Claudia Daconto

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 gennaio 2017. In data 20 gennaio l'Avvocato di Virginia Raggi, Ervin Rupnik, ha inviato al Direttore di Panorama Giorgio Mulè una rettifica che pubblichiamo esattamente nel punto contestato dall'Avvocato.

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Sbaglia Virginia Raggi a liquidare la sentenza con un secco “tanto rumore per nulla”. Il Tribunale di Roma ha infatti respinto il ricorso che sulla base della presunta incostituzionalità del contratto da lei firmato con il Movimento 5 Stelle, chiedeva fosse riconosciuta la sua ineleggibilità. Sul contratto in sé i giudici non si sono espressi, come nemmeno sulla penale da 150mila euro, ma hanno stabilito che Raggi è sindaco legittimamente e chiarito che gli unici a poter eventualmente mettere bocca negli affari e accordi interni al Movimento sono gli stessi iscritti al Movimento 5 Stelle.

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È pertanto, quella del Tribunale, una decisione che dopo il tanto rumore fatto sul ricorso presentato dall'avvocato vicino al Pd Venerando Monello con il sostegno della senatrice Monica Cirinnà, ne farà ancora di più sulle conseguenze della sua bocciatura. La sentenza di ieri infatti rafforza il Movimento 5 Stelle, indebolisce ulteriormente la Raggi e finisce per rappresentare una sconfitta soprattutto per il Pd.

Una sconfitta per il PD
Iniziamo da qua. Al di là della fondatezza o meno delle ragioni che hanno portato l'avvocato Monello a intraprendere questa battaglia contro il Movimento 5 Stelle, l'errore non suo, ma del Partito Democratico resta lo stesso già commesso dal centrosinistra nei confronti di Silvio Berlusconi: pensare di battere l'avversario in tribunale piuttosto che sforzarsi di farlo nelle urne.

Mettiamo il caso che in appello (Monello, condannato anche a risarcire circa 20mila euro di spese legali, ha confermato a Panorama.it di volerlo presentare), la sentenza di ieri venga ribaltata e altri giudici riconoscano la nullità del contratto che lega la Raggi al Movimento; e mettiamo anche il caso che venga addirittura dichiarata la Raggi ineleggibile, il Partito democratico cosa ci avrebbe guadagnato? Le sentenze non si trasformano automaticamente in voti. Nonostante i processi che lo vedevano coinvolto, Silvio Berlusconi ha preso in assoluto più voti dei suoi avversari.

Una vittoria per Grillo
Per Beppe Grillo e Davide Casaleggio la sentenza costituisce una sorta di viatico a replicare anche con i futuri candidati in altri comuni e in altre regioni lo stesso tipo di accordo stipulato con la Raggi i cui avvocati, ritenendo evidentemente fondate le ragioni che avevano indotto Monello a impugnare il testo, si erano affrettati a dichiarare a loro volta “nulla” quella scrittura privata. [A QUESTO RIGUARDO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DALL'AVVOCATO ERVIN RUPNIK: "Egregio Direttore, in qualità di avvocato di Virginia Raggi nella causa riguardante la richiesta di decadenza dalla carica di Sindaco di Roma Capitale, Le rappresento che sul Vostro periodico mi sono state attribuite affermazioni che non ho mai fatto. In particolare, nell'articolo pubblicato lo scorso 18 gennaio 2017 sull'edizione on-line del quotidiano da Lei diretto dal titolo "Sentenza Raggi: chi ci guadagna e chi ci perde" sotto il titolo interno "Una vittoria per Grillo" è stato scritto che gli avvocati di Virginia Raggi "ritenendo evidentemente fondate le ragioni che avevano indotto Monello a impugnare il testo, si erano affrettati a dichiarare a loro volta "nulla" quella scrittura privata". Ebbene, questa notizia è totalmente inventata: non ho mai - e sottolineo mai - nè scritto nè sostenuto che il codice di comportamento M5S è un atto nullo. Nella mie memorie processuali ho anzi svolto numerosi argomenti in cui ho dimostrato la perfetta liceità del codice etico del M5S. E il Tribunale di Roma ha accolto in pieno le tesi da me sostenute in difesa del Sindaco di Roma. Vi segnalo inoltre che Virginia Raggi nella causa in questione è assistita unicamente dal sottoscritto e non da un imprecisato numero di "avvocati" come da Voi erroneamente scritto. Distinti saluti, Avv.Ervin Rupnik"]

Adesso che però dei giudici civili hanno decretato che il fatto di sottoscriverla non costituisce "alcune delle ipotesi di ineleggibilità tassativamente previste dalla legge", si parla di aumentare la cifra, oltre i 150mila euro, come deterrente ancora più forte contro la tentazione di cambi di casacca o di deroga ai diktat imposti dall'alto.

Raggi indebolita
Infine la Raggi. La prima cittadina non si aspettava che il Tribunale respingesse il ricorso. Immaginava piuttosto una dichiarazione di nullità del contratto. Anzi l'auspicava perché avrebbe rappresentato per lei l'occasione per liberarsi finalmente dal giogo impostole dalla Casaleggio Associati. Eleggibile ma libera da qualsiasi vincolo capestro con il Movimento 5 Stelle e quindi “autorizzata” a restare sindaco anche in caso di rottura con il suo partito e senza l'obbligo di dover rifondare 150mila euro di multa nelle casse pentastellate.

Invece i giudici hanno riconosciuto che sì, Virginia è eleggibile, ma anche che non hanno nulla da dire sul contratto in questione. Le sue future mosse non potranno che continuare a subire il controllo e il giudizio di Grillo e Casaleggio a meno che, perché è questo che il Tribunale ha detto, soggetti legittimati ad avanzare ricorsi (come gli eurodeputati che hanno lasciato il Movimento, qualora qualcuno si presenti da loro a chiedergli davvero di staccare un assegno) non decidano di farlo. Ma è scontato che nessuno, né Grillo né Casaleggio, avanzerà mai davvero una richiesta formale di quel tipo. Non a caso nel secondo post, corretto, sulle dimissioni di Affronte e Zanni “il pagamento di 250mila euro previsto dal codice di comportamento” diventa un dovere “etico e morale”.

Un dovere che nessun tribunale può mettere in discussione e al quale solo gli stessi candidati grillini possono decidere di sottrarsi. A rischio di essere espulsi. Ma anche su questo, nessuno può metterci bocca perché sono scelte interne ai partiti e, anche il Pd, per dire, ha un codice etico che prevede dimissioni e condizioni ostative alla candidatura in determinati casi.

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