"Rispetto al passato oggi siamo noi ad avere il coltello e i numeri dalla parte del manico. Sicuramente andrò ad Arcore o forse inviterò Berlusconi in una sede della Lega, però un accordo con chiunque
si fa partendo dal nostro programma, sono gli altri che dovranno firmarlo e sostenerlo". Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, alla festa estiva della Lega. A Panorama, sul numero in edicola fino al 2 settembre, aveva rilasciato questa intervista anticipando l'intesa con Berlusconi per "rifare il centrodestra" e prepararsi alle prossime elezioni politiche.

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Il primo sms arriva alle 8,11 del mattino, mentre le Dolomiti sono avvolte da nebbia spessa come ovatta: "Vorrei andare a pescare con un amico. Adesso provo a svegliarlo. Venite?". Aggiornamento delle 9,23: "Niente da fare. Qui dormono tutti. Prendo un caffè in centro, al Suisse".

Madonna di Campiglio, dieci minuti più tardi: nonostante sia una domenica di fine agosto, la mondanissima piazza Righi è ancora deserta. Cappellino blu calato sulla fronte, giacca in tinta, felpa grigia con cappuccio, jeans stretti: Matteo Salvini, passo sostenuto e aria torva, fende in diagonale lo slargo per raggiunge l’edicola. Qualche secondo dopo, esce con la Gazzetta dello Sport ripiegata in quattro tra le mani: "In vacanza non leggo altro" informa. "Immaginano che abbia passato l’estate a pianificare polemiche: i migranti, i preti comunisti, i funerali dei Casamonica… Invece sono commenti estemporanei: l’intervista su monsignor Nunzio Galantino l’ho fatta in spiaggia, mentre giocavo con mia figlia. Finito di parlare con il giornalista, ho ripreso paletta e secchiello. Continuo a credere che la vita sia quella. Se pensassi sempre alla politica impazzirei".

Eppure il segretario della Lega Nord è ubiquo. Ha imperversato l’intera l’estate, senza rivali: tv, social network, giornali, rotocalchi rosa: "Dopo aver preso la Gazza ho visto la copertina di un settimanale: “Salvini e Isoardi fanno vacanze separate”. C’era la foto di mia figlia in copertina. Ma è normale?". Proviamo a insinuarci nel pertugio: "In questo momento sono in stand-by con la mia compagna: stiamo insieme da più di dieci anni, abbiamo preso una pausa di riflessione. E sicuramente il gossip non ci aiuta". Ma allora il presunto flirt con la conduttrice Elisa Isoardi? L’occhiataccia persuade a rientrare in ranghi più consueti: la ricomposizione del centrodestra, il futuro della Lega e le critiche al governo.

Seduto al tavolino di un bar, davanti ai prati su cui correva da bambino, Salvini parla dell’autunno che sarà: "Matteo Renzi non dura molto. I suoi talloni d’Achille sono troppi: immigrazione, economia, lavoro…". Arriverà al 2018? "Nooo". Sicuro? "Ne sono convinto. Ma anche lui lo sa..." sfotte. "Se non si inventano il quarto esecutivo non eletto, l’anno prossimo si vota. Il Pd dopo la caduta del governo, sarà in macerie. E noi non possiamo fare più errori: serve l’unità del centrodestra".

L'asse con Berlusconi e i 6 punti d'intesa

Arriva il cameriere per le ordinazioni: "Cappuccio e brioche alla crema" chiede Salvini. Intanto comincia l’andirivieni di simpatizzanti ed elettori leghisti. "I prossimi mesi saranno decisivi per capire chi vuol fare davvero opposizione" riattacca. "Dobbiamo essere pronti: il programma della coalizione è ormai condiviso al 90 per cento. Con Silvio Berlusconi ne abbiamo già discusso più volte. Niente promesse mirabolanti, ma sei punti concreti: flat-tax, abolizione degli studi di settore, via la legge Fornero, lotta all’immigrazione, famiglia tradizionale con apertura alle unioni civili. Solo sull’Europa dobbiamo accordarci". Non proprio quisquilie. "Un accordo si troverà. Su una cosa non transigo: la revisione dei trattati, soprattutto quello sulla moneta unica".

"L’abbiamo vista l’altro giorno mentre pescava una trota: sono un suo fan, posso stringerle la mano?" domanda un quarantenne in avvicinamento. Il segretario federale, in carica dal dicembre 2013, è ormai una perfetta macchina da selfie, abbracci e strette di mano: mai una smorfia né un rifiuto. "Talk show, twitter e facebook servono. Ma il vero consenso nasce dal contatto umano" spiega. "Ti devono toccare, parlare, consigliare. Ed è questo il mio sforzo maggiore: anche in vacanza, ogni giorno incontro centinaia di persone".

