Sergio Mattarella: Presidente di tutti

I tormenti (veri e presunti) interni ai partiti non hanno certo impedito la sua nomina con 665 voti

Mattarell-Ardeatine

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, alle Fosse Ardeatine – Credits: Qurinale

Sabino Labia

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Il d-day è finalmente arrivato. Il 31 gennaio, giorno dell'elezione del Presidente della Repubblica, è il giorno dell'incoronazione di Matteo Renzi.

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Non ci sono paragoni che tengano, è riuscito dove hanno fallito De Gasperi, Fanfani, Forlani e Andreotti. Solo Moro riuscì nell'impresa di far eleggere il suo uomo (Segni) ma dovette aspettare l'ottavo scrutinio.


Ma torniamo all'attualità. Il transatlantico ieri, alle 8,30, quando mancava ancora un'ora alla quarta votazione, si era già animato di democristiani/demo-renziani. Casini, che dispensa buffetti sulle guance degli amici. Poi è il turno del ministro Lupi che, mostrando sicurezza (nonostante i rumors lo diano giá come "ex") si avvicina a un ex che già lo è: "voglio complimentarmi con Mario Mauro. Hai fatto un capolavoro".

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Si intuisce che non c'è storia.
 Rotondi con un doppio petto blu percorre il lungo corridoio imitando fedelmente l'andatura di Andreotti. Reincarnazione.
 Intanto si è fatta l'ora della prima chiama e la campanella risuona per avvisare che si comincia.

A questo punto verrebbe da chiedersi per chi suona la campana. 
Le risposte potrebbero essere due, per i piddini radical chic di una volta e per i parlamentari di Forza Italia. 
A leggere i dispacci di alcuni giornali (di tutte le posizioni politiche) sembrerebbe di si, ma ci si rende conto che molte sono deviazioni (suggerite dai Grandi Elettori?) che fanno passare la notizia che si sta vivendo un vero travaglio interno.
 Quando la Presidente Boldrini dà il via allo spoglio, i volti di coloro che avrebbero dovuto essere tirati per il tormento interiore, sono di una serenità imbarazzante: "abbiamo fatto un ottimo lavoro. Mattarella è il Presidente di tutti" è la frase di oggi.

Che i radical chic di sinistra si sarebbero attenuti agli ordini di scuderia lo sapevano anche i divani di Montecitorio. Bersani, Finocchiaro & company giá sanno che per loro è l'ultimo giro ergo meglio farlo durare il più a lungo possibile.
 Poi c'è Forza Italia e il suo presunto tormento interiore. Fitto aveva annunciato urbi et orbi la decisione di votare Mattarella, ma i fittiani non sono quaranta, sono molti meno e per questo hanno utilizzato il collaudato metodo democristiano, il nome del candidato in codice. Allora chi ha tradito gli ordini di Berlusconi? La risposta è semplice e una sola: sin dal primo giorno la pattuglia forzista si è divisa i compiti, una parte scheda bianca e un'altra Mattarella.


Le notizie che uscivano dal Palazzo, intanto, venivano imbastite ad arte da Grandi Elettori, tormentati ma non troppo alla stampa pronta a twittare la tragicommedia.


Per la cronaca gli Alfaniani facevano arredo.

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