Si allarga l'inchiesta sulle firme false a cinque Stelle

Sale a tredici il numero delle persone indagate tra Palermo e Bologna: un'indagine che sta coinvolgendo anche pezzi grossi del MoVimento

beppe grillo

Beppe Grillo sul palco al termine della manifestazione M5s per il No al referendum costituzionale, dalla Basilica di San Paolo a Roma – Credits: ANSA/ CLAUDIO PERI

Maria Franco

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Sale a tredici il numero degli indagati nell’inchiesta sulle firme false del M5S: nella lista entrano pure la deputata Giulia Di Vita, Pietro Salvino (marito dell’altra parlamentare Claudia Mannino) e un altro attivista ancora anonimo. La Procura di Palermo ha interrogato questa mattina, in attesa dell'interrogatorio pomeridiano dell’ex capogruppo alla Camera Riccardo Nuti, dell’avvocato Francesco Menallo e del cancelliere Giovanni Scarpello, Mannino e Salvino, i quali si sono avvalsi entrambi della facoltà di rispondere, rifiutandosi di sottoporsi all’esame della calligrafia.

Non ci sono sviluppi significativi invece a Bologna. Uno dei due ex militanti che hanno materialmente denunciato il fatto in Emilia Romagna è ora sotto protezione dopo le minacce ricevute. “E pensare che noi anni fa a Bologna andavamo ai banchetti del Pd per verificare e contestarle a loro, le firme false – ha dichiarato Stefano Adani, ex attivista M5S Emilia Romagna  - poi nel Movimento c’è chi si è messo a fare le stesse cose”.


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Il ruolo di Bugani
Bologna è la culla del Movimento ed è la terra di quel Massimo Bugani, considerato un fedelissimo di Gianroberto Casaleggio prima, e di Davide poi, uno dei leader della Associazione Rousseau che controlla le chiavi del sistema operativo a Cinque Stelle, nonché excandidato sindaco del capoluogo emiliano. L’uomo che Federico Pizzarotti ha accusato di aver “lavorato ai fianchi” per delegittimare l’immagine del primo sindaco a Cinque Stelle in Italia si ritrova costretto a difendere a spada tratta il vicepresidente del consiglio comunale e suo braccio destro Marco Piazza, indagato per violazione della normativa elettorale. Una difesa che è anche soprattutto una difesa di se stesso.

Gli insulti all'accusatore
Anziché ringraziare colui che ha avuto il coraggio di denunciare una pratica losca quanto diffusa come quella del "taroccamento della firma" (una scorciatoia per raggiungere il numero necessario alla presentazione delle liste) i duri e puri della rete hanno crocifisso Stefano Adani, reo di aver assestato un colpo micidiale all'immagine del Movimento e alla sua presunta superiorità morale. Per loro, che hanno postato minacce online, è "un grandissimo infame" a cui sperano che qualcuno "gli spacchi la faccia”. 


Gli indagati
Nel capoluogo emiliano, finora, gli indagati sono quattro: Piazza, un dipendente comunale e due attiviste. In Sicilia i pubblici ministeri hanno già firmato i primi tredici avvisi a comparire destinati ad eletti nell’Assemblea Regionale e parlamentari nazionali, candidati al consiglio comunale, e attivisti. “Noi sospendiamo e allontaniamo chi sbaglia mentre gli altri se li tengono e li coccolano” dichiarava pochi giorni fa Carla Ruocco. La domanda che si pongono molti: e allora perché Claudia Mannino e Riccardo Nuti, i due parlamentari nazionali coinvolti dalla firmopoli siciliana e raggiunti da avviso di garanzia, sono ancora regolarmente iscritti al gruppo dei deputati a Cinque Stelle?

Due pesi e due misure
La solita storia dei due pesi e due misure: se i presunti colpevoli sono dei nemici vanno condannati a priori senza se e senza ma. Se a sbagliare sono invece esponenti pentastellati – a condizione ovviamente che si tratti di fedelissimi del capo o amici degli amici del Capo o quanto meno di un capo-corrente della corrente del Capo – i grillini si scoprono improvvisamente garantisti. Se chi denuncia il malaffare in casa altrui è un eroe, chi se la prende con il Movimento, come il povero Adani, è una “spia” e un “infame”. Se gli altri barano sulle firme sono degli impostori, se lo fanno i “ragazzi” di Grillo “la firma falsa non è una firma falsa, è una firma copiata”. Per esempio dagli elenchi utili a lanciare il referendum sull’acqua e sui beni pubblici.

Il referendum
Un polverone che, a questo punto della campagna referendaria, che vede il Movimento 5 Stelle schierato in prima linea, potrebbe compromettere non poco l'esito della consultazione. Non è un caso se, negli ultimi giorni, i toni si sono fatti ancora più aggressivi del solito. Meglio difendersi dall'accusa di aver dato dei “serial killer” a quelli che il 4 dicembre voteranno “Sì” - classica tecnica di distrazione di massa - piuttosto che da quella di essere dei furbastri che violano la legge copiando o inventando di sana pianta firme di ignari cittadini.


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