Claudia Daconto

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Rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo Renzi il piano straordinario di assunzioni previsto dalla Buona Scuola.

In teoria, dal prossimo settembre sarebbero dovuti entrare in ruolo 63mila docenti. Tuttavia, la raffica di ricorsi presentati da chi è stato escluso dal prossimo concorso rischia di far slittare tutto.

I ricorsi degli esclusi dal concorso
Sindacati e associazioni si sono infatti opposti ai paletti imposti dal Miur che ha deciso di far partecipare alla selezione solo chi è già abilitato lasciando fuori non solo i diplomati magistrali a indirizzo sperimentale linguistico, i neolaureati e chi è in possesso “solo” di un dottorato di ricerca, ma anche i docenti di terza fascia, ossia persone che già hanno avuto o hanno esperienze d'insegnamento.
Tutti costoro avevano tempo fino a ieri per presentare ricorso con una raccomandata o tramite Pec e, a questo punto, le possibilità che venga accolto diventano consistenti.

La decisione del Tar
Il 30 marzo, infatti, mentre si chiudeva la finestra utile per potersi iscrivere al concorso, il Tar del Lazio ha dato ragione a un singolo candidato escluso perché privo del titolo abilitante.
Una decisione che non è rimasta circoscritta al singolo caso.
Nel pomeriggio, infatti, lo stesso giudice amministrativo ha ordinato al ministero della Pubblica Istruzione di ammettere da subito al concorso, “con riserva”, anche tutti i docenti che non sono ancora abilitati. In tutto circa 50mila persone. Il Tar poi deciderà sui singoli casi già dal 7 aprile mentre le date del concorso saranno rese note il 12 e dovrebbero essere fissate tra la fine di aprile e i primi di maggio.

Sempre meno posti a disposizione
Questo significa che ai 165.578 partecipanti che hanno fatto ufficialmente richiesta di partecipazione, potrebbero aggiungersi altri 50mila (ma alcuni sindacati sostengono che siano in realtà molti di più) aspiranti alla “cattedra fissa”. Visto che i posti a disposizione erano solo 63mila, già in partenza solo uno su tre candidati ce l'avrebbe potuta fare. Ma allargandosi la platea degli ammessi al concorso, il numero dei fortunati sarà destinato a ridursi ulteriormente.

Le prove d'esame
Almeno nei primi tempi, perché nei prossimi tre anni, man mano che i colleghi più anziani andranno in pensione, a subentrare dovrebbero essere proprio coloro che saranno risultati idonei, anche se non vincitori, all'esito delle prove. Prove che, per lo scritto, saranno svolte al computer con domande a risposte multiple e aperte, mentre per quanto riguarda la prova orale consisteranno anche nella simulazione di una lezione.

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Il possibile slittamento del concorso
Ammesso che il concorso stesso, visto il lievitare del numero dei partecipanti, non finisca per slittare e con esso le assunzioni. Al momento il Miur non ha preso alcuna decisione in merito ma è possibile che, per evitare di dover fare i conti con la valanga di ricorsi, decida di riaprire i termini della selezione per far iscrivere anche chi non ha i requisiti inizialmente previsti dal bando.

Il profilo dei candidati
Al momento la regione da cui è pervenuto il maggior numero di domande (24.125) è la Campania, seguita dalla Lombardia (22.630), Sicilia (17.725) e Lazio (16.191). I candidati all'insegnamento nella scuola dell'infanzia e primaria sono 97.719 (è già previsto che l'assunzione dei vincitori non avverrà prima del 2017), quelli per medie e superiori 58.254 mentre in 9.605 vogliono diventare insegnanti di sostegno. La stragrande maggioranza (85,2%) sono donne. Il 63,1% ha meno di 40 anni, l'età media generale è di 38 anni.

L'ottimismo del ministro Giannini
"Continua l'impegno di questo governo per portare qualità, stabilità ed energie nuove nella scuola - ha commentato il ministro Stefania Giannini - L'alta adesione al concorso e la numerosa presenza di giovani dimostrano che siamo sulla strada giusta. Dopo anni di mancate risposte sul tema del precariato storico e di concorsi che si sono svolti a singhiozzo, stiamo cercando di riportare il Paese alla normalità: con la Buona scuola prevediamo bandi ogni tre anni e certezze sui tempi di selezione per l'ingresso nella scuola".

Le proteste di aspiranti candidati e docenti precari
Le proteste però non sono mancate nemmeno sul fronte dell'accesso alla piattaforma del ministero "Istanze OnLine" che a un certo punto si è inceppata.

Il sindacato Anief aveva infatti anche chiesto di prorogare la scadenza per permettere a tutti quelli che non erano riusciti a farsi accettare la domanda, a causa dell'ingolfamento del sistema, di poter portare a termine la procedura. E ieri un gruppo di docenti precari ha protestato in piazza Montecitorio contro “una procedura ingiusta e raffazzonata, con tempi contingentati, classi di concorso accorpate senza logica, programmi vaghi e nessuna garanzia di trasparenza” che sta rischiando di compromettere, hanno sostenuto, “la sorte di migliaia di insegnanti”.

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