Le primarie del centrodestra

Il cameriere torna con il vassoio carico. Spiega che "la colazione è stata offerta dal signore del tavolo accanto": un uomo in tuta, pingue e ilare. Abbassa il giornale, alza il capuccino, mima un brindisi: "Complimenti! E continui così". Salvini ringrazia. Riprende il filo: "Nel centrodetra servono le primarie". Berlusconi però non le vuole. "A me invece piacerebbe che fossero gli italiani a scegliere. Chiamiamole primarie, secondarie, Pippo o Pluto. Ma chiunque dovrebbe poter decidere da chi vuole essere rappresentato, sia negli enti locali sia al governo". Si candiderà? "Ovvio". Vuole guidare il centrodestra? "Certamente: io la partita la gioco per vincere". E se perde? "Mi metterò lealmente al servizio del vincitore. Mica sono come quelli del Pd, io".

Va bene, ipotizziamo che sgomini ogni avversario: dopo chi vorrebbe al suo fianco per la corsa a premier? "In questo momento, un ticket con Berlusconi sarebbe la soluzione migliore: la sua esperienza per me sarebbe molto utile. In politica estera, ad esempio, batte Renzi dieci a zero. Sono il giorno e la notte. Con i governi Berlusconi l’Italia contava molto più di adesso. Africa, Isreale, Stati Uniti, Russia: il Cavaliere ha relazioni importanti in mezzo mondo". Ma l’elettorato leghista approverebbe? "L’ultimo sondaggio l’ho fatto a ferragosto, alla festa della Lega di Ponte di Legno. Ho chiesto: “Se si votasse domani mattina, vorreste andare da soli o in coalizione?”. La metà era favorevole a un accordo. Anche i nostri ormai hanno capito che per mandare a casa Renzi bisogna allearsi con Forza Italia".

Le amministrative 2016

Le prove generali d’intesa, dopo le vittorie in Veneto e in Liguria alle ultime Regionali, saranno le amministrative della primavera 2016. La sfida più importante è a Milano, dove il centrodestra è alla ricerca di un candidato comune. Il nome giusto, gradito a tutti, sembrava essere quello del giornalista Paolo Del Debbio. L’interessato, però, si è sfilato con un’intervista al Corriere della sera. "Eppure io, se avessi un euro, punterei su di lui: è bravo, capace, perbene. Ma a Milano c’è un buco da 100 milioni: fossi al suo posto, anch’io nicchierei. E poi non credo sia molto amato dentro Forza Italia. Magari però aspetta solo l’investitura ufficiale di Berlusconi. Io a casa degli altri non metto becco, ma tifo per lui".

Squilla il cellulare. Lupus in fabula: "Ciao Paolo, come stai?". È proprio Del Debbio. Breve telefonata, criptica e divertita. E se invece il giornalista saltasse il giro delle amministrative per raccogliere l’eredità politica del Cavaliere? "Saremmo una bella coppia: la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Ma non credo sia così facile".

Davanti al tavolino, intanto, comincia la processione. Signore napoletano: "Buona fortuna!". Baldo quarantenne veneto: "Ti ricordi? Eravamo in caserma assieme a Firenze, ai tempi del militare". Adolescente lombardo: "Possiamo fare una foto? La seguo sempre su Facebook". Anziano in braghette, dall’accento neutro: "Tutto quello che dici va bene, ma devi essere più morbido sull’euro: tornare indietro sarebbe un disastro".

Il mondo dell'imprenditoria a suo favore

Tra i nuvoloni, intanto, è sbucato un sole fiacco. Salvini toglie giacca e cappellino. Sotto la felpa "Madonna di Campiglio" spunta la maglietta blu con la scritta "Ruspe in azione". Ma, a dispetto del look, al Salvini di lotta s’è ormai affiancato quello da aspirante premier: "Ho già incontrato grandi imprenditori disposti ad aiutarci: insospettabili con fatturati da centinaia di milioni di euro". Berlusconi recentemente ha espresso apprezzamenti su Diego Della Valle, un tempo renziano fervente: "Piace molto anche a me: è una persona positiva, con una bella storia imprenditoriale. Vorrei incontrarlo presto". E poi? "Il mio faro resta Bernardo Caprotti, di Esselunga: ci vediamo spesso, da lui c’è solo da imparare. Mi ha dato spunti fondamentali su tasse imprese, sviluppo, infrastrutture, immigrazione". Altri contributi? "Quest’estate ho incontrato Gimmi Baldinini, che ha negozi di scarpe in tutto il mondo: con lui, per esempio, vorrei andare in Russia. E ho visto anche Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria, per parlare di Europa".

Insomma: parte del mondo imprenditoriale guarda con interesse al segretario federale: "In settembre farò tre incontri al Rotary e andrò al meeting di Cernobbio. Lo scorso maggio, al Convegno dei giovani industriali, mi hanno avvicinato decine di persone chiedendomi di essere contattate in privato: sono andato via con una montagna di bigliettini da visita".

