Politica

Roberto Fico tra vecchie abitudini e nuovi paradigmi

Aldilà di ogni critica, sarà davvero capace di ribaltare usi e costumi della Camera? Oppure si limiterà a una"svolta" limitata?

Il Presidente della Camera Roberto Fico a Montecitorio in autobus

Carlo Puca

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Il dettaglio, tecnico ma decisivo, è nascosto nel secondo comma dell’articolo 10 del Regolamento della Camera dei deputati, laddove è sancito che i Questori "sovrintendono alle spese della Camera e predispongono il progetto di bilancio e il conto consuntivo. Sovrintendono inoltre al cerimoniale e al mantenimento dell’ordine nella sede della Camera secondo le disposizioni del Presidente".

Insomma, a Montecitorio di cose concrete si occupano, appunto, i Questori. Ma a "disporre" è il Presidente. E cioè, per la XVIII legislatura, il neo eletto Roberto Fico del Movimento 5 Stelle.

L’incipit regolamentare serve a spiegare perché in questi giorni d’avvio dei lavori parlamentari - a parte il gigantesco tema della formazione del nuovo governo - siano proprio parole, opere e (potenziali) omissioni di Fico a essere al centro delle chiacchiere dei deputati, incuriositi, a volte preoccupati, dall’avvento della sua presidenza. Sarà risparmiosa o pauperista? Schierata o terzista? Legalista o giustizialista?

Tuttavia, la questione è più generale, ed è la seguente: l’esponente dei 5 Stelle davvero ribalterà usi e costumi della Camera oppure arriverà a "svoltare" fino a un certo punto?

Al momento si possono soltanto valutare le parole, in particolare quelle del giorno dell’investitura, con le quali ha annunciato un "taglio ai costi della politica, la centralità dell’Aula e la lotta all’illegalità"; parole tutte condivisibili se garantiscono un rapporto costo-benefici migliore e non un gioco istituzionale al ribasso.

Oltre le promesse

Quanto alle opere, finora si riducono a una, però di grande valore, ovvero la rinuncia all’indennità economica prevista per i presidenti della Camera; e qui Fico è andato persino oltre le promesse in campagna elettorale di Luigi Di Maio, poiché il candidato premier pentastellato mai ne aveva parlato.

Restano quindi da chiarire le potenziali omissioni, che investono la natura del suo ruolo istituzionale. Su La Stampa Mattia Feltri ha bene anticipato il tema in forma di commento.

In sintesi: il presidente della Camera rappresenta tutti noi cittadini, che componiamo lo Stato. Lo Stato va difeso da ogni possibile nemico. E siccome il mondo è pieno di matti (oltre che di mafiosi e terroristi), va difeso anche Fico.

Il quale, per ciò che rappresenta, deve decidersi a omettere la sua storica battaglia contro le auto blu (non tutte, ovviamente, soltanto quelle che trasportano le figure istituzionali e le loro scorte).

Per dirla in modo netto: è impensabile che il presidente della Camera, chiunque esso sia, salga su un autobus per spostarsi da un luogo all’altro, com’è avvenuto martedì 26 marzo.

Il problema non è nemmeno se prende un pullman invece che un taxi per ragioni altamente simboliche (reclamano i suoi sostenitori) o biecamente propagandistiche (denunciano gli avversari).

Per ragioni di sicurezza lo Stato non viaggia sui mezzi pubblici. Punto e basta.

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