Politica

La falsa intercettazione contro Siri e la vera guerra alla Lega

"Ci è costato 30mila euro", la prova regina della Procura è una frase mai detta lascando dubbi su tutta l'inchiesta e sul comportamento di una certa stampa

Armando Siri Lega

Tutto comincia venerdì scorso, dopo le prime notizie sull'iscrizione nel registro degli indagati di Armando Siri, sottosegretario della Lega ai Trasporti e uomo molto vicino a Salvini. Quella mattina infatti il Corriere della Sera dentro un articolo il cui occhiello recitava "l'inchiesta, le carte" riportava la famosa frase tra virgolette "ci è costato 30 mila euro" che sarebbe stata detta da Arata, il manager sotto inchiesta, al figlio e sarebbe la prova della tangente versata a Siri.

Peccato che questa frase, quella intercettazione non esiste. Ne esistono altre, che lanciano diversi sospetti sull'operato di Siri, ma quella frase, la "pistola fumante" dell'accusa, la prova Regina non c'è.

Non c'è nemmeno nel decreto del Pm che nel suo testo lancia accuse pesanti e sospetti legittimi ma quella frase non c'è. E se non c'è nel decreto (come avviene di solito) è perché quella frase nelle carte, nelle registrazioni, non c'è.

Cos significa tutto questo? Che Armando Siri è innocente. No. Sarà un processo, che speriamo rapido, a dirlo con altre carte ed altre intercettazioni. Ma la fretta con cui quel titolo e quella frase inesistente dal Corriere sia finita su tutti i Tg e gli online di informazione ed utilizzata per emettere una condanna pubblica di colpevolezza significa che si vuole colpire il Governo (nella speranza che cada) o quantomeno la Lega.

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