Ilaria Molinari

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Eccolo lì il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un Capo di Stato schivo e pacato che si fa vedere e sentire quando serve. Che non abusa della sua posizione, ma ne valorizza l'importanza con la presenza nei momenti giusti e l'espressione di parole pronunciate, sempre chiare, forti e simbolicamente pregnanti: con i terremotati, con le vittime delle tragedie, nelle feste che ricordano i valori della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.

Sta a lui, ora, gestire la transizione di Governo. E trovare la migliore soluzione davanti a un Matteo Renzi dimissionario dopo il 60% dei consensi al No al referendum costituzionale erroneamente personalizzato come un "sua" battaglia per riformare il Paese, un fronte del No che chiede cose diverse (leggi qui come si è spaccato), una manovra finanziaria per il 2017 da approvare e per la quale non sono certo poche le tensioni con l'Europa, una legge elettorale in attesa del parere della Consulta.

Sergio Mattarella ha già tirato le orecchie al giovane Matteo. Lo ha chiamato al Quirinale nella mattinata di ieri per un primo incontro che precedesse quello già programmato per la serata. Ha tastato il terreno. Ha capito che ce n'era bisogno per domare il futuro ex premier che ha fatto il passo di lasciare il Governo (e come avrebbe potuto non farlo?) ma che non ha nessuna intenzione di mollare la politica e uscire da grande perdente.

- LEGGI ANCHE: Cosa c'è nel futuro di Renzi

"Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento" ha subito detto Mattarella. Dunque, prima tirata di orecchie a Renzi: è stato un errore dimettersi prima dell'approvazione della Legge di Stabilità.

E infatti, in serata, è arrivata puntuale la comunicazione del Quirinale: "Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l'iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento".

Detto fatto: dimissioni congelate fino a venerdì o al più tardi martedì, quando è previsto il via libera alla manovra.

L'attenzione del mondo politico è ora al passo successivo: cosa farà Mattarella? Scioglierà le Camere per andare subito a nuove elezioni?

Ne dubitano in molti nonostante le pressioni del Movimento 5 Stelle e le intenzioni, secondo alcuni, anche dello stesso Renzi, convinto di ripartire da una base solida di voti "suoi" (quel 40% di SI' che lo hanno sostenuto al referendum) contro la famosa "accozzaglia" del fronte del No divisa politicamente su più fronti.

E ne dubitano perché Sergio Mattarella è un uomo delle istituzioni. E come tale sa che la Consulta chiederà modifiche alla Legge Elettorale e che queste richiederanno tempi tecnici ben precisi. E soprattutto che solo dopo un corretto iter parlamentare sarà possibile tornare al voto.

Dunque è lecito aspettarsi questo: la nomina di un nuovo premier scelto tra le fila dell'esecutivo che guidi la transizione fino alla stesura delle modifiche della Legge elettorale. Poi gli italiani potranno votare e scegliere (finalmente) chi li deve rappresentare. Quando? Quando "i tempi tecnici" tanto cari agli uomini delle istituzioni che non amano colpi di mano -proprio come Mattarella - lo consentiranno. Non prima dunque della prossima primavera.

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