Redazione

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Mercoledì 14 dicembre 2016- Ore 16 - Via libera del Senato al governo di Paolo Gentiloni che, dopo l'ok della Camera di ieri, ottiene la fiducia del Parlamento.

Il via libera di Palazzo Madama arriva con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro.

Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

Ore 14:15 - "Chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia fiducia nel Senato". Esordisce così il premier Paolo Gentiloni, nell'Aula di Palazzo Madama. E il confronto con Matteo Renzi, che si presentò mani in tasca ad annunciare la riforma per "chiudere" il Senato, restituisce l'immagine più tangibile della vittoria del No al referendum.

La riforma del governo Renzi ("L'ho condivisa pienamente", rivendica Gentiloni) è stata bocciata dai cittadini e dunque il Senato continuerà a esistere nel pieno delle sue funzioni. "Quindi - premette il nuovo premier, guardando i banchi dell'emiciclo - la fiducia che chiedo al Senato è un po' particolare: chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia nei confronti delle prerogative del Senato".

Dopo il passaggio di ieri alla Camera, il presidente del Consiglio ascolta il dibattito nell'Aula di Palazzo Madama, prima di replicare. I banchi dell'opposizione sono semideserti: M5s e Lega proseguono il loro "aventino" contro la prosecuzione della legislatura. E Gentiloni sceglie di chiudere ancora una volta il suo intervento, lungo circa venti minuti, con un richiamo a loro rivolto: "Difenderò le prerogative del Parlamento nei confronti di tutti. Invito chi in questi mesi si è battuto alzando la bandiera del Parlamento contro ipotetici e a mio avviso inesistenti tentativi autoritari a rispettare il Parlamento e a partecipare alle sue riunioni in modo civile".

Il premier omaggia l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, scomparso di recente, nell'Aula dove ha seduto negli ultimi anni da senatore a vita: "Chiedo ai ministri di lavorare con responsabilità e dignità. Ciampi quando presentò il suo governo disse, e lo dico anche io, che per il tempo che sarà necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese".

E' una transizione e un atto di responsabilità il suo governo, ribadisce Gentiloni: "Non un amore della continuità ma la presa d'atto del diniego degli altri gruppi a convergenze più ampie, ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo". "Sottrarsi alla responsabilità sarebbe stato più utile dal punto di vista politico e partitico ma molto più pericoloso per il Paese", aggiunge il premier, che davanti ai senatori riconosce a Renzi la "coerenza" di essersi dimesso dopo la bocciatura della sua riforma.

Il nuovo governo, ricorda, durerà finché avrà la fiducia, ma "a prescindere" dalla data del voto è "urgente" intervenire sulla legge elettorale.

Il governo "non sarà attore protagonista" ma "avrà il compito di facilitare la ricerca di una soluzione e avrà il compito anche di sollecitare le forze politiche", spiega.

Nella consapevolezza che il sistema di voto influenzerà il nuovo assetto del sistema politico. Quanto al programma, dopo un passaggio sulla "tragedia inaccettabile" di Aleppo, Gentiloni sottolinea: "Il governo deve innanzitutto completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni. Sarebbe assurdo che un governo che molti critici accusano di eccesso di continuità, immaginare che completare le riforme avviate non sia il suo compito principale".

Poi un passaggio sulla povertà ("I dati sono in crescita") e il Sud, le banche e il lavoro. Il traguardo, afferma, è un sistema di tutele universali: "Serve serietà e consapevolezza perché non lo risolviamo purtroppo con facili slogan".

Martedì 13 dicembre 2016 - Ore 19:25 - La Camera ha votato questa sera la fiducia al governo Gentiloni, con 368 voti favorevoli e 105 contrari.
Al voto non hanno partecipato i deputati del Movimento 5 Stelle (91) e quelli della Lega (19).

Questa sera però la prova era facile. Alla Camera la maggioranza, come noto, ha numeri che lasciano assolutamente tranquilli.

Pù difficile la prova del Senato, domani. La soglia minima necessaria è di 161 voti. I verdiniani di Ala non voteranno.

