Politica

Riforme costituzionali: perché Renzi ha anticipato i tempi

È la resa dei conti per la minoranza del PD. E la riforma delle unioni civili, rischia di slittare. Ma ora la partita è in mano al Presidente Grasso

Boschi Renzi

Sara Dellabella

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Le riforme segnano la resa dei conti all'interno del PD. Il Premier Renzi ha segnato un cambio di passo nell'agenda del Senato. Subito in Aula e convocazione della Direzione del partito. Una assemblea quella del Nazareno volta a serrare le fila, costringendo ancora di più all'angolo i membri della minoranza che minacciano di far mancare il sostegno al voto per le riforme.

Federico Fornaro, senatore della minoranza non esita a definirla una "prova muscolare" che però tradisce le promesse del neo premier Renzi che, durante il discorso di fiducia al Senato, aveva promesso di superare le spaccature del passato nel percorso delle riforme. Ed invece, ci risiamo.

Uno strappo quello voluto da Renzi e Boschi dettato anche dalla sicurezza dei numeri. Da settimane è in corso un pressing per far confluire i voti di Verdini e del gruppo misto nei si alla riforma, così da portare l'asticella del voto sopra i 157 voti necessari alla maggioranza, anche in assenza dei 27 dissidenti del PD. La partita tra maggioranza e minoranza interna al Pd, ora è in mano al Presidente del Senato Grasso, da settimane sotto pressione, che potrebbe aprire all'emendabilità dei singoli articoli, compreso il numero 2, quello della discordia.

Oggi, Matteo Renzi paventa sicurezza sull'ipotesi: "Se il presidente del Senato riapre la questione dell'articolo 2 ascolteremo le motivazioni per cui ha riaperto e decideremo di conseguenza", ricordando però che nel 2016 gli italiani saranno chiamati al referendum costituzionale, come a ribadire che c'è un calendario da rispettare.

Ma c'è anche un'altra questione su cui Renzi si gioca la faccia e che lo induce a sbrigarsi: le unioni civili. Se le riforme dovessero slittare oltre il 15 ottobre non ci sarebbe più tempo per votare in prima lettura il ddl Cirinnà. Le associazioni Lgbt sono già pronte ad alzare la polemica contro l'ulteriore rimando e la promessa tradita di arrivare alla legge definitiva ento il 2015.

Insomma il calendario è fitto di promesse ed il premier non ha intenzione di perdere tempo.

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