live blogging - 30 settembre

Sono Andrea Mazzillo e Massimo Colomban a prendere il posto nella giunta Raggi del dimissionario Marcello Minenna: il primo come assessore al Bilancio, il secondo come assessore alle Partecipate.

Già capo-staff della sindaca di Roma, il neo-assessore al Bilancio Andrea Mazzillo è dipendente in aspettativa di Equitalia e collabora con l'Università di Tor Vergata in qualità di dottore di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche. In precedenza è stato coordinatore operativo del laboratorio sulla Finanza locale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e nella scorsa consiliatura è stato chiamato come esperto di valutazioni economiche all'interno della commissione capitolina Spending Review presieduta da Daniele Frongia; è stato anche coordinatore del tavolo cittadino sul Bilancio attivato dal gruppo consiliare del M5S.

Mazzillo, prima di approdare tra i fedelissimi di Virginia Raggi, ha avuto un trascorso politico nel centrosinistra. In particolare era legato ad Alessandro Onorato, ora nella Lista Marchini. All'epoca Mazzillo si candidò nella Lista civica per Veltroni nell'allora XIII Municipio (oggi diventato il X), ovvero Ostia, ma non fu eletto, venendo comunque poi nominato coordinatore della Lista Roma per Veltroni nel XIII municipio. In seguito si candidò anche alle primarie per la segreteria regionale del Pd a sostegno di Nicola Zingaretti.

L'imprenditore trevigiano Massimo Colomban è invece il nuovo assessore alle Partecipate. Fondatore a 23 anni di Permasteelisa, azienda leader mondiale negli involucri delle più alte torri ed architetture monumentali edificate nel mondo negli ultimi 15 anni, dalla Sydney Opera House al Guggenheim di Bilbao, con sede a Vittorio Veneto e circa 6 mila dipendendenti sparsi in una quarantina di filiali in tutto il mondo. Colomban è anche console onorario d'Australia a Venezia, dove da giovane ha effettuato alcuni esami alla Facoltà di architettura senza però mai ottenere la laurea. Uomo considerato vicino allo scomparso fondatore del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, diceva di sé in un'intervista del 2013: "I miei sogni da bambino erano creare, fare, vincere delle sfide. Sono sogni comuni, in fondo. Io li ho coltivati soprattutto accanto a mio padre Antonio: l'uomo della tripla A, visto che mio padre era un artigiano, un artista, un agricoltore. Un grande uomo, che non ha mai fatto nulla di più grande che lavorare per gli altri".

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"Basta, io ho finito, con questi non ci sono le condizioni per lavorare", ha scritto Stefano Fermante in un messaggio ad una persona che lo conosce bene. Il Ragioniere generale del Campidoglio, custode dei conti pericolanti del Comune di Roma, ha rimesso il mandato nelle mani della sindaca Virginia Raggi, dopo aver scritto un dossier con cui lancia l'Sos per il rischio default.

Ci risiamo. Non bastava il rifiuto di Salvatore Tutino a ricoprire il ruolo di assessore al bilancio di Roma. A un mese dall'addio di Marcello Minenna, alla Capitale manca ancora un assessore al bilancio e il sindaco Virginia Raggi ha riassunto le deleghe, fino a ieri formalmente ancora in capo al magistrato Raffaele De Dominicis. E ora a lasciare è anche il Ragioniere generale, in pratica l'uomo che ha in mano i numeri di un Comune al collasso.

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28 settembre

"In settimana arriveranno i nomi degli assessori" ai conti e alle partecipate, promette Raggi con una Giunta sempre più indebolita.

Ma in giunta cominciano a serpeggiare i primi timori sulle scadenze di bilancio. "Ho spacchettato le deleghe come da mia idea iniziale perché la riorganizzazione delle partecipate deve essere gestita autonomamente da bilancio e patrimonio", spiega. Dei due nuovi esponenti della giunta in arrivo, non è detto che uno sia una donna: Raggi non crede nelle quote rosa che definisce "discriminatorie e offensive" per il genere femminile, una sorta di "riserva dei panda".