Sui 320 senatori il governo conta su 112 democratici (con il presidente Pietro Grasso che non vota), i 28 di Ncd, i 18 del gruppo per le Autonomie (senza Mario Monti che voterà no) e quasi la metà del Gruppo misto. In questo gruppo devono ancora decidere i tre di Fare, gruppo dei tosiani. Al netto dell'assenza dei 18 di Ala la maggioranza avrebbe 172 voti. Senza le defezioni dovute a malattie, contrattempi, o alle assenze dei ministri. Nel governo Gentiloni in effetti ci sono quattro senatori: Roberta Pinotti, Anna Fonocchiaro, Valeria Fedeli e Marco Minniti. 

Lunedì 12 dicembre  - Ore 22 - Un governo in tempi record "nell'interesse della stabilità delle istituzioni".

Paolo Gentiloni brucia le tappe nella formazione di un nuovo esecutivo che nasce dalla sconfitta referendaria ma promette che con la stessa "celerità" si metterà al lavoro per risolvere i problemi del Paese.

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Impeccabile, nel suo stile molto british, il presidente del Consiglio incaricato in un solo giorno inizia e conclude il giro di consultazioni con le forze politiche, poi nel pomeriggio sale al Quirinale per illustrare al Capo dello Stato l'esito dei colloqui, scioglie la riserva e consegna la sua lista di 18 Ministri a Sergio Mattarella.

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Poi, dopo averla resa nota, va a palazzo Chigi, accompagnato dalla moglie Emanuela, per ricevere la "campanella" dal premier uscente Matteo Renzi, presiedere il suo primo consiglio dei ministri e prepararsi per la fiducia che chiederà prima alla Camera oggi e poi al Senato mercoledi.

- QUI IL DISCORSO PER LA FIDUCIA

"Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo governo nel più breve tempo possibile, per aderire all'invito del presidente della Repubblica e nell'interesse della stabilità delle istituzioni alla quale guardano gli italiani" dichiara dal Quirinale senza nascondere "le difficoltà politiche che derivano dall'esito del referendum e della successiva crisi politica" che lo attendono. "Sono difficoltà cui dobbiamo far fronte" premette tuttavia il neo-premier che allo stesso modo promette: "Il governo si metterà al lavoro immediatamente con tutte le sue forze concentrato sui problemi da risolvere nel Paese con l'ottimismo che deriva dal popolo italiano".

La squadra scelta è già un abbozzo del programma: "il governo come si vede dalla sua struttura proseguirà in azione di innovazione svolta da governo Renzi". La priorità, come ovvio, sarà la legge elettorale per la quale l'esecutivo "si adopererà per facilitare il lavoro delle diverse forze parlamentari " volto a individuarne "nuove regole".

Ma tra le urgenze da affrontare non ci sono solo le norme per andare a votare: "Il Paese si e rimesso in moto negli ultimi anni ma non possiamo ignorare il disagio specie nel ceto medio e nel Mezzogiorno dove manca il lavoro".
Il lavoro e il Mezzogiorno saranno quindi "una priorità" di un governo che assieme alla campanella riceve da Matteo Renzi anche una felpa regalatagli dal sindaco di Amatrice.

L'altro impegno, quello della ricostruzione post-terremoto, last but not least, sulla cui urgenza si dovrà misurare. A fine giornata, dopo il primo consiglio dei ministri, il rientro nella sua abitazione privata.

Ore 19:30 - Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha concluso le sue consultazioni con i partiti che hanno accettato di incontrarlo (si sono negati il M5S e Lega Nord). In brevissimo tempo ha preparato la lista di ministri del suo esecutivo, che ha come priorità la tutela dei terremotati e le modifiche alla legge elettorale per riportare il Paese al voto.

E alle 17,30 di oggi è salito al Quirinale per riferire al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sciogliere la riserva sul suo Esecutivo

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Domenica 11 dicembre - IL PUNTO

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12.30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, l'onorevole Paolo Gentiloni che ha accettato con riserva l'incarico di formare il nuovo Governo prima di recarsi subito ai primi colloqui con i presidenti del Senato e della Camera.

Prima Ugo Zampetti, segretario generale della Presidenza della repubblica, ne ha dato notizia. "Il presidente della Repubblica ha ricevuto questa mattina l'onorevole Paolo Gentiloni al quale ha conferito l'incarico di formare il nuovo governo, Gentiloni si è riservato di accettare".

Poi è stata la volta del presidente del Consiglio neo-eletto. "Ringrazio il presidente della Repubblica per l'incarico conferito, lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità" ha detto Gentiloni. "Il quadro ampio e articolato delle consultazioni svolte dal presidente della Repubblica sarà la base del lavoro per definire composizione e programma del nuovo governo".

