Salvini-Tunisia: perché si è sfiorata la crisi diplomatica

Le parole del ministro sui migranti tunisini hanno rischiato di mettere in crisi gli accordi che consentono di rimpatriare 80 irregolari a settimana

Matteo-Salvini

Il leader della Lega, Matteo Salvini Roma, 10 maggio 2018 – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Redazione

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Prima ancora di ottenere la fiducia al governo, il neo ministro degli Interni Matteo Salvini spara a zero frasi di fuoco contro i migranti della Tunisia, la quale chiede spiegazioni e richiama l’ambasciatore italiano a Tunisi minacciando lo scoppio di un caso diplomatico, poi rientrato.

I fatti

Tesi non nuove per il ministro della Lega che, in un comizio a Pozzallo sui casi di intemperanza tra tunisini registrati in alcuni centri di accoglienza dopo l'uccisione del giovane bracciante del Mali, aveva sottolineato quanto sia difficile la situazione al Sud: “La Sicilia non può essere il campo profughi dell’Ue”, aveva detto per poi proseguire sul Paese nordafricano. “La Tunisia è un Paese libero, democratico, dove non ci sono guerre, carestie, epidemie e pestilenze e che non sta esportando gentiluomini ma spesso galeotti”. Frasi, quelle pronunciate da Salvini nella sua prima uscita in veste ufficiale, che hanno provocato forti e immediate reazioni che hanno rischiato di mettere in crisi proprio quegli accordi che consentono di rimpatriare sui charter 80 irregolari a settimana, mentre il flusso degli arrivi non smette di crescere.

La reazione della Tunisia

Il “grande stupore per quelle parole” da parte della stessa Tunisia si è placato però nel giro di poche ore. Dopo le scuse e le precisazioni del Viminale. Così, dagli ambienti diplomatici tunisini quelle frasi del ministro sono state digerite come facenti parte di una “dichiarazione sopra le righe”. Così ha riferito al quotidiano la Repubblica l’ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui.

Salvini aveva infatti precisato quasi subito che le sue parole erano state estrapolate da un contesto molto più ampio. “Ci hanno detto che le parole sono state prese fuori contesto. Ma ciò che ci unisce all’Italia è più importante di ogni polemica”, ha spiegato l’ambasciatore soddisfatto del chiarimento da parte italiana. “La cooperazione, anche in tema di migrazioni, è ottima, anche con il ministero dell’Interno. Ormai è un capitolo chiuso“. Fino al prossimo comizio.

I numeri dell'immigrazione

A febbraio, come riportato da Huffington Post, dal Viminale si registra nel 2018 il calo del quasi 50% del numero di migranti sbarcati sulle nostre coste rispetto al 2017. Dal 1 gennaio sono arrivati in Italia 4.731 migranti, con un calo del 49,93% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (9.448). Nel dettaglio: alla Libia sono stati in tutto fino a febbraio 3.534 sbarchi, con una diminuzione rispetto al 2017 che contava ben 9.007 arrivi. Rispetto ai 6.123 migranti sbarcati in Italia tra il 1 gennaio e il 13 febbraio 2016, il calo registrato nel 2018 è del 22,73% ma tra questi ci sono eritrei, tunisini, pakistani, nigeriani, libici e persone provenineti dalla Costa d'Avorio. Dall'inizio del 2018 sono stati 621 i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane. Nel 2017 in tutto erano stati 15.731, mentre nel 2016 se ne contavano 25.846. 

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