In attesa dell'ultima scelta, firma un'ordinanza (protocollata ieri) con cui revoca la nomina di Raffaele De Dominicis e riprende in mano la delega ai conti capitolini. Ma l'opposizione insorge: "L'ordinanza che ritira la precedente nomina è protocollata martedì. - attacca il presidente della commissione Trasparenza Marco Palumbo (PD) - La cosa grave è che per 20 giorni la delega al bilancio in pratica non è stata di nessuno, perché la Raggi l'ha riacquisita solo con l'ordinanza in questione".

I timori che serpeggiano sono soprattutto per i tempi stetti su assestamento e bilancio di previsione, il primo entro il 30 novembre e il secondo entro il 31 dicembre. Senza quei documenti contabili difficile per gli assessori fare previsioni e progetti. Raggi cerca di rassicurare: "abbiamo una ragioneria che funziona benissimo, la delega al momento è mia. Abbiamo un presidente di commissione e stiamo lavorando sul bilancio".

Oltre a Tutino, tra i nomi circolati nei giorni scorsi per la carica ci sono: l'ex vicecomandante generale GdF Ugo Marchetti; l'ex ragioniere dello Stato Mario Canzio; gli economisti Nino Galloni, Antonio Lacetra, Alessandro Pantoni, Massimo Zaccardelli e Lucrezia Reichlin. 

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16 settembre

 Forte del rinnovato appoggio di Beppe Grillo, Virginia Raggi prova a uscire dalle polemiche anche interne per rilanciare la sfida del cambiamento. "Andiamo avanti, cambieremo Roma e il paese", scrive la sindaca su Facebook prima di elencare le cose fatte in meno di tre mesi. "M5S non si ferma davanti alle difficoltà e agli attacchi quotidiani di chi ci teme", assicura forte anche del sostegno di Beppe Grillo.

In una giunta pomeridiana Raggi affronta anche la 'due diligence', la verifica del conti del Campidoglio in vista del nuovo assestamento di bilancio. In attesa della nomina a giorni dell'assessore competente.

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Intanto Raffaele Marra, il protagonista di uno dei casi più spinosi, dopo molti giorni di silenzio contrattacca. "La mia nomina non solo non è illegittima ma non è stato richiesto alcun parere all'Anac - dichiara l'ex vicecapo di gabinetto -. Inoltre preciso di non avere beneficiato di alcuno sconto per l'acquisto di proprietà immobiliari". Marra, ora a capo del personale, preannuncia querele contro la stampa.

Raggi si sveglia con gli articoli di due quotidiani su una presunta fronda di parte dei consiglieri comunali M5S ai suoi danni. "Una bufala totale", commenta il vicesindaco Daniele Frongia. "È falso", dice il presidente M5S della Commissione trasporti del Comune Enrico Stefano. Frongia si presenta alla riunione di giunta assieme al capogruppo cinquestelle Paolo Ferrara e al presidente M5S dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito: un messaggio di ostentata unità. I tre vanno a pranzo prima della riunione.

Su Fb Raggi elenca i provvedimenti presi finora su rifiuti, acqua e decoro, "per chi se li fosse persi", scrive, e il riferimento sembra alla stampa. "Abbiamo trovato una città piena di problemi ma pronta a cambiare - afferma -. Sapevamo che non sarebbe stato semplice riavviare la macchina amministrativa e che avremmo incontrato numerose opposizioni. Ma siamo qui, con umiltà e determinazione, a portare avanti il nostro lavoro al servizio dei cittadini".