Un messaggio per il presidente uscente Renzi: "Dalle consultazioni è emersa la conferma della decisione di Renzi di non accettare un reincarico in coerenza con l'impegno che aveva manifestato e questa coerenza merita rispetto e da parte di tutti". Il presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni, intende "accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari" per definire le nuove regole elettorali.

Chiaro il messaggio alle altre forze politiche: nessuna delle forze di minoranza si è resa disponibile a condividere una responsabilità di Governo, ha spiegato Gentiloni. E dunque, "non per scelta ma per responsabilità ci muoveremo nell'ambito del Governo e della maggioranza uscente" per "dare all'Italia un Governo nella pienezza dei poteri".

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Sabato 10 dicembre - IL PUNTO - Sabato sera, a conclusione delle consultazioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che nelle prossime ore valuterà "quello che emerso da questi colloqui e prenderò le iniziative necessarie per la soluzione della crisi di governo".

Mattarella ha aggiunto che c'è bisogno di "un governo nella pienezza delle sue funzioni" e "di una armonizzazione delle due leggi elettorali di Camera e Senato". Una "condizione indispensabile per le elezioni".

Mattarella assicura che la crisi sarà risolta "nelle prossime ore". È attesa già per domenica 11 dicembre la convocazione al Quirinale del nuovo premier incaricato. Permane l'indisponibilità di Matteo Renzi a un governo bis, in pole resta il nome del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

"A chi verrà a Chigi dopo di me, lascio il mio più grande augurio di buon lavoro e tutto il mio tifo: noi siamo per l'Italia, non contro gli altri" ha infatti scritto Renzi su Facebook, in un lungo post pubblicato a notte fonda in cui annuncia di essere tornato nella sua Pontassieve dopo aver lasciato Palazzo Chigi.

Silvio Berlusconi nell'incontro al Colle ha ribadito che l'unica strada è la legge elettorale armonizzata per Camera e Senato, e poi il voto. L'ex premier boccia, come tutte le altre delegazioni di opposizione, le larghe intese.

Il M5S ha sollecitato il voto subito dopo che la Corte costituzionale si è espressa, a fine gennaio. Il movimento assume posizioni durissime che ipotizzano anche una grande mobilitazione. Questo perché ai leader M5S le parole pronunciate dal Capo dello Stato Sergio Mattarella in chiusura delle consultazioni non piacciono per niente. Per il Presidente della Repubblica è opportuno un "governo nel pieno delle sue funzioni", ben diverso da quel "governo dimissionario mero strumento regolamentare al servizio del Parlamento e soprattutto della Corte costituzionale" auspicato dal M5S.

Il Pd ha invece assicurato il suo sostegno alla soluzione della crisi "che il capo dello Stato ritiene più opportuna".
Nessun nome di possibili candidati premier sarebbe stato fatto, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, nell'incontro tra la delegazione dem e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Davanti alla constatazione che un governo di responsabilità nazionale non ha trovato sponda nelle consultazioni, il Pd si sarebbe detto disponibile alla soluzione che il Capo dello Stato indicherà per un esecutivo che porti alle urne il prima possibile. Ora tocca a Mattarella che potrebbe anche proporre il reincarico a Matteo Renzi che, però, secondo più fonti, resterebbe intenzionato a non accettare il bis.

Ore 9:00 - Questa sera il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella concluderà le consultazioni per risolvere la crisi di governo.

Ieri 17 incontri con varie forze politiche minori; oggi quelle decisive con Forza Italia, Ncd, M5S e Pd.

Poco dopo le 18 di oggi dunque tutti avranno scoperto le carte e Mattarella deciderà. Probabilmente l'incarico arriverà già domenica sera.

L'ipotesi che pare più probabile è che la formazione del governo sarà affidata all'attuale Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sul quale sembrano d'accordo le varie anime del Pd. Anche se non va esclusa la possibilità di una scelta per Pier Carlo Padoan, Ministro dell'Economia, o addirittura che Mattarella provi a convincere lo stesso Renzi a provare con un suo governo bis.

