che ad Antonio Venturino sono arrivati insulti, minacce e infine i proiettili.

Manca solo l’attacco fisico.

Leggo: «Infame»; «Tu e la tua famiglia dovete morire»; «I vostri soldi li dovete spendere per le medicine»... Sono i messaggi che mi arrivano ogni volta che parlo di Grillo. Su Facebook un utente ha scritto testuale: «Spero di poter stappare al più presto una bottiglia di champagne davanti alla tua bara». Oh, ma dove stiamo arrivando? Io so cosa significa la violenza: ho visto mio padre a terra, morto. Beppe da persona intelligente qual è dovrebbe dire: non voglio violenti tra i miei elettori. Ma non lo fa. 

Ecco perché tanti grillini sono suoi amici.

Nel M5s ci sono due fasce. Innanzitutto quelli dello zoccolo duro di Grillo: il nuovo capogruppo Riccardo Nuti è fra loro. Mi accusa indirettamente di compravendita di parlamentari. Se non smentisce, lo denuncio, penalmente e civilmente. Con loro non c’è alcuna negoziazione, sono soltanto un riferimento per l’altra fascia di eletti, contrari all’esasperazione dei toni. Tipo la deputata Paola Pinna e la senatrice Adele Gambaro, che Grillo ha messo all’indice, ma solo per aver detto cose sagge. Se Beppe tacesse un po’, la stampa si occuperebbe dei contenuti del movimento, non solo delle sue urla. 

Lei quando conobbe Grillo?

Nel 2007, dopo che con i familiari delle vittime di mafia ci incatenammo ai cancelli della prefettura di Palermo. Da lì nacque una frequentazione intensa e amichevole. Sia chiaro, ero già nei primi meet-up dal 2007 e mi chiesero di correre per la Regione Siciliana nell’aprile 2008: mi avevano scelto per la mia storia, Beppe è arrivato dopo. Presi 70 mila voti, tantissimi. 

E fin lì, con Grillo, nessun problema. 

Anzi. Il 28 giugno, a Ostia, lo invitai a mettere in rete le esperienze locali, per parlarci tra noi. Con un gruppo di candidati, anche loro poi epurati, inventammo la politica dei meet-up. È da lì che il M5s ha fatto il salto. Poi iniziai a girare l’Italia. Conobbi migliaia di persone, facevamo il pienone ovunque.

La candidatura alle europee del 2009 fu una logica conseguenza.

Io non volevo. Fu Beppe, con Antonio Di Pietro a spingere. La candidatura di Luigi De Magistris mi convinse definitivamente.

Un trionfo: fu eletta in ogni circoscrizione.

E con grande sorpresa di tutti. Ma non la mia: avevo girato l’Italia, paese per paese. A Bruxelles cominciai a lavorare duro e chiesi a Grillo di riferirlo sul blog. Ma era renitente. A febbraio 2010 fui chiara: «Senti, Beppe, la stampa non parla di ciò che facciamo, però mi pare che anche tu non faccia nulla». Mi fece chiamare da Gianroberto Casaleggio.

Che tipo è?

Mah, un genio indecifrabile, emana mistero da tutti i pori. Parlai con lui, m’invitò a Milano. Arrivata in aeroporto, mi comunicò un imprevisto familiare. «Facciamo al telefono» disse. «Ho pensato che all’inizio di ogni mese possiamo girare quattro video che poi spariamo sul tuo blog». Fui severa: «Non hai capito, è il vostro blog che deve fare da cassa di risonanza». Replicò che io ormai avevo un ruolo politico e Grillo doveva restare fuori dalla politica. Aggiunse: «Non ti preoccupare, ti aiutiamo noi». Risposi: «Non mi serve. Il mio blog va bene così, solo che non ha la visibilità di quello di Beppe».

Forse puntava a una consulenza?

Lui non ha mai detto: «Mi devi dare tanto». Però sapevo che gestiva anche i blog di Di Pietro e dell’Idv. Un giorno un deputato sbottò: «Diamo centinaia di migliaia di euro l’anno a Casaleggio. Ora basta!». 

Scommetto che Grillo si allontanò da lei proprio dopo il no a Casaleggio.

Capii subito che si era rotto qualcosa. Prima cenavamo spesso assieme, a Palermo anche con la mia famiglia. Poi, improvvisamente, Beppe proclamò che non aveva fatto eleggere De Magistris per mandarlo in tv. Risposi che sbagliava. Si vendicò con un post: aveva un link su un articolo sulla casta degli europarlamentari. C’era anche il mio nome. L’articolo era infondato, ma Beppe lo pubblicò. Gli mandai un lungo messaggio.

Lo sintetizzi in un titolo.

«Anche tu ti presti alla disinformazione?». «Non credo di meritarmelo. Ti ringrazio». Lui rispose con un semplice: «Prego». Capii che era la guerra.

Ecco, perché?

Ero l’elemento di punta dei meet-up. Probabilmente questo lo destabilizzò.

Tornerebbe mai con Grillo?

Non ho bisogno di nessuno. Le promesse in campagna elettorale le ho mantenute tutte, per esempio costringendo l’Ue a rendere prioritaria la lotta alla mafia. L’unica cosa che gradirei da parte di Grillo è un confronto. Null’altro.

Il 18 giugno Grillo l’ha messa tra i «trombati in scadenza da europarlamentare». Ha scritto che lei canta per conto del Pd con «voce squillante».

Una caduta di stile. Beppe vorrebbe attaccarmi dicendo che sono in scadenza. Non è un demerito concludere il mandato, soprattutto dopo che gli straordinari risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti. Se dovessi ricandidarmi, i 70 mila voti che mi hanno portato a Bruxelles si moltiplicherebbero. Non mi pare che lui possa dire altrettanto.

Però nel 2014 finisce davvero il suo mandato. Si ricandiderà?

Non lo so. Per ora lavoro al progetto di un movimento civile con Antonio Ingroia, Sel e pezzi del Pd. 

«Etica e politica» è un bel nome. Piace molto anche ai grillini in fuga da Grillo.

Sì, la discussione è nata anche per le sollecitazioni dei cinquestelle delusi. 

Pier Luigi Bersani dice che un altro governo è possibile. Ma Giorgio Napolitano non pare disponibile a un ribaltone.

(sorride) Ha detto giusto. E sulla figura del «presidente di garanzia» non aggiungo altro.

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