Il post viene rilanciato anche sul blog di Grillo. Un asse con il leader M5S che troverà espressione la prossima settimana anche nell'annuncio ufficiale del 'No' alle Olimpiadi. E che risponde alla dura critica della influente deputata romana Roberta Lombardi per la presenza di Marra nel cerchio più vicino a Raggi. L'ex collaboratore di Gianni Alemanno dichiara all'ANSA: "Tenuto conto del mio ruolo di dirigente pubblico, e per rispetto istituzionale verso il sindaco, finora non ho replicato alle continue molteplici calunnie del susseguirsi degli articoli di stampa e servizi giornalistici tesi a perpetrare continui attacchi alla mia persona, articoli divenuti sempre piu' frequenti ed irritanti quanto falsi e tendenziosi". Marra annuncia querele per diffamazione. Secondo quanto trapela, il Campidoglio non ha richiesto un parere all'Anticorruzione (Anac) specifico su Marra, bensì sul capo della segreteria del sindaco Salvatore Romeo. La risposta di Anac riguarda pero' anche la posizione di Marra e rimanda a un regolamento comunale che andrebbe adeguato alla tipologia di nomine che vengono fatte.

15 settembre

Virginia Raggi compare in una conferenza stampa in Campidoglio per parlare di trasporti, un saluto che dura almeno dieci minuti, ma niente domande, come previsto, sui problemi della giunta romana M5s. La sindaca spazia tra corsie preferenziali, auto elettriche e futuro di Atac, municipalizzata della mobilità. Restano però da nominare l'assessore al Bilancio, il capo di gabinetto e l'amministratore unico di Ama, azienda rifiuti e ambiente. "Si stanno vagliando i curriculum e i criteri non sono legati alla fretta ma alla qualità - dice l'assessore alla Città in Movimento Linda Meleo -, che sia una persona con competenze specifiche per gestire i conti di una città importante come Roma".

Tra i nomi accanto a quelli di Nino Galloni, economista, e Mario Canzio, ex Ragioniere generale dello Stato, avanza l'ex generale della Finanza Ugo Marchetti.

A Palazzo Senatorio si sentono gli echi del post su Fb di Roberta Lombardi che allude a Raffaele Marra, discusso ex vice capo di gabinetto della sindaca, definito "il virus che ha infettato il Movimento".

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Poi arriverà quello di Beppe Grillo a sostegno di Raggi, esortata dalla Lombardi, a pubblicare "i pareri dell'Anticorruzione in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo".

Quest'ultimo, attivista cinquestelle passato da funzionario comunale a capo della segreteria politica della sindaca con stipendio quasi triplicato, si dice convinto di restare al suo posto. Nella tempesta resta soprattutto Marra, inviso alla base grillina per il suo passato con Renata Polverini e Gianni Alemanno in Regione e Comune targati Pdl.

Intanto torna magistrato alla Corte d'Appello di Milano Carla Romana Raineri, capo di gabinetto della sindaca che il 1 settembre dimettendosi ha dato il via al domino dei 5 addii pesanti. Nei commenti al post di Lombardi alcuni adombrano l'idea che Raggi possa alla fine dire 'sì' alla Olimpiadi a Roma nel 2024. In realtà si avvicina l'evento pubblico alla Vela di Calatrava a Tor Vergata, simbolo delle opere incompiute, per dire 'no' ufficialmente alla sfida. Dovrebbe tenersi martedì prossimo, 20 settembre.

Nel pomeriggio un post di Beppe Grillo su Raggi "sindaco di Roma votata da 770.564 cittadini per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle e che ha tutta la mia fiducia". "Il post di Grillo? Chiedete a Grillo", dice il capogruppo in Campidoglio Marcello De Vito. Schermaglie nel Movimento a Roma.

12 settembre

"Buongiorno a quei poveri giornalisti che aspettano ore e ore sotto casa mia". Comincia così il post della sindaca di Roma Virginia Raggi pubblicato su Facebook, che accompagna un video fatto dalla stessa Raggi ai fotoreporter. "Cosa vi hanno ordinato di catturare oggi? - prosegue -. Un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci, per dire che sono una madre snaturata? Mi fate un po' pena, a dire la verità, tutta la vita ad aspettare che qualcuno inciampi... Forse siamo al giornalismo 3.0?". "Ad ogni modo se faccio presto - conclude ironicamente la Raggi - oggi butterò l'immondizia: state pronti! Sia mai sbagli bidone potete vincere il Pulitzer".


