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Senato elettivo: chi lo vuole e perché

Tra i 513.449 emendamenti sulla riforma della Costituzione, molti riguardano il Senato. FI, Sel, Lega, M5S e minoranza Pd contro la maggioranza

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L'aula del Senato – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Sono 513.449 gli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali del Senato al disegno di legge di revisione della Parte II della Costituzione. Il cui lavoro di approvazione, alla riapertura dell'attività parlamentare a settembre sarà tutta in salita.

Da chi arrivano gli emendamenti

Nel dettaglio, la palma d'oro per il maggior numero di emendamenti presentati alla riforma costituzionale va alla Lega Nord con 510.293. A seguire, ma con grande stacco, c'è Forza Italia con 1.075 proposte di modifica. Il gruppo Misto-Sel ha depositato 1.043 emendamenti. La componente del Misto "Fare" ha presentato 259 proposte di modifica. Gal ne ha depositate 215, il Movimento 5 Stelle 194, Conservatori riformisti italiani 124.

Movimento X del Misto ha depositato 75 emendamenti, il Pd 63. Il Gruppo per le autonomie ha presentato 45 proposte di modifica. Il Gruppo misto 30. L'Altra Europa con Tsipras ha depositato 20 emendamenti, Area popolare 11 e infine Alleanza liberalpopolare-automie 3.

Le motivazioni della minoranza Pd

A far discutere è ovviamente il numero di richieste di modifica arrivate dalla stessa minoranza Pd che crea, anzi amplia, la spaccatura interna tra "renziani" e "anti-renziani".

"Il Senato della Repubblica è eletto dai cittadini su base regionale, garantendo la parità di genere, in concomitanza con la elezione dei Consigli regionali" si legge in un emendamento PD. "Il numero dei senatori elettivi è di cento, più sei senatori eletti nella circoscrizione Estero. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a quattro; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno".

I senatori Maria Grazia Gatti e Carlo Pegorer già ieri con una nota avevano fatto sapere che "partiamo dal convincimento che bisogna superare il bicameralismo perfetto e che è necessario fare presto, certo, ma anche bene e senza negare un serio e approfondito confronto sul nuovo Senato e sugli equilibri complessivi che assumerà il futuro assetto istituzionale, anche alla luce della nuova legge elettorale recentemente promulgata".

"I principali temi affrontati negli emendamenti - spiegano i senatori - riguardano l'elettività diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l'elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del titolo V. Quanto al sistema delle garanzie, a nostro giudizio, andrebbero corrette le modalità di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall'Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale".

"Ci sembra anche opportuno - concludono i senatori democratici - che alcune limitate e qualificate materie conservino una lettura bicamerale: leggi elettorali nazionali, temi di natura etica, amnistia e indulto, diritti delle minoranze, dichiarazioni di guerra e libertà religiosa".

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