Riforme: il no dell'opposizione, la difficoltà del Pd

Minoranze via dall'aula durante i lavori sulle riforme. Renzi: "Meglio votare con gli altri ma andiamo avanti comunque". È il caos

Riforme: Camera, banchi opposizione tutti vuoti

Tutti vuoti nell'Aula della Camera i banchi dell'opposizione durante i lavori per le riforme costituzionali, Roma, 13 Febbraio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Redazione

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Sembra una commedia. Anzi, una tragedia. Ma non siamo al teatro. Bensì nell'Aula della Camera dove tutti i banchi dell'opposizione alle 16 del pomeriggio di ieri si sono svuotati: un solo deputato per ciascun gruppo parlamentare. È il risultato della due giorni di tirata in aula per le riforme costituzionali. Forza Italia, M5S, Lega, Sel, Fdi e Alternativa Libera hanno deciso di non partecipare ai lavori. Di più: Fi, Lega, M5S e Sel saliranno al Colle martedi', convinti che il governo stia portando il Paese verso una deriva autoritaria. Mentre il PD è andato avanti comunque.

Tutti (per ora) tranne Stefano Fassina e Pippo Civati che non parteciperanno alle votazioni sulle riforme dopo l'Aventino delle opposizioni. "Il fatto politico che si è verificato è gravissimo. Chiedo al Pd ed al governo di fermare i nostri lavori" ha detto Fassina a cui si è associato Pippo Civati. "Se gli altri votano, bene" avrebbe detto il presidente del consiglio Matteo Renzi ai deputati del Pd. "Altrimenti il Pd va avanti anche da solo". Renzi ha quindi confermato la road map tracciata: sabato terminerà il voto degli emendamenti da parte dell'Aula di Montecitorio e il voto finale ci sarà a marzo. Verrà sottoposta a referendum. Un nuovo banco di prova (secondo Renzi).

 

Democrazia sì o no

Tutto è iniziato dal M5S che già nella tarda mattinata di ieri aveva comunicato che avrebbe abbandonato l'aula della Camera sul Ddl riforme. Il motivo: non c'è stata alcuna apertura da parte del Pd alle richieste M5S. "Non parteciperemo ai voti sulle riforme - ha detto la deputata del Movimento Francesca Businarolo - se le votino da soli, è uno smacco per la democrazia". Il Movimento infatti punta, tra l'altro, alla modifica delle norme sui referendum popolari, chiedendo in particolare il quorum "zero". Oggi la politica non è più "sangue e merda"- attacca Beppe Grillo - ma solo merda".

Renzi, dicono all'unisono Fi-Lega-Sel in una conferenza stampa congiunta, è "un bullo" e "gli faremo vedere - minaccia il capogruppo azzurro Renato Brunetta - i sorci verdi". La scelta di abbandonare i lavori parlamentari, provano però a chiarire i grillini (che scelgono di non unirsi alle altre opposizioni) non vuole dire gettare la spugna: "Usciamo dall'Aula - dice il deputato M5S Riccardo Fraccaro - ma non dal Paese. Continueremo a lottare". Tensioni che si aggiungono a quelle interne ai partiti.

Forza Italia, che nel giro di 10 giorni è passata dal sostegno delle riforme a un'opposizione determinata, continua a essere attraversata dalle polemiche fra fittiani e berlusconiani così' come il Pd si ritrova ancora una volta diviso con le minoranza Pd che vorrebbero che il premier facesse un gesto distensivo nei confronti delle opposizioni. "Se il governo pretende di avere il dominio - è il ragionamento di Pier Luigi Bersani all'assemblea del gruppo della sera - finisce" in rissa".

La convinzione è che sarebbe opportuno un nuovo tentativo di mediazione "nel rispetto dei tempi" per cercare di riportare tutti in Aula e affrontare cosi' insieme un dibattito importante come quello sulla Costituzione. Più tranchant ancora Stefano Fassina e Beppe Civati che, dopo la scelta di lasciare i lavori da parte dei gruppi parlamentari di minoranza, annunciano di essere pronti a non partecipare al voto sulle riforme. Ma il premier non appare intenzionato a mollare e, al contrario, proprio per sancire la linea della fermezza sarebbe determinato a mettere ai voti la relazione che impegna i deputati Dem a chiudere l'iter delle riforme.

Renzi deciso ad andare avanti

"Non mi sono fatto ricattare da Berlusconi sul presidente della Repubblica, non mi farò ricattare da Grillo sulla riforma della Costituzione" ha detto Renzi ai deputati del Pd in assemblea. "Il Parlamento è di fronte ad un bivio. Non accettiamo lezioni di onestà da nessuno... I parlamentari - ha aggiunto Renzi - non sono follower. Sono uomini politici che dovranno prendere decisioni importantissime nei prossimi mesi, dare all'Italia le riforme che merita e che aspetta da tempo... Se la minaccia è "ve la votate da soli" è un problema loro. Se passa la logica per cui l'ostruzionismo blocca il diritto e dovere della maggioranza di fare le riforme è la fine".


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