Comunque, dopo il fuoco incrociato della scorsa settimana, che ha messo a dura prova Raggi, nel fine settimana appena trascorso sembra arrivare un po' di sereno dal Pd e dal Vaticano, seppure con motivazioni diverse. Il premier Matteo Renzi, dal palco della festa dell'Unità a Catania, chiede di non attaccare la sindaca e "rispettare il voto dei cittadini di Roma. Facciamo vedere che siamo diversi da chi pensa che la politica sia guerra nel fango. Prima del Pd c'è l'Italia".

E toni più concilianti, dopo quelli aspri dei giorni scorsi, anche dal Vaticano, con monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, che ieri ha chiesto di "lasciare alla Raggi il tempo di lavorare". Intanto lei è rimasta lontana dal Campidoglio per due giorni ma con la mente rivolta ai dossier aperti e da chiudere in fretta. Virginia Raggi ha ricaricato le pile per la settimana lontana dal clamore delle telecamere e dalle critiche del Vaticano dopo il forfait dato all'evento della Cei. È dalla sua casa di Ottavia che sta studiando il profilo di chi prenderà la "scottante" poltrona di assessore al Bilancio. Il ventaglio di 14 nomi si è ridotto a 10, e trapela che il nome del futuro responsabile di una delle poltrone fondamentali per l'amministrazione potrebbe essere comunicato in settimana. A spegnere i boatos che facevano anche il nome di Antonio Di Pietro ci ha pensato lo stesso interessato che parla di una "panzana", aggiungendo: "Mai detto una cosa del genere".

Si fanno i nomi di Daniela Morgante (la lady dei conti sotto la giunta Marino, nome già circolato prima di quello di Marcello Minenna, poi dimessosi), e degli economisti Antonio Carmine Lacetra, Alessandro Pantoni, Saverio Canepa, Massimo Zaccardelli, Nino Galloni. Alla difficoltà di riempire le caselle ancora vuote, non ultima quella del capo di Gabinetto, si aggiungono le reprimende di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, quelle dure dell'Osservatore Romano, poi calibrate da quelle di monsignor Becciu, che forse non bastano a smorzare il fuoco di critiche del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma: "La complessità dei problemi, aggravati da ritardi ed errori, richiede tempo, competenza, esperienza, idee e rettitudine morale a tutta prova di chi è chiamato a indicare la rotta e decidere".

Ma sul tavolo c'è anche la difficile decisione di dire No alle Olimpiadi del 2024. E per farlo Raggi starebbe pensando a una conferenza stampa in periferia, in una delle opere faraoniche mai portate a termine per i Mondiali di nuoto del 2009, come le Vele di Calatrava a Tor Vergata, intorno al 20 settembre, dopo cioé la fine dei giochi paralimpici. È lì che la sindaca potrebbe lanciare il messaggio che i soldi vanno spesi a beneficio di tutti, iniziando dagli impianti di base. Intanto sempre la prossima settimana i documenti della commissione bicamerale sulle Ecomafie relativi all'audizione dell'assessore all'Ambiente, Paola Muraro, arriveranno in Procura e lei potrebbe essere sentita dai pm. Domani infine arriva a Roma per parlare con il ministro Franceschini la sindaca di Torino Chiara Appendino.

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9 settembre

Venerdì di lavoro intenso per la sindaca Raggi. Alle 15 si riunisce la giunta, durante la quale informerà sulle novità della squadra.

Ieri, come abbiamo visto, lo stop all'ingresso in giunta come assessore al Bilancio di Raffaele De Dominicis, il magistrato contabile risultato indagato e quindi non conforme ai principi del Movimento Cinque Stelle.

De Dominicis avrebbe dovuto prendere il posto di Marcello Minenna, uno dei cinque alti esponenti della amministrazione capitolina che si sono dimessi qualche giorno fa. La poltrona di assessore al Bilancio è al momento vacante, ma non è l'unica casella che la sindaca deve riempire.

