Sondaggi: ma influenzano o no?

Una fobia per alcuni. Da vietare per altri. Ne parlano Alessandra Ghiseri e Roberto Weber - lo speciale elezioni 2013 - tutti i sondaggi -

Giannino, Berlusconi, Monti, Grillo, bersani, Ingroia, protagonisti della campagna elettorale

Carmelo Caruso

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Vaticini, proiezioni, forse nient’altro che sondaggi. Ma come dirlo ai politici che li compulsano, agli addetti ai lavori che li sciorinano nei loro articoli. Ecco, come dirlo all’Agcom che per paura o forse per scarsa attenzione ha dovuto fare marcia indietro e revocare l’autorizzazione alla Swg che aveva brevettato “PoliticalApp”, la prima applicazione che avrebbe permesso a chiunque ne fosse in possesso di avere i famigerati sondaggi, fino alla fine, ovvero fino al giorno delle elezioni?

La domanda è sempre quella: ma sono credibili, servono i sondaggi, spostano voti? «Ma no. Registrano. Purtroppo si è creato una fobia del sondaggio che accorcia il bacino d’informazione. Come nel caso della revoca dell’applicazione della Swg. Sinceramente mi dispiace, dice la zarina dei sondaggi, Alessandra Ghisleri di Euromedia.

Che dire, i partiti non riescono a farne a meno, del resto è su quei numeri gridati in qualsiasi talk show che si costruisce una rimonta o una vittoria, dimenticando poi che anche i tempi delle interviste (decise dai giornalisti) rischiano di avere la stessa o maggiore capacità di ascendente. E a nulla serve quindi ricordare che i sondaggi rimangono fotografie, ipotesi per altro con un campione di intervistati, che come spiegano gli stessi istituti di ricerca, vengono interpellati attraverso un numero fisso di telefonia. Per alcuni troppo poco, soprattutto un dato che tende a escludere la fascia giovanile. Per altri un rischio da correre. Basta prendere le prime pagine di oggi, ultimo giorno disponibile per diffondere le intenzioni di voto, per accorgersi che i numeri hanno il sopravvento sulle parole.

Non c’è istituto che non ammetta la rimonta del Pdl (cinque punti di distacco?), ma è pur vero che gli italiani come ribadisce la Ghisleri «votano secondo sentimenti». Ma allora perché non diffondere i sondaggi come avviene in Usa? «Sono considerati come qualcosa da nascondere, tanto più ai cittadini, prova ne sia la decisione di Agcom di vietare l’applicazione Swg», spiega Roberto Weber, veterano dei sondaggi che prova a spiegare anche l’avversione, la quasi castale volontà di secretare i dati da parte dei partiti. «Ricordo che negli anni ’80, portai dei sondaggi al Pci. Il segretario organizzativo chiuse le tapparelle e girò la chiave della porta, questo solo per far capire come siano vissuti i sondaggi dai partiti». "Non capisco perché questa legge non sia stata cambiata, il paradosso è che oggi sembra che finisca il mondo", la Ghisleri in concordia con Weber.

Il timore sembra immotivato se, come si ostinano a spiegare i sondaggisti, non esistono teorie scientifiche che dimostrino un’influenza nell’uno e nell’altro caso, ovvero per inseguitore o per la lepre. Le sorprese stanno a dimostrarlo. Prendete il risultato del 2006 quando il centrosinistra era in testa in tutti sondaggi diffusi. Vantaggio di quattro punti che si assottigliò, quasi fece gridare al sorpasso Silvio Berlusconi, la notte dello spoglio. Caso opposto la vittoria di Nichi Vendola nel 2005 alle regionali pugliesi, quando tutti lo davano per perdente.

«Le ultime settimane mi accorsi che Vendola stava registrando un aumento potenziale», ricorda sempre Weber. Altro caso eclatante fu la vittoria di Leoluca Orlando alle comunali di Palermo, solo per citare un episodio recente. Oggi i sondaggi non spostano più le intenzioni di voto e per un Nicola Piepoli che parla di “stocastica famigliare” ovverossia la tendenza a votare sulla scia della tradizione familiare, per Weber il tempo in cui i sondaggi influenzavano è finito.

«Ciò avveniva con il vecchio Mattarellum, quando c’erano i collegi. Era evidente soprattutto nel centro meridione, ma non solo. Le rivelazioni favorivano il riposizionamento di alcune correnti. Avevano un’influenza sulle élite. Oggi sopravvive solo un ritardo culturale, l’idea che l’opinione pubblica sia immatura e debba essere pedagogizzata. Un approccio notarile delle cose», riflette Weber. La legge sul silenzio elettorale infatti non cambia lasciando ai partiti la possibilità di usufruirne e farne l’uso strumentale che ritiene proprio, aneddoto vuole che alle scorse politiche i partiti aggirassero il silenzio attraverso le corse dei cavalli, nomi e colori riconoscibili per fare intendere l’andamento.

E se l’operazione terzietà di Swg finora è stata interrotta come ha fatto notare Adrio De Carolis, ad di Swg, unico danneggiato da questa legge che i partiti piegano secondo interesse, da par loro, i partiti, non esitano, però, a scagliarsi contro i sondaggisti quando le proiezioni non rispecchiano i voti nelle urne. Di solito 8 volte su dieci, i sondaggi rispecchiano l’esito finale, anche se non bisogna mai sottovalutare quella che i sondaggisti chiamano “la spirale del silenzio”, quella parte dell’elettorato che non vuole rispondere e dichiarare la propria intenzione di voto.

La stessa spirale che fa dire a Weber che pradossalmente Berlusconi rischierebbe di essere sottostimato. Il perché è presto detto «in tempi così contingentati, un giorno vale tre. Tutto ciò può portare a cambiamenti e a dilatare i dati. Il boom delle notizie è molto forte, ma importante diventano le piazze, la capacità di richiamare gli indecisi sia per Grillo che per Berlusconi» annota la Ghisleri. I sondaggi? «Hanno sostituito gli oroscopi, ma hanno valore e probabilità uguali» diceva l’apocalittico Guido Ceronetti. Sarà, ma non devono pensarla così all’Agcom…

(Twitter @carusocarmelo)

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