Il fardello del Sud e la Lega dei popoli

C’è però un enorme fardello che pesa sulle smodate ambizioni salviniane: la scarsa rappresentanza del Carroccio al Sud. Il segretario lo sa bene: "Stiamo lavorando da un anno al progetto del partito nazionale: un concetto che è passato anche tra i nostri. I militanti del Nord hanno metabolizzato: ormai sanno che non basta vincere a Treviso, bisogna farlo anche a Reggio Calabria". Salvini è stato abile: ha reso digeribile questo cambio di prospettiva mutuando un antimeridionalismo generico in avversione verso la politica clientelare e sciupona delle Regioni del Sud.

In autunno dovrebbe quindi nascere il nuovo "contenitore": la Lega dei popoli. "Dentro ci sarà la Lega nord e, dal Lazio in giù, i partiti che rappreserannno le identità culturali del sud". Tipo Lega Sardegna o Lega Sicilia? "Una cosa del genere. A settembre cinque o sei parlamentari in carica del centrodestra passeranno con noi per darci una mano a strutturare il partito al Sud". Chi sono? "Niente nomi, per il momento". Quindi Alberto da Giusssano scomparirà dal simbolo? "E no!" salta sulla sedia Salvini. "L’Alberto non si tocca! Quello ormai lo riconoscono pure a Lampedusa. Rimarrà il nostro simbolo a vita". Ma il condottiero lombardo che sguaina la spada è forse l’unico lascito della Lega di bossiana memoria: anche le mitologiche ampolle con l’acqua del Po sono finite in frantumi. "La gente ha bisogno di contenuti, non di riti: il 12 settembre, come ogni anno, andremo sul Monviso. Ma per parlare di prodotti italiani e agricoltura".

Il centro di Madonna di Campiglio s’è ormai vivacizzato. Il tavolino di Salvini è l’attrazione di piazza Righi. Marchigiana, anziana e risoluta: "Allora che facciamo? Se serve qualcuno che guidi le ruspe, io ci sono!". Signora abbigliata in perfetto stile alpino: "Buongiorno ho un negozio qua accanto. Perché non passa a trovarmi?". Emiliano, ruspante e danaroso: "Lo sa che a Reggio Emilia fanno lavorare i profughi alla festa dell’Unità?". Coppia romana, emozionata: "Votavamo per la sinistra. Adesso però basta co’ questi qui".

Salvini sorride: "Ecco, io voglio abbattere gli steccati. Non mi piace il gioco di Renzi: noi, voi, gli altri. La Lega deve prendere pure i voti del Pd, anche perché uno di sinistra non può più appoggiare Renzi. Ma avete visto la lettera dei 200 a suo sostegno pubblicata sul Corriere? È firmata da finanzieri, banchieri d’affari, presidenti di fondi d’investimento. Un boomerang: non l’avessero comprata loro, l’avrei fatto io. Noi invece pensiamo a coinvolgere artigiani, commercianti, professionisti, agricoltori e partite Iva nella tre giorni di liberazione nazionale, che stiamo organizzando dal 6 all’8 novembre: bloccheremo l’Italia per dare una spallata al governo".

I rapporti con Renzi

Lo sguardo si incupisce, per allungarsi sullo scorcio di Val Rendena schiarito da un debole raggio: "Renzi è solo, e circondato da mediocri. Il capo del legislativo di Palazzo Chigi guidava i vigili urbani di Pietrasanta: è passata dalle multe ai codici" scuote la testa. In che rapporti è con il presidente del Consiglio? "Nulli: l’avrò visto due volte e ci siamo salutati a stento". Pensa di fargli paura? "Io so solo che passa almeno dieci minuti di ogni direzione del Pd a insultarmi. Ultimamente lo coadiuva il suo vicesegretario, Debora Serracchiani: deve averle affidato la delega" dice compiaciuto.

Non ha fatto nulla di buono questo governo? "Leggo che Renzi vorrebbe ridimensionare il potere dei sindacati: ecco, se non sono le solite chiacchiere noi ci siamo. E poi la giustizia: visto che i magistrati pendono tutti dalla loro parte, sono gli unici che possono fare qualcosa. Ma non ho grandi aspettative: avevano promesso di tagliargli le ferie. Un’inezia. Ma è bastato che il padre di Renzi venisse indagato per farli desistere".

Salvini si alza dal tavolino del bar, riprende in mano la "Gazza", la riarrotola, si lega il giubbino alla vita. "È stata davvero una bella estate. Prima al mare con i miei bimbi, poi con gli amici: pesca, pesseggiate, grigliate, notti a giocare a scala 40. Adesso mi aspettano al laghetto. Hanno già canne ed esche in mano. E io per almeno un paio d’ore non voglio più saperne, di politica".

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