La Procura, i pranzi indigesti e Formigoni

La GdF indaga su cene e pranzi dei consiglieri comunali (tutti pagati con le carte di credito della Regione Lombardia)

Il ristorante Berti a Milano , uno dei più frequentati dai Consiglieri Regionali della Lombardia (Credits: foto sito)

Paola Bacchiddu

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Dopo l'annuncio dell'azzeramento della giunta di Regione Lombardia, accordo maturato nell'incontro di ieri tra Lega Nord e Pdl, un altro vento che soffia dalla Procura mina la già precaria poltrona del governatore Roberto Formigoni.

Il maelström, stavolta, riguarda l'indotto che cresce attorno alla politica. Meno visibile, ma altrettanto sensibile. La ristorazione, nello specifico. Cioè il pagamento dei pasti consumati da assessori, ma soprattutto consiglieri del Pirellone.

Anche se la Lombardia non tocca i parossismi del Lazio e dei Fiorito, la questione sembra piuttosto scivolosa. Nei giorni scorsi, secondo delle indiscrezioni, la Guardia di Finanza si sarebbe presentata a rastrellare i libri contabili dei principali ristoranti frequentati dai consiglieri di Regione Lombardia. Il Berti, a pochi passi dal nuovo palazzo della Regione, in via Algarotti, ma anche a' Riccione in via Tamarelli – tempio del buon pesce – La Risacca 2 (viale Regina Giovanna, poco distante dal Pirellone), e Limone, in via Filzi, dove si riunisce il Consiglio regionale.

I diretti interessati naturalmente smentiscono (qualcuno, in realtà nicchia, ma racconta di non essere autorizzato dal titolare del locale a rilasciare dichiarazioni sui controlli). Tutti, però, convergono su una realtà. Da quando è scoppiato lo scandalo Zambetti, i tavoli un tempo presi d'assalto dalla classe politica della Regione sono desolatamente vuoti. Qui – confermano – non si è più visto nessuno di loro. Proprio come accadde vent'anni prima, dopo lo scandalo di Tangentopoli (Bettino Craxi era gran frequentatore del Berti). La ragione dell'"esodo" è semplice. La prassi abusata da quasi tutti sarebbe stata, fino a ieri, quella di saldare i conti con le carte di credito istituzionali.

Felice eccezione Maurizio Martina, consigliere del pd - che pagava di tasca propria - e qualche collega di partito. Per gli altri, a pagare ci pensavano le tasse dei contribuenti. Tra questi anche Filippo Penati (l'ex presidente della Provincia, da poco rinviato a giudizio nell'inchiesta sulle presunte tangenti a Sesto San Giovanni), grande frequentatore del Berti, e oggi nel gruppo misto del Consiglio.

La procura starebbe  verificando le fatture dei ristoranti, intestate alla Regione stessa, dopo l'ingresso dei militari del Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano al Pirellone, conclusosi col sequestro dei documenti relativi ai rendiconti dei gruppi consiliari di Pdl e Lega dal 2008 al marzo del 2011. Sotto l'occhio del ciclone, le "spese di rappresentanza" (budget di circa 4mila euro annui per ciascun assessore).

Per la gran parte dei pasti la ragione istituzionale o di rappresentanza, però resta tutta da dimostrare (difficile in realtà, se non impossibile). Al tavolo si sarebbero seduti come ospiti, collaboratori, familiari, amici. Tutti a carico del contribuente. Tanto che nei giustificativi, spesso, anche i nomi dei commensali venivano falsificati, come racconta un ex portavoce di un assessore lombardo. L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, vede per ora indagati Franco Nicoli Cristiani (Pdl), Massimo Buscemi (Pdl) e Davide Boni, leghista.

Storie di ristoranti che in realtà potrebbero portare a quello che finora sembrava impossibile: la caduta di Formigoni. Se la Procura di Milano sollevasse un altro polverone sui consiglieri infatti  stavolta non vi sarebbe azzeramento di giunta che tenga. Resterebbe lo scioglimento dell'Assemblea e il decadimento automatico del governo regionale. Nuove elezioni, al più tardi in primavera, e un “fine corsa” (stavolta definitivo) per Roberto Formigoni.

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