Ciò di cui Virginia Raggi e il M5S forse ancora non si sono resi conto è che i poteri forti non hanno alcun bisogno di mettere i bastoni tra le ruote all'amministrazione pentastellata per ostacolarne l'attività e compromettere il tanto sbandierato cambiamento promesso in campagna elettorale. A Roma, infatti, i grillini stanno facendo tutto da soli.

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Credito disperso
Anche a chi fino a oggi era stato disposto a concedere loro il beneficio del dubbio, di fronte alla situazione attuale, non resta ormai che allargare le braccia. Proprio stamattina, in diretta su Rtl 102.5, anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che se avesse votato a Roma avrebbe scelto Raggi, si è detto sconcertato da quanto sta accadendo nella Capitale. Nel giro di due mesi sindaco, assessori (non tutti), direttorio nazionale, mini-direttorio romano sono stati in grado di disperdere quasi tutto l'enorme credito che era stato concesso loro anche da cittadini che fino al giorno del ballottaggio avevano sempre votato per un altro partito.

Le ragioni del fallimento
Non essere stati in grado di arrivare all'insediamento in Campidoglio con una squadra di governo e un organigramma dei vertici amministrativi già pronto, vagliato e verificato, nonostante la vittoria largamente annunciata con grande anticipo, genera stupore. Aver trasmesso di sé l'immagine di un partito spaccato, litigioso, interessato quasi esclusivamente alle poltrone, degno di quella “vecchia politica” che il Movimento 5 Stelle si vanta di combattere e di voler spazzare via, provoca delusione in chi davvero aveva creduto che il “vento del cambiamento” avesse davvero cominciato a soffiare.

Il caso Muraro
Ma in queste ore è il caso Muraro a sollevare gli interrogativi più inquietanti. L'assessore all'Ambiente, apparsa finora al fianco di Virginia Raggi più di qualunque altro assessore, protagonista al fianco del sindaco, il 25 luglio scorso, di un blitz nello stabilimento Ama di Rocca Cencia, seguito da parole di fuoco contro l'ex ad dell'azienda capitolina, Daniele Fortini, che infatti il 5 agosto successivo si sarebbe dimesso, la stessa azienda da cui la stessa Muraro ha ricevuto, in 12 anni, oltre 1 milione di euro, risulta infatti indagata addirittura da aprile per abuso d'ufficio e reati ambientali.

Non basta. Fino all'altro ieri, giorno dell'audizione di Virginia Raggi in commissione Ecomafie, Muraro ha sempre negato di essere a conoscenza di un'indagine che la vede coinvolta. È stata il sindaco a “smascherarla” rivelando che “in data 18 luglio è stato rilasciato alla Muraro su sua richiesta un certificato attestante la sua iscrizione nel registro degli indagati”.


Il neo-garantismo a 5 Stelle

E non è ancora finita. Messe con le spalle contro il muro, sindaco e assessore hanno cominciato a cavillare sulla differenza tra l'essere indagati e l'essere iscritti nel registro degli indagati. Differenza che il Movimento 5 Stelle ha sempre mostrato di non tenere in alcun conto quando di mezzo c'è qualche avversario politico.

Di Maio: "non avevo capito"

Ma soprattutto, e qua si giunge proprio a una tragicommedia dell'assurdo, interpellato in proposito, il candidato premier in pectore del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, colui che si ritiene pronto a guidare l'Italia dal giorno dopo la caduta dell'attuale governo, ha dichiarato che sì, il mini-direttorio romano, nella persona di Paola Muraro, gli aveva inoltrato una mail per informarlo del fatto che l'assessore all'Ambiente di Roma, colei che avrebbe dovuto ripulire la Capitale dalla spazzatura lasciata, anche idealmente, dagli altri partiti, era indagata, ma di “non aver capito”, anzi di aver inteso che si trattasse di un esposto da parte dell'ex numero 1 di Ama Fortini.


Che gli artefici di questo gigantesco pastrocchio – ancora lungi dal risolversi visto che all'orizzonte si prefigurano nuovi eclatanti addii dopo quelli dell'ex assessore al Bilancio Minenna e dell'ex capo di gabinetto Carla Raineri – siano o meno in buona fede quando giurano di non aver mai saputo nulla o di aver saputo ma di aver frainteso o di aver avvisato chi di dovere senza ricevere riscontro, ecc ecc, conta davvero molto poco.

L'impressione è che tutti i protagonisti o co-protagonisti di questo psicodramma che si sta consumando tutto all'interno del Movimento 5 Stelle, da Di Maio a Di Battista, dalla Taverna alla Ruocco, dalla Raggi alla Muraro, non pensino ad altro che a salvare se stessi e al massimo la propria sotto corrente interna. Di Roma non interessa a nessuno.

I problemi di Roma
Che tra pochi giorni riapriranno le scuole e con centinaia di corse tagliate, dopo la tregua estiva, il traffico rischi di impazzire di nuovo, che con un assessore indagato e con un'azienda di raccolta dei rifiuti rimasta senza quei vertici che la stessa assessora indagata ha provveduto a far rimuovere, i rifiuti possano nuovamente accumularsi per le strade, sembra non interessare a nessuno.


I nuovi amministratori di Roma sono infatti troppo impegnati a mandarsi mail, a scriversi nelle chat, a farsi fotografare mentre cercano su Google il nuovo assessore al Bilancio, a pubblicare su Fb video messaggi dettati dal guru della comunicazione pentastellata Rocco Casalino, a ricevere Beppe Grillo, di nuovo oggi pomeriggio, nel salottino dell'anticamera dell'ufficio del Sindaco, ad annunciare – come Di Maio – che “presto ci saranno novità”. A non fare nulla insomma. Se non danni su danni. A se stessi e alla città.

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