Manca anche il capo di gabinetto, con l'addio di Carla Raineri, e il vice Raffaele Marra sarà spostato ad altro incarico, alle Risorse umane (ma è al lavoro la vice vicaria Virginia Proverbio).

C'è poi da coprire il vertice dell'Ama, l'azienda dei rifiuti, per sostituire Alessandro Solidoro. Parzialmente risolta la questione Atac: dopo l'addio dell'amministratore unico Armando Brandolesi, il suo posto è stato coperto dall'ingegnere Manuel Fantasia. Da trovare ancora invece la figura del dg dell'azienda di trasporti, lasciata libera da Marco Rettighieri.

Intanto il blog di Grillo conferma il no ai Giochi 2024 per Roma con un post firmato da Elio Lannutti (Adusbef).
Mentre il sindaco di Parma, il grillino dissidente Pizzarotti ha sottolineato la precarietà della situazione: "Raggi è seduta su una polveriera". Nel M5s "non ci sono regole chiare e condivise".

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8 Settembre 19:30 - Si conclude con un nuovo colpo di scena la giornata per il Comune di Roma. L'ex magistrato e ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele de Dominicis, nominato da Virginia Raggi assessore al bilancio, risulta indagato dalla procura di Roma per il reato di abuso d'ufficio. Proprio oggi, nelle prime ore del pomeriggio il sindaco Virginia Raggi aveva chiesto e ottenuto la rinuncia all'incarico di assessore al Bilancio.

16:50 - Virginia Raggi si libera di Raffaele De Dominicis. Scrive su Facebook:
"In queste ore ho appreso che l'ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio in base ai requisiti previsti dal M5S non può più assumere l'incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina, pertanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l'assegnazione dell'incarico.
Siamo già al lavoro per individuare una nuova figura che possa dare un contributo al programma della giunta su Roma."

Ore 16:30 - È finito il vertice del direttorio (quello nazionale) del M5s. Beppe Grillo ha lasciato l'albergo romano da una uscita secondaria. Ai pochi cronisti che sono riusciti ad intercettarlo ha detto: "Non ho mai visto tanta violenza fisica e privata".

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Ore 16:00 - Il mini direttorio del Movimento 5 Stelle di Roma, composto da Paola Taverna, Fabio Massimo Castaldo e Gianluca Perilli, si "dimette". Lo hanno annunciato con un post sul blog (delle stelle) oggi pomeriggio.
Oggi che la macchina amministrativa della nuova giunta Raggi è partita, dicono i componenti del mini direttorio romano, "le premesse e le condizioni iniziali sono venute meno ed è quindi giusto che ora proceda spedita esclusivamente sulle sue gambe".
Noi, concludono, "continueremo a fornire all'amministrazione capitolina il nostro sostegno e il nostro contributo portando avanti il nostro lavoro nelle istituzioni in cui siamo stati eletti".

Ore 8:00 - Il Direttorio del M5S e Beppe Grillo si sono incontrati ieri a Nettuno e per la prima volta da quando è scoppiato il caos nella giunta capitolina guidata dal sindaco Virginia Raggi, e sul Campidoglio si è vista una prima leggera schiarita, grazie a un compromesso, Grillo mediatore, che lascia sottotraccia lo scontro con il sindaco e i vertici del M5S ma che è pur sempre un compromesso: fuori, o quasi, i fedelissimi di Raggi, Raffaele Marra e Salvatore Romeo, invisi anche dall'ex assessore Marcello Minenna. Salvi, per ora, i due assessori più contestati, Paola Muraro e Raffaele de Dominicis.

Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, si è dovuto giustificare non solo con gli attivisti ma anche con il resto del Direttorio sul suo silenzio relativo alle indagini in corso sull'assessore all'ambiente Paola Muraro.  

Poi è stata la volta di Grillo che salito sul palco di Nettuno circondato da Alessandro Di Battista, padrone di casa del tour #Iodicono, e il direttorio al completo, ha urlato: "Virginia andrà avanti, noi vigileremo che rispetti il nostro programma".

