Sondaggi: il ritorno del bipolarismo

Intervista a Roberto Weber (Swg) spiega i punti di forza del Pd e del PdL e la crisi del M5S

EPIFANI

 Guglielmo Epifani, ex segretario generale Cgil, eletto con il Partito democratico, è il nuovo presidente della commissione Attività produttive alla Camera – Credits: ANSA

Claudia Daconto

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Pd primo partito con il 30%, Pdl al 26%, Sel, Udc e Fratelli d'Italia in recupero: a cinque mesi dalle elezioni del 24 febbraio, e dopo tutti gli sconquassi che ne sono seguiti (la vittoria-non vittoria di Bersani, l'impallinamento di Prodi, la condanne di Berlusconi, il governo delle larghe intese ecc ecc), sembra che in Italia non sia cambiato nulla e si sia, piuttosto, tornati al punto di partenza. Con un'eccezione: la discesa libera del Movimento 5 Stelle che, però, negli ultimi giorni pare aver dato segni di ripresa.

Rispetto ai potenziali di spostamento delle percentuali – commenta Roberto Weber, sondaggista vicino al Pd e presidente di Swg - questi sono dati molto parziali. Nei prossimi sondaggi il Pd avrà già perso qualcosa per via dello stop (due ore o tre giorni non fa differenza per l'elettorato) concesso al Pdl per le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi”.

E per avere un quadro meno volubile e parziale cosa dovrebbe succedere?
Io credo che se il Pd accettasse di candidare Matteo Renzi alla premiership del centrosinistra, bé, in quel caso, e solo in quel caso, cambierebbe tutto.

Non trova comunque sorprendente questa tenuta dei due maggiori partiti e in particolare del Pd?
Per quanto riguarda il Pdl, se non ci fosse stata la frenata degli ultimi giorni e avesse mantenuto quel livello per altre tre settimane, avrei detto che gli sarebbe convenuto far cadere il governo e chiedere le elezioni indipendentemente da una condanna o meno di Berlusconi. Il Pdl è il partito che regge meglio rispetto al voto scorso: il 78% di chi lo ha votato a febbraio lo rivoterebbe oggi. Senza sottovalutare la forte coesione che Silvio Berlusconi conserva intorno alla sua figura nonostante il giudizio negativo dell'opinione pubblica.

Quindi il Pd risulta oggi avanti rispetto al Pdl sul piano delle percentuali ma il suo livello di gradimento è più basso per questo?
Sì, perchè c'è molta maggiore coesione dentro il perimetro del Pdl che dentro quello del Pd. Infatti mentre a livello generale la fiducia nei suoi confronti è ormai inferiore al 25%, all'interno del Pdl essa si attesta ancora intorno all'80-90%.

Ma se sia Pd che Pdl tengono elettoralmente, questo significa che gli italiani stanno premiando il governo delle larghe intese e bocciando invece chi, come Grillo, sta all'opposizione?
No. Anche se si tratta solo di un punto, un punto e mezzo, Grillo ha recuperato qualche cosa negli ultimi giorni e questo significa che il suo Movimento è in ripresa. Detto ciò, gli italiani avvertono che questo è un governo di necessità e quindi l'unico possibile in questo momento e che Grillo abbia perso un'occasione per dimostrarsi all'altezza delle esigenze del Paese.

E quindi non si muovono, nemmeno di fronte alla strana maggioranza...
Dipende da cosa succederà. Se il Pdl non porta in fretta a casa la cancellazione dell'Imu, saranno dolori. Altrettanto si dica per il Pd e le misure promesse sul lavoro dei i giovani. Un'altra questione che potrà lasciar elementi di forte usura è la vicenda dei kazaki. All'opinione pubblica magari interessa poco, ma per la tenuta del governo non escludo che possa avere delle conseguenze.

Ma perché se gli italiani riconoscono la necessità delle larghe intese, l'apprezzamento per il premier, Enrico Letta, è sceso in queste ultime settimane dal 48 al 44%?
Io mi sorprendo che sia ancora così alto! Ma la sua cifra di fermezza e moderazione insieme piace agli italiani. Ma è necessario che arrivino i risultati. Letta lo giudicheremo, in termini di fiducia, tra settembre e novembre.

Nel frattempo, invece, più gli fanno il tiro al piccione – come ha detto lui stesso – e più salgono le quotazioni di Renzi.
Renzi non appartiene alla mia generazione, né al mio modo di fare politica, ma ha un tratto che devo riconoscergli: la forte capacità di discontinuità, di accelerazione e, in senso metaforico, “di eversione”. C'è stato solo un precedente in Italia: il craxismo. Per cui per me è solo questione di tempo e questo neo-craxismo verrà alla ribalta.

Un'ipotetica coalizione di centrosinistra con Pd, Sel, Lista monti, Udc e fuoriusciti dal M5S, oggi quanto prenderebbe?
Dipende da chi la guiderà. Nel 2001 noi stessi commettemmo un errore: pensavamo che il peso del singolo candidato riuscisse a destrutturare quello dell'intera coalizione opposta. Si trattava del Veneto e ci sbagliammo clamorosamente. Non è mai accaduto in Italia che una leadership, di per sé, fosse in grado di attrarre pezzi di elettorato da altre coalizioni, nemmeno Berlusconi, ci è mai riuscito.

Potrebbe accadere con Renzi?
Sì, Renzi è l'unico in grado di prendere voti sia nel centrodestra che nel Movimento 5 Stelle. Ha una grande capacità di orizzontalità che gli viene dall'essere un sindaco trasversale. E a livello nazionale nessuno possiede questa stessa sua trasversalità. 

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