Sarebbe, in ogni caso, un governo dai compiti decisamente limitati: in particolare la preparazione di una legge elettorale adeguata e armonizzata sia per la Camera che per il Senato - ma qui si tratta di vedere anche cosa deciderà la Corte Costituzionale a proposito dell'Italicum, il 24 gennaio - e la soluzione della questione Banche, in particolare l'emergenza Mps.

Forza Italia ribadisce che non sosterrà un governo Pd - richiesta che aveva formulato Renzi per assumersi la responsabilità di un suo governo bis - ma che è disposta a trattare su una nuova legge elettorale.

Venerdì 9 dicembre 2016 - Sono cominciate ieri alle 18, come previste, le consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per risolvere la crisi di governo.

Giovedì è stato il turno dei presidenti di Camera e Senato e dell'ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Oggi, venerdì saranno invece ricevuti al Quirinale i gruppi parlamentari minori.
La partita diventerà quindi interessante sabato, con i maggiori partiti. E dopo l'incontro con Forza Italia e il Movimento 5 Stelle si capirà meglio come potrà muoversi Mattarella.

Per ora la situazione sembra confusa e con poche vie d'uscita, visti i veti incrociati.
Mattarella pare sia intenzionato a chiudere in fretta. Secondo alcune interpretazioni, ciò avverrà con un reincarico allo stesso Renzi.

In realtà molto, quasi tutto, dipende dal Partito democratico e da Forza Italia. Nel Pd sembra confermata la linea indicata da Renzi in direzione mercoledì: un governo di "responsabilità nazionale" con tutti oppure le urne dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale.

Il partito democratico
Il fatto è che fra i democratici le idee sono tutt'altro che chiare: il partito è più che mai diviso, con la minoranza che non fa mistero di puntare a un governo a guida Pd che duri fino alla fine della legislatura.

Forza Italia
Silvio Berlusconi è atteso a Roma per fare il punto con il vertice del suo partito alla vigilia dell'incontro con Mattarella previsto per oggi pomeriggio. Ufficialmente la linea del Cavaliere non cambia: Una maggioranza c'è già in Parlamento e sta a loro esprimere un presidente del Consiglio.
Forza Italia non è disponibile a dare sostegno a nessun governo ma a discutere sulle modifiche della legge elettorale sì.

Movimento Cinque Stelle
Il vice presidente della Camera Luigi Di Maio apre alla possibilità di andare al voto dopo la sentenza della Consulta con Renzi dimissionario a palazzo Chigi.

La legge elettorale
La vera partita ovviamente si gioca sulla legge elettorale.
Da ciò infatti dipenderà la conformazione futura di molti partiti, a partire da quelli del centrodestra.
Per evitare che si perda tempo, il Foglio lancia una propria proposta e cioè adattare il Consultellum (legge già dalla Consulta e in vigore al Senato) per la Camera. Una suggestione proporzionale che piace a molti.

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Mercoledì 7 dicembre - Il momento è arrivato. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è salito al Quirinale alle 19 di oggi per rassegnare le sue dimissioni davanti al Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella.

"Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al palazzo del Quirinale il presidente del Consiglio dei ministri, dottor Matteo Renzi, il quale, essendosi concluso l'iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di bilancio, ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto. Il presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti". È quanto si legge in una nota del Quirinale.

Da giovedì 8 dicembre alle ore 18 il Capo dello Stato avvierà le consultazioni.

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Le alternative
"Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte" scrive il premier Matteo Renzi nella sua Enews. "Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale". Un concetto che ha poi ribadito anche in serata alla direzione Pd (LEGGI QUI COSA HA DETTO RENZI)

Il primo incontro
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi era salito al Quirinale con l'intento di rassegnare le sue dimissioni già il giorno seguente alla sconfitta del SI al referendum costituzionale del 4 dicembre. Era rimasto a colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per 30 minuti, dopo un Consiglio dei Ministri durato circa un'ora.

Al termine del loro incontro il Quirinale aveva diramato una nota in cui si legge: "Il Presidente della Repubblica ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, dottor Matteo Renzi. Il Presidente del Consiglio, a seguito dell'esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri, ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del Governo e ha pertanto manifestato l'intento di rassegnare le dimissioni. Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l'iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento".

Già in mattinata Mattarella e Renzi si erano incontrati una prima volta e il Presidente della Repubblica aveva iniziato a rilasciare le sue dichiarazioni:

"L'Italia è un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco" ha detto. "L'alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva. Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento".

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