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Salvini e i contestatori acchiappa-consensi

Il leader della Lega punta il dito, giustamente, contro i violenti che lo accolgono ai suoi comizi. Gli stessi che gli assicurano pubblicità e voti

Salvini-contestazioni

Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini (S), durante la contestazione a Viareggio, 16 maggio 2015. – Credits: ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Sassi, sputi, insulti. Ogni volta che Matteo Salvini si presenta da qualche parte per un comizio o un appuntamento elettorale, ad attenderlo c'è sempre un comitato di "non-accoglienza" pronto a dargli il "benvenuto". Costretto ad andarsene scortato dalla polizia, spesso a cambiare tragitto, talvolta ad annullare tutto, per il leader della Lega Nord il tour elettorale per le regionali del 31 maggio prossimo si è trasformato mano a mano in un tour de force. Lui dice di non poterne più. Lancia accuse a Renzi e Alfano. Sospetta che "a qualcuno impedire i comizi della Lega faccia comodo". Un pochino, in fondo, anche a lui: essere contestato gli garantisce una certa copertura mediatica.

Il copione è sempre lo stesso, le variazioni sul tema minime. Su Twitter Salvini aggiorna i fatti in tempo reale. I post di commento su Facebook arrivano puntualissimi. Le interviste del giorno dopo sono assicurate. Alla fine dei conti, il suo vero comitato elettorale sembrano essere diventati i suoi contestatori. Con un solo lancio di uova gli garantiscono infatti almeno due risultati utilissimi: dargli ragione quando dice che chi gli fa la guerra non conosce il significato della parola "democrazia" e fargli guadagnare consensi.

Salvini contestato

Stilare la lista completa di tutte le volte che siti, tv e giornali hanno parlato di “Salvini contestato” sarebbe lungo e noioso. Una rapida sintesi è sufficiente a dare l'idea. In Liguria, a Imperia, al grido di “siamo tutti clandestini”, un gruppo di 50 attivisti della sinistra radicale si è fatto trovare a piazza De Amicis, dove Salvini era atteso in un bar per un aperitivo con i suoi sostenitori. Nulla in confronto a quanto era successo in Toscana, regione rossa per eccellenza dove la Lega ha un suo candidato presidente, Claudio Borghi. Cariche della polizia a Massa, fuga a bordo della sua auto inseguita da contestatori inferociti che l'avevano presa a calci e pugni a Viareggio e infine sasso schivato per un pelo mentre parlava dal palco. In Umbria, a Marsciano, era uno sputo, preso in pieno. A Perugia, tensioni al termine del comizio. "Costi più tu con tutta questa polizia di Mare nostrum!" lo slogan dei militanti dei centri sociali di S.Benedetto del Tronto, provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche, durante il suo comizio lampo fra schiamazzi e insulti. Scontri e feriti tra agenti e dimostranti ad Ancona, Macerata e Porto Recanati.

Stesse scene, stessi ortaggi in Puglia a Foggia, a Napoli, dove addirittura l'ex “caschetto d'oro” più famoso della Regione, Nino D'Angelo, ha stoppato Salvini: “Non usi la mia musica per il suo movimento pro-Sud. Ca nisciun è fess!”. A Marsala, in Sicilia, non è neppure potuto scendere dall'auto. A Palermo, nemmeno le scuse per gli insulti di un tempo sono bastate a placare gli animi dei manifestati della “giornata dell'orgoglio terrone” organizzata per respingerlo dall'Isola.

Ma anche se non ci sono in ballo appuntamenti elettorali, Matteo Salvini è di solito ospite sgradito. A fine marzo il segretario della Lega fu pesantemente contestato a Milano da una ventina di giovani dei centri sociali al termine di un sopralluogo in un condominio in zona via Padova abitato da numerosi abusivi. "Vattene razzista, merda", gli urlarono per strada mentre lui raggiungeva la sua auto sotto la scorta della Polizia. Annunciato una settimana fa alla Garbatella, quartiere di Roma tradizionalmente di sinistra, Matteo Salvini non è mai arrivato. La Questura gli ha fatto capire che non era il caso. Per non parlare di cosa accade nel novembre scorso a Bologna, dove l'auto sulla quale stava raggiungendo un campo nomadi, fu assalita a calci e pugni, un vetro mandato in frantumi e scene di panico quando l'autista, per allontanarsi, quasi mise sotto gli aggressori.

La reazione di Salvini

In questo clima, se Salvini a qualcuno che lo insulta manda ancora baci, con altri gli saltano i nervi. Mostra loro il dito medio dal finestrino dell'auto a bordo della quale di solito è costretto a darsi alla fuga. Oppure li insulta sui suoi social network definendoli "povera gente malata che va curata", "sfigati", "zecche rosse", "figli di papà che giocano a fare i rivoluzionari tirando petardi tra le mamme con carrozzine". Negli ultimi giorni però la polemica ha raggiunto anche i palazzi. Dopo i fatti umbri Salvini è sbottato contro il governo: "Dove sono Renzi e Alfano?". Il segretario leghista è convinto che la gestione dell'ordine pubblico non lo tuteli, chiede la chiusura dei centri sociali e sospetta che "a qualcuno impedire alla Lega i comizi faccia comodo”". Per tutta risposta il ministro dell'Interno gli ha scodellato in faccia i numeri necessari a garantire la sua sicurezza (8mila agenti dal 28 febbraio ad oggi), mentre il premier Matteo Renzi ha stigmatizzato comunque le aggressioni "senza esitazioni". Nel frattempo in Trentino la Lega ha già raddoppiato i consensi.

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