Dopo di lui, Di Maio si è scusato anche sul palco. Batte i pugni, anche lui arrabbiato per "l'errore commesso": quello di "aver sottovalutato" la mail giunta da Paola Taverna su Muraro. Una mail che, sebbene considerata di poco importanza, Di Maio non aveva riferito.

È una tregua, non una pace. Perchè se su Muraro spuntasse, tra qualche mese, il rinvio a giudizio, il caos non tarderebbe a tornare. E in ogni caso le ferite non si rimargineranno presto.

7 settembre

Ore 18:00 - Oggi pomeriggio Beppe Grillo e Virginia Raggi si sarebbero parlati al telefono. Il nodo cruciale riguarderebbe solo l'assessore all'ambiente Paola Muraro.
Il sindaco avrebbe ribadito a Grillo di essere in attesa di leggere le carte per poi prendere una decisione. I due sarebbero entrati nei tecnicismi del caso giudiziario e, sempre a quanto si apprende, non sarebbe più in discussione la posizione dell'assessore al bilancio Raffaele de Dominicis.

In un post sul blog di Grillo e su Facebook, Raggi prova intanto a fare il punto sulla questione, a mostrare i nervi saldi e a "fare chiarezza"
"Lo dico chiaro a tutti: saranno i pm a decidere se c'è una ipotesi di reato o si va verso una richiesta di archiviazione. Non i partiti o qualche giornale. Intanto, l'assessore deve continuare ad impegnarsi per ripulire la città. E si metta fine alle polemiche".
"Diamo fastidio a qualcuno ma nessuno ci fermerà" dice ancora Raggi. "Ho deciso di prendere dei provvedimenti per la riorganizzazione della macchina amministrativa ma ora Roma ha bisogno di altri e più urgenti interventi. Io e la mia Giunta siamo stati chiamati a lavorare per questo".

Mercoledì ore 8:00 - Nel Movimento 5 Stelle, a Roma e nella giunta capitolina è il caos. Dopo la notizia dell'indagine in corso dal 12 aprile a carico dell'assessore capitolino Paola Muraro (qui i fatti) di cui il sindaco e diversi membri del direttorio 5Stelle erano a conoscenza, la situazione sta implodendo. Con una novità: anche Luigi di Maio, vicepresidente della Camera, era stato informato e ha taciuto, a rivelarlo Repubblica che mette nero su bianco uno scambio di messaggi proprio tra Di Maio e la senatrice Paola Taverna che complicano ancora di più la situazione in Campidoglio.

La riunione fiume del Direttorio M5S che si è svolta fino alla tarda serata del 6 settembre, usa il pugno duro su Roma e, con l'avvallo di Beppe Grillo in costante contatto con la Capitale, chiede con forza a Virginia Raggi di far fare un passo indietro al vicecapo di gabinetto Raffaele Marra, al capo della segreteria politica Salvatore Romeo e ai due assessori Paola Muraro e Raffaele De Dominicis.

Ma Raggi non molla e si scontra con il Movimento stesso: sui primi due nomi si sarebbe mostrata possibilista mentre avrebbe rispedito al mittente l'ordine di sacrificare i due assessori.

Un Movimento in pieno conflitto interno
In una giornata caotica, che ha costretto Luigi Di Maio a rinunciare alla partecipazione in Tv al nuovo programma di Semprini su Rai3 e a Di Battista a far saltare la tappa ischitana del suo tour estivo per il No al referendum, l'unica certezza è che non è finita qui. La riunione della serata di ieri, durata 10 ore, è stata solo "sospesa" e continuerà oggi.

Ha partecipato il Direttorio al gran completo, ci sono Stefano Vignaroli e Paola Taverna del mini-direttorio e, sembrerebbe, anche alcuni deputati come Laura Castelli. Sono a confronto, di fatto, tutte le correnti che a lungo si sono scontrate su Roma. E in molti sono furiosi.

Il sindaco, ha fatto capire di non voler cambiare la linea già indicata ieri: quella cioè di aspettare le carte. Discorso diverso invece per Raffaele Marra che vedrebbe la Raggi intenzionata ad escluderlo dal gabinetto e per Romeo per il quale si potrebbe profilare un più semplice taglio di stipendio.

