Elezioni 2013: Maroni vince in Lombardia (con la Lega a metà)

L'ex ministro degli Interni ha quello che voleva, il Pirellone, a scapito di centinaia di migliaia di voti. Saprà recuperarli?

Il candidato alla regione Lombardia per il centrodestra, Roberto Maroni (Credits: ANSA).

Paola Sacchi

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In Lombardia vince Roberto Maroni, ma perde la Lega Nord, soprattutto in Veneto, dove tira aria da resa dei conti tra il governatore Luca Zaia e il segretario e sindaco di Verona Flavio Tosi.

Stando ai dati arrivati finora si profila per «Bobo» una vittoria storica, il coronamento del sogno di una vita, la sua e quella di Umberto Bossi per un Nord tutto verde, una Csu, o meglio un’euroregione o macroregione, come avrebbe detto Gianfranco Miglio. Ma quell’euroregione, il punto nodale del programma del futuro governatore, ora di verde avrà soprattutto le tre presidenze, quella lombarda che va ad aggiungersi a quelle di Piemonte e Veneto, con Roberto Cota e Luca Zaia. Intendiamoci, Maroni se ce la farà, come sembra, è soprattutto ai voti della Lega intorno al 13 per cento e alla forza della sua lista civica 11 per cento.  Sono determinanti però i voti del Pdl. Circa il 18 per cento. Per il resto la Lega flette di quasi il 7 per cento in Lombardia; dal 21,6 del 2008 al 14,1 di oggi.

Dato che fa dire al giovane deputato maroniano Nicola Molteni: «Si profila una grande vittoria di Maroni, certo c’è un ridimensionamento della Lega ma la Lega resiste a oltre il 4 per cento su scala generale. E questo, dopo l’anno degli scandali, non era per per niente scontato. Siamo al risultato del 2006. Ma La Lega ripeto è viva e vegeta e pronta a ripartire per una nuova stagione». Che si profila una grande vittoria di «Bobo» lo sottolinea anchje il maroniano di ferro bergamasco Giacomo Stucchi, eletto senatore. Che fa notare come, nonostante ridimensionata, la Lega «riesca a ottenere una discreta rappresentanza in Parlamento». Non la pensa così l’ex capogruppo alla Camera, il bossiano Marco Reguzzoni che già ieri sera parlava di risultato «estremamente deludente». Anche se il calo lombardo mitigato dalla «grande vittoria» di Maroni è poca cosa rispetto alla vera e propria emorragia subìta dalla Lega in Veneto. «Una limatina pesante», cerca di ironizzare il giovane segretario di Padova Roberto Marcato, che Tosi aveva commissariato.

La Lega in Veneto rispetto a quella che nel 2010 con Luca Zaia candidato governatore volò  oltre il 35 per cento. Quella Lega che votarono tutti, dagli imprenditori del Nord Est agli iscritti alla Cgil e contribuì a fare di Zaia il governatore più votato di Italia con oltre il 60 per cento, subisce un colpo tremendo. Scende a quota 10,60 per cento, quasi il 25 per cento in meno.

Chi è il Dracula che ha succhiato questo bottino di voti alla Liga veneta? Marcato: «Grillo, se si mettoni indieme i voti presi da noi oggi e quelli di Grillo torma esattamente il dato della Lega del 35 per cento alle regionali del 2010». Non a caso gli stessi grillini ora si vantano di aver avuto a piazza S. Giovanni anche tanti artigiani del Nord Est.

«Una botta bestiale, ma siamo ancora vivi», dice Marcato. Una botta che innesca uno scontro plateale tra Zaia e Tosi. Con il governatore che mena fendenti attribuendo «la responsabilità della sconfitta a Flavio Tosi» che, a suo dire, «ha perso l’occasione  di rimarginare le fratture con le liste». Liste che hanno visto l’esclusione di tutti coloro che quindi secondo Zaia sarebbero stati più vicini ai non tosiani. E l’esclusione di bossiani storici come Paola Goisis. È per questa ragione che il governatore veneto ora chiede a Maroni di restare ancora a capo della Lega per «garantire l’unità in Veneto».

Tosi è sotto accusa per via delle prove generali di un nuovo partito, una sorta di cosa bianca veneta magari anche come nume tutelare Corrado Passera da sostituire alla Lega. Almeno così è stato interpretato il suo convegno a Verona a tre giorni dal voto. Cosa che ha fatto ironizzare Luca Zaia: «Se tui vuoi vendere una lavatrice, che fai? Cambi il prodotto tre giorni prima della vendita?». Malumori sotto traccia anche tra i maroniani: due barbari sognanti fedelissimi di «Bobo» non ce la fanno. Sonia Viale in Liguria e Maurizio Fugatti in Trentino. Erano capilista, lì la batosta è stata  ancora più violenta che in Veneto. Intanto, qualcuno fa notare: «Ecco cosa succede senza più Umberto Bossi alla guida della Lega, solo lui poteva unire i lombardi con i veneti». Il miracolo di Pieve Emanuele, che federò tutte le leghe, grazie al Senatùr, è ormai preistoria. C’è però «il tris» del Nord. Che a Pieve Emanuele era soltanto un sogno.

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