Bisognerà però vedere quanto pesante sarà il diktat di Grillo che oggi incontrerà la Raggi ben consapevole che il terremoto romano rischia di far naufragare l'immagine e la credibilità dell'intero Movimento Cinque Stelle. E, dunque, le mosse dovranno essere ben studiate.

Quella che emerge dal vertice è dunque la distanza che il Direttorio mette in campo con le scelte di Raggi. Una distanza che già nelle prossime ore potrebbe trasformarsi in scontro diretto che mette in gioco l'intero Movimento.

Il ruolo di Di Maio

Da chiarire anche il ruolo del vicepresidente della Camera Di Maio: sapeva delle indagini in corso? Ha mentito? Secondo Repubblica, sì. E lo documenta. Il 4 agosto i vertici romani avaveno avvisato il vicepresidente della Camera. Rispondendo a un suo messaggio, Paola Taverna gli scrive che dalla procura è arrivato il documento sulla posizione della Muraro. "È pulito o no?", chiede il deputato. E la risposta è chiara: "Non è pulito" facendo riferimento all'articolo 335 del codice di procedura penale che permette a un cittadino di sapere se c’è o meno un’inchiesta a proprio carico.

Ma proprio Raggi nel pomeriggio di ieri ha fatto sapere di non aver mandato alcuna mail al vicepresidente della Camera mentre ieri aveva precisato di aver avvertito il mini-direttorio e non il Direttorio pentastellato. "Noi non lo sapevamo", ribadiscono Carla Ruocco e Roberto Fico.

Resta da capire come il mini-direttorio abbia, o meno, avvertito un Di Maio descritto quantomai enigmatico da chi era presente alla riunione. "Non poteva non sapere", fa notare con sicurezza un pentastellato individuando il tallone d'Achille al quale da oggi potrebbe far fronte una delle stelle del Movimento. 

Le reazioni

Non bastassero i problemi della giunta Raggi, a preoccupare il vertice M5s ci si è messa anche la rivolta dei militanti che sui social network non hanno risparmiato accuse e pesanti critiche al sindaco. A mettere poi i grillini sul banco degli imputati sono all'unisono tutte le altre forze politiche. Matteo Renzi parla di "scene indecorose" dicendosi "dispiaciuto" per la sorte che tocca alla Capitale.

Chi non ha dubbi su quali siano le decisioni da prendere è Federico Pizzarotti. Il sindaco di Parma da tempo in rotta con il vertice pentastellato chiede che ora sia applicato anche al gotha M5s lo stesso metodo che ha portato alla sua sospensione: "Il Direttorio dovrebbe oggi rassegnare in blocco le proprie dimissioni per non aver saputo gestire il Movimento", è l'affondo del primo cittadino di Parma che aggiunge: "Alla luce di tutto questo, l'Italia non si governa con due clic in rete e con decisioni calate dall'alto e a porte chiuse. Serve incontrarsi, parlarsi, organizzarsi, anche litigare e discutere".

Ma il caos che regna in questo momento tra i Cinque Stelle ha come effetto quello di compattare il resto delle forze politiche che all'unisono non lesinano critiche. Se il leader del Pd si dice convinto che il Movimento non sia "finito" ma "basta con la doppia morale", il tesoriere del partito Francesco Bonifazi usa twitter per lanciare il suo affondo: "Vedo M5S a Roma. Hanno ragione: loro non sono come gli altri. Sono peggio, molto peggio". Enrico Zanetti ironizza invece sulle mancate spiegazioni e sulla fuga di Di Maio mentre Ignazio Abrignani deputato di Ala parla di "teatrino imbarazzante". Duro affondo anche da Maurizio Gasparri di Forza Italia che bolla sui social Di Maio e Di Battista come #conigliinfuga e poi aggiunge: "Dai grillini non ci aspettavamo nulla. Ma la loro inconsistenza e le loro menzogne, hanno superato ogni margine".

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